Si può morire a 17 anni, uccisi da colpi di pistola?

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NapoliLa risposta, purtroppo, è sì! È successo a Napoli, nel Rione Sanità, davanti alla chiesa San Vincenzo, nella notte tra sabato e domenica. Solo qualche ora prima, a Ponticelli, altro quartiere a rischio di Napoli, era stato ammazzato un trentenne. Sono solo gli ultimi episodi di una Napoli sempre più violenta e macchiata di sangue. La domanda nasce, allora, spontanea: è ricominciata una guerra di camorra nel capoluogo partenopeo? L’interrogativo è inquietante, soprattutto, perché sempre più spesso protagonisti – vittime e carnefici – di questa recrudescenza di violenza e morte sono giovanissimi, addirittura adolescenti. È in crescita, infatti, il fenomeno delle baby gang che stanno terrorizzando mezza città. Ma qui parliamo non solo di furti, rapine, taglieggiamenti. Oramai, spesso resta qualche morto a terra.
Secondo il rapporto 2015 della Procura nazionale antimafia, “la caratteristica propensione delle aggregazioni camorristiche alla contrapposizione” è resa ancor più preoccupante dalle “nuove leve che scontano inevitabilmente una non ancora compiuta strategia criminale”. Si sparano addosso senza pensarci due volte, ragazzi contro ragazzi. Si tratta, secondo la Procura, di “killer giovanissimi che si caratterizzano per la particolare ferocia, che si esprimono e agiscono al di fuori di ogni regola”. Siamo, dunque, di fronte a una guerra tra adolescenti, legati alla camorra, ma senza una “precisa strategia criminale”? La questione non è da poco.
Sembra, quasi, che non ci sia limite al peggio. Ma è possibile che Napoli debba essere sempre alla ribalta per fatti di cronaca nera? Possibile che si parli sempre e solo di un nuovo inizio, ma per qualcosa di negativo? Siamo ancora all’anticamera della morte? Quando sarà tempo, anche per Napoli, di parlare di risurrezione? Certamente, quello di cui non ha bisogno Napoli è di retorica, in bene e in male. Napoli non è una cartolina, è una città viva e generosa, che deve trovare in sé gli anticorpi per reagire al cancro che la divora dall’interno. Il cardinale Crescenzio Sepe non smette mai di richiamare tutti all’impegno e alla responsabilità. Partendo dall’educazione e dal lavoro. Forse, se ognuno facesse la sua parte, ma davvero, non staremmo tanto spesso a contare morti e feriti.

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