Migrazioni e persecuzioni le prime riflessioni dei vescovi europei

Share on FacebookTweet about this on TwitterShare on Google+Print this page

VescoviGianni Borsa e Daniele Rocchi

Beati quelli che hanno fame e sete della giustizia, perché saranno saziati… Beati i perseguitati per causa della giustizia, perché di essi è il regno dei cieli. Beati voi quando vi insulteranno, vi perseguiteranno e, mentendo, diranno ogni sorta di male contro di voi per causa mia”. Sono risuonate forti le Beatitudini, ieri (11 settembre), a Korazim, nella Domus Galilaeae, centro internazionale gestito dal Cammino Neocatecumenale situata sulle rive del lago di Tiberiade, dove vescovi e cardinali presidenti di 35 Conferenze episcopali, rappresentanti 45 Paesi europei si sono riuniti (fino al 16) per la loro assemblea annuale. Un evento eccezionale perché è la prima volta nella storia del Consiglio delle Conferenze episcopali d’Europa (Ccee) che una plenaria si svolge nella terra dove è nato il cristianesimo. Nella sommità del Monte delle Beatitudini, dove Cristo istituì i Dodici e pronunciò il Sermone, i vescovi e cardinali presidenti sono giunti, come detto dal cardinale Péter Erdõ, arcivescovo di Esztergom-Budapest (Ungheria) e presidente del Ccee, “per riscoprire la sorgente della nostra identità come popolo di Dio e della nostra missione come successori degli apostoli, inviati a testimoniare l’incontro con il volto della misericordia del Padre che è Gesù stesso”.

Beati quelli che hanno fame e sete della giustizia… I primi spunti di riflessione per i vescovi europei sono arrivati dal cardinale Marc Ouellet, prefetto della Congregazione per i vescovi, che ha parlato di migrazioni e della persecuzione dei cristiani in Medio Oriente e in altre parti del mondo, ricordando quella fame e sete di giustizia che muovono grandi masse migratorie. “Il nostro incontro – ha detto – avviene in un momento storico molto difficile e delicato. Di giorno in giorno, aumentano i flussi migratori dai Paesi del Mediterraneo meridionale e orientale (in particolare da Africa e Medio Oriente) verso i Paesi dell’Unione europea. Fame, guerre, povertà, assenza di diritti, persecuzione religiosa sono le cause che spingono molti a migrare in condizioni disumane”. Lo stesso Papa Francesco, ha ricordato il prefetto, “ha più volte denunciato la persecuzione dei cristiani in Medio Oriente e in altre parti del mondo. Non meno accorato, è l’appello e i richiami per porre fine alle condizioni disumane che spingono migliaia di uomini, donne e bambini a lasciare le loro terre”. “Di fronte a un tale fenomeno epocale – ha proseguito il porporato – anche le comunità ecclesiali europee non possono rimanere inermi spettatrici. In questa Terra, infatti, abbiamo le nostre radici. I cristiani di qui, i loro tesori di spiritualità come pure le sfide che li investono, ci appartengono e costituiscono un’indubbia provocazione riguardo alla presenza profetica e caritativa delle comunità cristiane in Europa”.

Beati voi quando vi insulteranno, vi perseguiteranno… Sulle persecuzioni e le migrazioni si è soffermato anche il patriarca latino di Gerusalemme, Fouad Twal dal quale sono arrivate critiche all’Ue. “L’Europa – ha affermato – non sa ancora che linea adottare, si mostra divisa e pensa di proteggersi da questo fenomeno con muri di filo spinato, dividendo, in tale modo, un’Europa unita”. “I migranti e i rifugiati che bussano alle nostre porte in cerca di pace, di lavoro e di una dignitosa qualità di vita – ha dichiarato il patriarca – sono tra i più poveri e tutte le nostre Chiese ne fanno quotidiana esperienza”. Come in Giordania, dove la Chiesa e i fedeli “sono stati sommersi dall’arrivo in massa dei rifugiati siriani e iracheni”. Purtroppo, ha detto Twal, “alla gioia e all’entusiasmo dell’accoglienza iniziale, segue oggi una certa stanchezza da parte dei fedeli che accolgono offrendo il loro aiuto, da parte della Chiesa che ha messo a disposizione scuole e spazi abitativi in ogni genere di strutture e da parte dei rifugiati stessi che non vedono vie di uscita”. Il migrante, ha poi ricordato il patriarca, “non è un nemico da combattere, un invasore da cui proteggersi, un problema da risolvere. Il migrante è una persona concreta con una sua dignità da tutelare”. La risposta al fenomeno migratorio per Twal sta “nella globalizzazione della solidarietà” e nella “fantasia della carità”. Chiudendo il suo intervento il patriarca ha esortato i vescovi e cardinali presenti, una volta rientrati a casa, a “parlare di tutto questo ai fedeli per seminare nei loro cuori un amore più forte per la Terra Santa”. Un invito rilanciato anche dal segretario di Stato vaticano, card. Pietro Parolin, che in un messaggio all’assemblea letto dal segretario generale del Ccee, mons. Duarte da Cunha, ha voluto incoraggiare i presidenti delle Conferenze episcopali europee “a proseguire l’importante opera svolta e suscitare nelle comunità ecclesiali un fervido impegno per far sperimentare a tutti la presenza viva di Cristo nella società, testimoniando il vangelo della vita”. Poco prima monsignor Giuseppe Lazzarotto, nunzio in Israele e delegato apostolico in Gerusalemme e Palestina, aveva recapitato al cardinale Erdõ il saluto di Papa Francesco che ha affidato alle preghiere dell’assemblea il prossimo Sinodo Generale, perché “la Chiesa possa rispondere con sempre maggiore urgenza e generosità ai bisogni della famiglia”.

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *