Secondo incontro a Loreto dei delegati diocesani al Convegno di Firenze 2015

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UNITALSI (8)Di Sauro Brandoni

MARCHE – Gli 87 rappresentanti  delle 13 diocesi delle Marche delegati a partecipare al 5° Convegno nazionale ecclesiale di Firenze 2015 (9-13 novembre) torneranno a riunirsi a Loreto presso la sede del Centro per la Pastorale giovanile “Giovanni Paolo II” dopo il primo incontro tenutosi a Colle Ameno di Ancona il 20 giugno scorso. All’assemblea parteciperanno anche i membri del Servizio per l’attuazione del 2° Convegno ecclesiale Marchigiano (SeRAC), della Commissione regionale per il laicato, della Consulta regionale di Associazioni e movimenti e dell’Ufficio Regionale per la Famiglia.

Come ha spiegato il Vescovo di Camerino-San Severino mons. Francesco Giovanni Brugnaro, incaricato dalla Conferenza Episcopale Marchigiana di coordinare il percorso partecipativo verso Firenze, si tratta, in questo secondo appuntamento, di preparare la presenza e il contributo dei cattolici marchigiani all’impegnativo tema al centro del grande evento: “In Gesù Cristo il nuovo umanesimo”. Da molti luoghi delle 13 diocesi della regione sono già stati inviati, come richiesto dal comitato preparatorio, materiali che descrivono concrete esperienze di azioni e iniziative di umanesimo  cristiano intraprese dalle Chiese locali nelle proprie comunità per curare le ferite prodotte da una società immersa in una globalizzazione sempre più indifferente ai bisogni degli uomini e delle donne del nostro tempo. Gesù – ha inoltre sottolineato il Vescovo – è venuto per lottare in favore dell’uomo, per umanizzarlo restituendogli  autentica libertà. Il confronto è articolato in gruppi di lavoro secondo le cinque vie di umanizzazione identificate in cinque verbi: uscire, annunciare, abitare, educare, trasfigurare. La scelta di premettere ad ogni verbo uno specifico brano biblico aiuterà lo sforzo di comprensione per un nuovo umanesimo. Dobbiamo esaminare Gesù Cristo come Salvatore che ha qualcosa da dire a tutti. Per questo è importante avvicinare e coinvolgere i mondi esterni alla Chiesa nella speranza che ritornino a fare riferimento a Cristo.

Sia i Consigli Pastorali che gli stessi delegati che hanno affrontato i temi in vista di Firenze hanno potuto giovarsi, oltre che della Traccia predisposta dal comitato preparatorio nazionale anche dell’esperienza biennale vissuta con il 2° Convegno ecclesiale marchigiano di Loreto (novembre 2013) e il successivo post convegno che ha approfondito i risultati scaturiti dal primo evento alla luce dell’Evangelii Gaudium. I 13 Vescovi delle Marche hanno poi  inviato a tutti i cristiani della regione un primo messaggio nell’occasione del Natale 2014 e successivamente (giugno 2015)  una lettera pastorale ai Consigli diocesani e parrocchiali sulla Famiglia “cuore” della evangelizzazione.

Nella prima riunione dei delegati a Colle Ameno di Ancona si è sviluppato un impegnativo  e approfondito confronto nei cinque gruppi di lavoro sintetizzato in altrettanti documenti che costituiranno la base di discussione del 26 settembre a Loreto.

Riflessioni e suggerimenti su come interpretare le cinque vie di Firenze sono giunti dal segretario generale della CEI mons. Nunzio Galantino, intervistato da Avvenire per fare il punto sulla preparazione del Convegno di Firenze. Sono cinque percorsi – ha affermato  il presule – attraverso i quali la Chiesa italiana può prendere tutto ciò che viene dall’EG e farlo diventare vita. Una Chiesa che esce inizia a pensare che non esiste solo il proprio pulpito ma anche quello della strada. E l’incontro deve avvenire con lo stile di Gesù, cioè la misericordia che accoglie tutti e li incoraggia a vivere secondo la vita buona del Vangelo.  Ciò vale anche per l’annunciare. Dobbiamo capire come farlo in un contesto che è ormai marcatamente pluriculturale e plurireligioso. Abitare è un verbo che si connota indubbiamente come politico, perché ci consente di analizzare la condizione reale del nostro Paese. Come possiamo esercitare una responsabilità cristianamente ispirata nella città degli uomini senza finire organici o subalterni al potere e ai poteri? Non tocca ai vescovi intervenire nelle scelte politiche, ma ai laici sì, nuovamente, con una nuova maturità, preparazione, consapevolezza, responsabilità e libertà. L’educazione resta una vera e propria emergenza, perché la cultura si vuole affrancare in modo disinvolto da qualsiasi tradizione e da valori da essa veicolati. Infine il trasfigurare, che significa un impegno a realizzarlo verso se stessi e gli altri alla luce del Vangelo. Vita liturgica e sacramentale, preghiera e conversione, fede e carità trasformano le nostre comunità cristiane, le liberano da molte situazioni di infedeltà (si pensi al carrierismo ecclesiastico). No a una Chiesa autocelebrativa, sì a una Chiesa che si fa guidare da Cristo verso gli altri.

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