Col pulsante ”Dona ora” Facebook avvicina i social al no profit

Share on FacebookTweet about this on TwitterShare on Google+Print this page
facebookFrancesco Morrone
Grandi novità in vista per le organizzazioni no profit: da oggi fare una donazione sarà facile come mettere un “Mi piace” su Facebook. Da pochi giorni il social network americano ha infatti messo a disposizione dei propri utenti il pulsante “Dona ora”, che permetterà di fare una donazione diretta verso un’associazione no profit. Basterà cliccare sull’icona e in breve tempo si verrà reindirizzati su una pagina dove sarà possibile donare il proprio contributo tramite carta di credito.
Funzione aperta a tutti. L’opzione, in realtà, era già stata lanciata dal colosso americano nel 2013, ma era rivolta soltanto alle poche organizzazioni che avevano stretto un accordo con il social network, come la Croce Rossa o la American Cancer Society. Adesso, invece, la funzione è aperta a tutte le associazioni che hanno una pagina su Facebook o che comprano i link promozionali sulla piattaforma: alle organizzazioni basterà farne richiesta e, una volta abilitate, potranno pubblicare sulla propria pagina il tasto “Dona ora”.
Un servizio gratuito. “Le persone ogni giorno utilizzano Facebook come strumento per diffondere e ampliare la visibilità delle cause verso cui sono sensibili e per motivare gli altri a fare altrettanto – ha dichiarato la compagnia in una nota – ed è per questo motivo che abbiamo aggiunto l’opzione call-to-action “Donate Now” sulle Pagine e sui Link ads, per rendere queste connessioni ancora più immediate”. Il servizio, che sarà offerto gratuitamente, si rivolgerà a un bacino potenziale di quasi un miliardo e mezzo di utenti in tutto il pianeta.
Raccolta fondi presto più facile. Ma ci troviamo davvero di fronte a una svolta per il mondo del no profit? “Quella di Facebook è senza dubbio un’innovazione molto importante, perché cerca di aiutare le organizzazioni no profit a dotarsi di strumenti specifici per raccogliere fondi – sostiene Emanuele Rossini, responsabile delle iniziative online di Emergency – ma purtroppo siamo ancora in una fase sperimentale. Se si clicca sul tasto ‘Dona ora’, infatti, si viene indirizzati a un link esterno che non è più collegato a Facebook”. A questo proposito, la compagnia di Zuckerberg ha fatto sapere che presto tutta l’operazione verrà semplificata, e che già fra qualche mese ci sarà la possibilità di raccogliere fondi direttamente dalla propria pagina.
Persistono barriere culturali. Gli ostacoli, però, più che di natura tecnica, appaiono soprattutto di natura pratica. Secondo Michele Messina, coordinatore dell’ufficio raccolta fondi digital del Wwf, le raccolte benefiche in Italia non hanno ancora ingranato la marcia a causa di alcune barriere culturali. “Il numero di chi dona con carta di credito nel nostro Paese – commenta Messina – è ancora molto basso: parliamo di una percentuale che si aggira intorno al 5 per cento del totale. Se le raccolte online non decollano, inoltre, è soprattutto perché la maggior parte dei donatori ha più di 60 anni e preferisce utilizzare metodi di pagamento più tradizionali, come il bollettino postale”. Rispetto al mondo anglosassone, insomma, il nostro Paese è piuttosto indietro e questa scarsa propensione per le donazioni online sembra legata a quella cultura che considera il web un mare inesplorato pieno di pericoli. “Il paradosso – spiega Messina – è che oggi il 90 per cento delle persone si informa su internet, ma poi, al momento di tirare materialmente fuori i soldi per una donazione, preferisce utilizzare canali considerati più sicuri, come i bollettini”.
Il contatto del futuro. Rimpiazzare in poco tempo i “vecchi” metodi di raccolta fondi appare, dunque, per il momento un’impresa assai ardua. Ma la mossa di Facebook ha l’indubbio merito di aver dato una forte spinta non solo al foundraising online, ma anche a tutti quegli enti no profit che dalle donazioni traggono beneficio. Il tasto “Dona ora” rappresenta allora il primo, grande passo per mettere in contatto i social netwok con il terzo settore. E malgrado gli stereotipi e la diffidenza verso il web, sempre più associazioni benefiche stanno investendo sulle raccolte fondi online. “Ciò di cui avremmo bisogno in Italia è una rivoluzione culturale – sostiene Messina – che ci permetta di stare al passo con i Paesi come gli Stati Uniti o il Regno Unito”. Una sfida stimolante, insomma, che merita più di un incoraggiamento. Oppure anche un semplice “Mi piace”.

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *