Sorelle Clarisse: è ora di passare “dalla teoria alla pratica”

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CaritasDIOCESI – Lectio delle Sorelle Clarisse del Monastero Santa Speranza sulle letture di domenica 14 settembre.

«Il Signore Dio mi ha aperto l’orecchio e io non ho opposto resistenza, non mi sono tirato indietro»: la liturgia della Parola della 24^ domenica comincia così, con questo versetto tratto dal libro del profeta Isaia (50,5) che potrebbe sembrare il seguito del vangelo di domenica scorsa, la guarigione del sordomuto.

È interessante leggere anche il versetto precedente, con cui inizia il terzo canto del Servo del Signore: Il Signore mi ha dato una lingua da discepolo, perché io sappia indirizzare una parola allo sfiduciato. Ogni mattina fa’ attento il mio orecchio perché io ascolti come i discepoli (v. 4).
Il profeta parla di sé come di un discepolo che riceve quotidianamente una Parola per poi tradurla in termini di conforto e di speranza allo sfiduciato.

Non opporre resistenza a Dio e alla sua Parola porterà il discepolo ad affrontare una sofferenza ingiusta e infamante (ho presentato il dorso ai flagellatori … v.6), avendo al proprio fianco solo Dio (v.9).
Altra lettura, altri discepoli, quelli di Gesù, che, nel vangelo, accompagnano il Maestro di nuovo in una località pagana, Cesarea di Filippo, chiamata così proprio perché Erode Filippo, ricostruendola, vi aveva edificato un tempio in onore di Cesare Augusto. «La gente chi dice che io sia?»; «Giovanni il Battista; altri dicono Elia e altri uno dei profeti». «Ma voi chi dite che io sia?», e Pietro gli risponde «Tu sei il Cristo».

La risposta di Pietro è esatta, ma anche la prima non è sbagliata! Sì, perché Gesù è veramente il Cristo, il Messia atteso, il Profeta degli ultimi tempi, ma ciò che svelerà la sua identità non saranno i discorsi o i miracoli, che, pure, ci hanno “fatto attento l’orecchio”: la verità e la missione del Cristo saranno pienamente svelati dalla sua Passione Morte e Resurrezione.
Nella sofferenza e nella morte, Gesù condividerà il destino dei Profeti, compreso Giovanni Battista, e con la sua Resurrezione darà compimento alla loro speranza.
E i discepoli? «Dietro a me», sulla via della croce e del rinnegamento di se stessi, senza opporre resistenza, senza tenersi stretta quella vita che, se non sarà completamente “perduta” per Dio e per il Vangelo, si cambierà in morte, già in questa vita, e non risorgerà alla vita eterna.

Siamo a metà del vangelo di Marco ed è ora di passare “dalla teoria alla pratica”, come ci dice anche S. Giacomo nella 2^ lettura: «A che serve, fratelli miei, se uno dice di avere la fede, ma non ha le opere? Quella fede può forse salvarlo?».

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