“Scuole sicure”: 690 cantieri già aperti e altri 113 in arrivo

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ScuolaDi Luigi Crimella

Non c’è ancora la “sicurezza totale”, ma almeno ci sono gli elementi per conoscere con buona approssimazione lo stato delle scuole del nostro Paese, il grado di manutenzione e rifacimento a cui verranno sottoposte, il rischio di incendi o di inadeguatezza strutturale o sismica, gli interventi di ammodernamento previsti. Stiamo parlando del progetto “Italia Sicura”, varato dal governo Renzi e al cui interno ci sono le sezioni “Scuole nuove”, “Scuole sicure”, “Scuole sostenibili”, “Scuole belle”. La fotografia del patrimonio di edilizia scolastica in Italia è corposa: abbiamo in tutto 42.292 istituti scolastici censiti, dei quali 33.825 “attivi” cioè utilizzati come tali e 8.450 inutilizzati (a proposito: perché non usarne qualcuno per l’accoglienza ai migranti e profughi, vista l’emergenza in corso?). I numeri sono rilevanti anche se gli edifici appaiono “vecchi”: ben il 55% di loro risale a prima del 1976, cioè hanno oltre 40 anni di costruzione. Risulta poi che il 51% non dispone di certificato di collaudo, il 45% non ha quello di agibilità, tre su quattro potrebbero essere a rischio incendio. E se vogliamo farci ancora del male, bisogna aggiungere che dei 42mila edifici, ben 24mila si trovano in zone sismiche e 7.100 sono sottoposti a “rischio geologico”. Questi ultimi due aspetti (terremoti e terreni franosi) sono stati evidenziati dal Consiglio nazionale dei geologi che hanno ricordato come nell’ultimo anno siano state colpite da eventi di dissesto, anche gravi, regioni quali Liguria, Piemonte, Toscana, Veneto, Campania, Lombardia e Sicilia. Eppure la ministra Stefania Giannini parla di “100% di sicurezza”, forte dei lavori di messa in sicurezza avviati e dei fondi già stanziati.

Tra miliardi stanziati e denunce di strutture fatiscenti.
Avviene così che, mentre “Cittadinanzattiva” denuncia che quattro scuole su dieci hanno una manutenzione carente, sette su dieci presentano lesioni strutturali, indicando 213 edifici di 14 Regioni particolarmente a rischio, e ricordando che nell’ultimo anno ci sono stati ben 36 casi di distacchi di intonaci o di soffitti, con 766 incidenti accertati nelle scuole e un centinaio di ricoveri di studenti e personale in ospedale per cure, il governo tira dritto, “forte” delle risorse e dell’apparato organizzativo approntato. La cifra dei 3,5 miliardi di euro stanziati – dice la ministra – “per abbellire, riqualificare e costruire scuole innovative”, effettivamente è notevole e non tarderà a dare i suoi effetti. Il 7 agosto scorso, mentre gli italiani erano già (quasi) tutti in ferie, la ministra Giannini ha tra l’altro firmato due decreti: il primo di 40 milioni di euro per le indagini diagnostiche sui solai di circa 7 mila scuole a rischio; il secondo di 300 milioni di euro per la costruzione di scuole innovative, prevedendone almeno una per regione, che faccia da capofila di una nuova edilizia scolastica sostenibile, ecologica e funzionale. Ma in quell’occasione agostana la ministra ha anche fatto un altro annuncio: quello dell’imminente investimento di altri 23 milioni di euro per l’avvio di ulteriori 113 nuovi cantieri del programma “Scuole sicure”, che andranno ad aggiungersi ai 690 cantieri già avviati. Insomma, uno sforzo notevole.

I 2.020 progetti di ristrutturazione.
Naturalmente, i cittadini si chiedono come fare a seguire questo grosso “cantiere scolastico” che in tutte le regioni sta procedendo (più o meno alacremente), specie per l’aspetto critico della messa in sicurezza degli edifici. In questo caso l’aiuto viene dalla rete internet: il sito http://italiasicura.governo.it/ offre dati sintetici sui lavori svolti o in corso. Scopriamo così che al 1 febbraio 2015 sono stati 6001 gli interventi finanziati, di cui 158 per adeguamento sismico, 3.515 di adeguamento strutturale, 692 per l’ammodernamento e 1.636 di rifacimento e messa in sicurezza. Per i curiosi più attenti e partecipi della vita della propria comunità locale (comune e provincia), nello stesso sito governativo si trova anche la corposa delibera del Comitato interministeriale per la programmazione economica (Cipe) del 30 giugno 2014, nella quale una ad una si trovano le notizie dei lavori necessari per ben 2.020 istituti scolastici, con la località, il nome della scuola, i lavori da eseguire e i fondi stanziati. Curioso che per molti di questi lavori ci sia, con pignola precisione burocratica, la cifra fino ai centesimi (esempio: Itgc Martini di Treviso, euro 128.332,17)! Considerando che le scuole appartengono per il 77% ai comuni, per il 9% alle province (che stanno “scomparendo”), per il 12% ad altri enti pubblici e il 2% di privati, si può immaginare il difficile percorso attuativo dagli appalti all’assegnazione lavori, all’esecuzione e collaudo finale. I tempi previsti per tutta l’operazione “Scuole nuove” e “Scuole sicure” sono di almeno 4 anni. Speriamo non sorgano i tipici italianissimi “intoppi” con conseguente delusione delle attese di milioni di famiglie, che chiedono per i propri figli non solo una “buona scuola”, ma che sia anche “sicura” e possibilmente “bella”.

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