Ristorante Pizzeria “Pepe Nero” di Villa Rosa, “diamo voce ai piccoli imprenditori”

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PepeneroDi Sara De Simplicio

MARTINSICURO – Continua la nostra serie di interviste ai piccoli imprenditori della nostra diocesi Clicca qui per leggere le precedenti

Una posizione strategica e la qualità ad un ottimo prezzo: questo il biglietto da visita del ristorante pizzeria “Pepe Nero”, situato sul lungomare di Villa Rosa, proprio a pochi passi dal mare. Abbiamo rivolto alcune domande al suo proprietario, il signor Claudio, che ci ha parlato a cuore aperto dell’attività che gestisce ormai da alcuni anni.

Da quanto tempo lavora nel settore della ristorazione?E che tipologia di ristorante è il “Pepe Nero”?
Precisamente, lavoro in proprio in questo settore dal 1991; per quanto riguarda il “Pepe nero”, invece, l’ho preso in gestione nel 2006. La struttura già esisteva ma con un arredamento diverso ma io l’ho modificato togliendogli quell’impostazione da ristorante un po’ di nicchia che aveva e, riaprendo la pizzeria, ho preferito dargli uno stampo del tutto diverso. Ho scelto anche di tenere quest’attività aperta solo sei, al massimo sette, mesi l’anno, cioè dal periodo di Pasqua fino ad ottobre. Una scelta dettata da vari fattori: oltre che da un discorso economico, per cui non ho ritenuto conveniente mantenere operativa la struttura nel periodo invernale, in primis la mia è stata un’esigenza fisica e mentale.  Non essendo un’attività a gestione familiare, sento il peso di tutti i compiti sulla mia persona: questo tipo di lavoro ti “divora” per cui è una questione di limiti di resistenza del titolare stesso.

Com’è il bilancio della stagione estiva giunta ormai quasi al termine?
La stagione, fortunatamente, è stata positiva grazie anche al fattore climatico che a Villa rosa, in particolare, ha una grande rilevanza. Infatti mentre per altre località (come ad esempio San Benedetto o anche Alba Adriatica) la gente decide di farsi comunque un giro a prescindere dalla possibilità di andare in spiaggia, per Villa Rosa il discorso è molto diverso: se non puoi andare in spiaggia qui non ci vieni proprio dato che il paese non offre altro. Grazie quindi anche al clima, che ci ha favorito, i risultati sono soddisfacenti.

La crisi ha toccato il vostro settore e il numero dei turisti?
I turisti ci sono stati e ci sono ancora. Bisogna specificare però che qui una grossa fetta dei turisti è rappresentata dai proprietari delle seconde case, in maggioranza ascolani romani e umbri che, di solito, tornano qui in diversi momenti dell’anno, soprattutto in primavera ed estate. La fetta dei turisti degli hotel a noi non ci tocca diciamo, dato che consumano quasi tutto all’interno della struttura nella quale sono ospiti, grazie anche ai vari pacchetti.  La crisi, invece, ci ha toccati e, come in tutti settori, c’è stato un calo nell’entità degli incassi.

Come avete cercato di arginare il trend negativo?
Mi sono inventato un’“abbuffata” a 22 euro, un menu di pesce che con un prezzo ammiccante riesce comunque a soddisfare il palato. Volevo, infatti, lanciare un segnale forte che riuscisse a frenare la crisi del normale lavoro di listino e devo dire che è stato subito un successo. Certo, i margini di guadagno sono sicuramente minori ma ad oggi più di un terzo del lavoro di ristorante è rappresentato da questa “trovata”. Un espediente che mi ha aiutato anche per l’immagine del locale, che è abbastanza grande e nel quale non è sempre facile creare l’effetto “pieno” : l’abbuffata mi ha aiutato sicuramente con i coperti e con la visibilità, evitando così un’emorragia di clienti.

Quali sono i pro e i contro di questo lavoro?
Nell’entusiasmo giovanile di pro ne vedevo tanti: dal contatto con la gente alla passione innanzitutto per la cucina. Si deve, infatti, sottolineare che questo è un lavoro solo per veri appassionati del settore, altrimenti la pagina dei contro diventa insostenibile. Come ho già detto, è un tipo di attività che ti prende tutta la vita, togliendo spazio anche a quella privata: oltre, infatti, ai già estesi orari di apertura, dietro le quinte c’è ancora tanto da fare e di cui occuparsi, senza poi dimenticare che qui si lavora quando gli altri sono in festa: per noi ristoratori non esistono il sabato e la domenica, non c’è Natale né Ferragosto. Solo se ami farlo, riesci a portarlo avanti.  Inoltre, negli ultimi anni anche stare a contatto con la gente è diventato un po’ più difficile perché la clientela è sempre più esigente: soprattutto in seguito al proliferare di programmi di cucina in tv, sembrano essere diventati tutti critici culinari. Purtroppo da qualche anno a questa parte è raro trovare un cliente pienamente soddisfatto per cui anche quello che inizialmente era un lato piacevole a volte oggi è psicologicamente logorante.

Che consiglio darebbe a chi desidera “buttarsi” in questo settore?
Direi quello che dico anche a chi viene nel mio ristorante a cercare lavoro: ci vuole passione, tanta passione. Questo vale soprattutto per chi vuole aprire un’attività in proprio: tanti sono infatti gli esempi in questo senso e tanti le situazioni di cambio repentino di gestione o di chiusura improvvisa. Se all’inizio può sembrare, infatti, un’avventura tutta “rosa e fiori”, a lungo andare poi si scopre che non è così e se si è motivati unicamente dalla ricerca di un ritorno economico, riuscire a resistere a lungo sarà molto, molto difficile.

 

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