Una mano tesa da Tirana al mondo in fuga

Share on FacebookTweet about this on TwitterShare on Google+Print this page

Sant'EgidioDi Maria Chiara Biagioni

Muri e fili spinati non servono per fermare il grande esodo dei profughi in cerca di un rifugio di pace in Europa. Anzi, è una vera e propria forma di violenza respingerli indietro, chiudendo ogni possibilità di un futuro migliore. È un coro unanime quello che si alza a Tirana dai leader religiosi e politici riuniti per la 28ma edizione dell’Incontro internazionale promosso dalla Comunità di Sant’Egidio nello “spirito di Assisi”. Riecheggiano ancora forti le immagini del piccolo bimbo siriano ritrovato privo di vita su una spiaggia turca. Sono immagini che manifestano in tutta la loro crudeltà l’orrore di un’Europa che non ha saputo tendere la mano. Ma la storia – dice Andrea Riccardi, fondatore della Comunità di Sant’Egidio aprendo l’incontro di Tirana – è “piena di sorprese” e l’applauso dei tedeschi in arrivo dei profughi alla stazione di Monaco è il segno che gli europei sono ancora capaci di andare “incontro ai rifugiati nonostante i muri e le proteste populiste”. E liberi “dalla paura”, “si sono mossi verso gente che non conosceva e anzi veniva presentata come invasore”. È questa l’Europa che i 400 leader religiosi e politici vogliono costruire nello “spirito di Assisi”.

Migliaia di persone, in gran parte dall’Europa, sono giunte nella capitale albanese per partecipare all’incontro della Sant’Egidio che quest’anno ha scelto come titolo: “La pace è sempre possibile”. Per due giorni, prenderanno parte alle 27 tavole rotonde previste sui grandi temi dell’attualità: dalle minacce della pace in Iraq e Siria, alle sfide dell’ambiente, al ruolo delle religioni. Ma è il silenzioso e disperato camminare degli uomini e delle donne per le frontiere europee a scuotere le coscienze. È Papa Francesco a lanciare il primo monito. Nel suo messaggio ai partecipanti, scrive: “È violenza anche alzare muri e barriere per bloccare chi cerca un luogo di pace. È violenza respingere indietro chi fugge da condizioni disumane nella speranza di un futuro migliore. È violenza scartare bambini e anziani dalla società e dalla stessa vita! È violenza allargare il fossato tra chi spreca il superfluo e chi manca del necessario!”. Ma il Papa non è solo: gli fa eco il presidente della Repubblica italiana Sergio Mattarella. Le guerre in atto in Iraq e Siria lambiscono i nostri confini, provocando ondate di profughi che bussano alle porte dei Paesi occidentali. L’Europa non può guardare a questo spettacolo di dolore con indifferenza né “la risposta delle nazioni democratiche” può essere “la chiusura e l’arroccamento” perché “i muri e i fili spinati non fermeranno il divampare degli incendi”. La soluzione – esorta Mattarella – è porsi “alla guida dei processi mondiali” ma per farlo “serve un’intelligente, lungimirante, coraggiosa azione politica. Che coniughi dialogo, sviluppo, integrazione e sicurezza per i cittadini”.

Non c’è spazio a Tirana per chi grida all’invasione. Né per chi si è rassegnato alla guerra. Anzi forte è la denuncia per il “fallimento” della comunità internazionale. L’esempio che fa Riccardi è quello della Siria: “Da più di quattro anni muore ogni giorno sotto i colpi di una guerra terribile. Mi chiedo: dove sta un movimento per la pace in Siria? Dove nei Paesi arabi? Dove in Europa? Dove nel Mediterraneo?”. Se i siriani, come altri rifugiati per la guerra o per i disastri ambientali, lasciano le loro terre, “chi ha diritto di fermarli?”. “Solo una riconquistata pace in Siria e in Iraq potrà farli restare nella loro terra”. Toccante la testimonianza del patriarca di Babilonia dei Caldei, in Iraq, Louis Raphael I Sako. “La violenza che sta scuotendo l’Iraq, la Siria e il Medio Oriente è uno choc. Uno choc per i nostri Paesi, ma anche un trauma per il mondo intero. L’umanità non può accontentarsi di restare a guardare”.

E proprio per non restare a guardare, che all’Angelus di domenica papa Francesco ha lanciato un accorato appello affinché “ogni parrocchia, ogni comunità religiosa, ogni monastero, ogni santuario d’Europa ospiti una famiglia, incominciando dalla mia diocesi di Roma”. La proposta è accolta immediatamente dalla Comunità di Sant’Egidio che propone al governo italiano e all’Europa d’introdurre nei sistemi legislativi europei lo strumento della “sponsorship” che permette a cittadini europei, ad associazioni, parrocchie e organizzazioni varie della società civile, di farsi garanti dell’accoglienza. Ma il patriarca Sako avverte: si tratta, comunque, di una “soluzione parziale”. “È triste, è veramente triste vedere queste persone lasciare tutto per trovare un rifugio”. Le Chiese cristiane del Medio Oriente si rifiutano di pensare alla sparizione dei cristiani dalle loro terre come a un ineluttabile destino. Per questo il patriarca invoca piuttosto “una soluzione politica” capace di avviare un processo di pace in Siria e Iraq. “Sono i loro Paesi – dice il patriarca -. Dove possono andare? Queste famiglie si ritrovano qui in Europa isolate. Quanti sono morti per raggiungerla e perché? Se la pace è possibile, perché non costruirla?”.

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *