Il Parlamento inglese sbarra la strada al suicidio assistito

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inghilterraDi Maria Chiara Biagioni

Il Parlamento inglese ha detto no ad un progetto di legge che avrebbe condotto l’Inghilterra e il Galles ad un passo verso l’eutanasia. C’era dunque molta attesa ieri pomeriggio e l’esito del dibattito parlamentare è stato a dir poco schiacciante: con 330 voti contrari e 118 favorevoli, i parlamentari hanno rigettato il progetto di legge sul suicidio assistito – “Assisted Dying No. 2 Bill” – presentato dal deputato laburista Rob Marris. Il progetto mirava a rendere possibile, per i malati terminali adulti che hanno un’aspettativa di vita inferiore ai sei mesi, la scelta di porre fine alla propria esistenza con una specifica assistenza medica. La proposta intendeva infatti dare per legge il permesso ai medici di iniettare farmaci letali ai pazienti terminali per portarli al suicidio.

Dal 1997 è la terza volta che la presentazione di un progetto di legge sul suicidio assistito fallisce.All’iniziativa di Rob Marris ha inferto un colpo mortale il primo ministro in persona David Cameron, quando ieri mattina Downing Street ha confermato che il premier era fermamente contrario al progetto di legge. Un portavoce ha detto: “Le posizioni del primo ministro sono chiare su questo tema. Lui non è convinto che debbano essere presi ulteriori passi e non è a favore di un approccio che ci porterebbe più vicini all’eutanasia”. In aula c’è stato un dibattito appassionato e intelligente durante il quale i parlamentari di tutti i partiti e da entrambe le parti hanno espresso le proprie considerazioni sulle implicazioni della legislazione proposta. Molti hanno ammesso di non essere sicuri del loro voto e alcuni hanno detto di aver cambiato idea, almeno una volta, nel periodo precedente. Sarah Wollaston, deputato conservatore, ha chiesto alla Camera: “Che cosa si intende per intollerabile sofferenza? La definizione potrebbe facilmente essere estesa al di là della malattia terminale e raggiungere anche le persone che soffrono di depressione?”. E Fiona Bruce, deputato conservatore, si è rivolta ai parlamentari con queste parole: “Siamo qui per proteggere i più vulnerabili nella nostra società, non per legiferare di ucciderli”. Paul Flynn, deputato laburista, ha invece parlato a favore del disegno di legge e ha letto la lettera di un uomo anziano seduto accanto alla moglie che gli chiedeva di aiutarla a morire. Il dibattito ha poi commosso fino alle lacrime i parlamentari quando un deputato ha raccontano la storia della lunga battaglia di suo marito con la malattia terminale. I parlamentari si sono quindi confrontati su storie di vita reali fino a che hanno deciso di votare contro la proposta di legge o per dirla con le parole di Philippa Whitford: “Penso che dovremmo votare per la vita e la dignità e non per la morte”.

La questione è stata seguita con grande interesse dalle Chiese cattolica e anglicana. In una nota, monsignorPeter Smith, arcivescovo di Southwark e responsabile del Dipartimento per la responsabilità cristiana e la cittadinanza, ha immediatamente espresso soddisfazione per la mancata approvazione del progetto di legge, ricordando i “gravi rischi che questo disegno di legge avrebbe rappresentato per la vita delle persone più vulnerabili della nostra società”. Ed ha aggiunto: “C’è una pratica nelle cure palliative che è eccellente, e che dobbiamo riconoscere e promuovere. Ora spero che il dibattito sul suicidio assistito che ci lasciamo alle spalle, diventi un punto di riferimento per l’azione politica”. Sulla stessa lunghezza d’onda anche la Chiesa anglicana. James Newcome, vescovo di Carlisle e responsabile per le questioni relative alla sanità, ha detto: “Ci rincuora che i parlamentari hanno deciso di non cambiare la legge sul suicidio assistito. Crediamo che le proposte contenute nel disegno di legge avrebbero esposto le persone già vulnerabili a un aumento del rischio. Il voto alla Camera dei Comuni manda un segnale forte: il giusto approccio verso il sostegno ai malati terminali è quello di offrire sostegno e accompagnamento attraverso una migliore pratica delle cure palliative. Crediamo che dobbiamo raddoppiare i nostri sforzi su questo fronte”.

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