A tu per tu con padre Ireneo, monaco greco-ortodosso di Prislop

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Di Floriana Palestini

DIOCESI – Padre Ireneo è particolare: ha due occhi profondi che ti guardano, ti sorridono e sembrano già conoscere tutto di te, due mani grandi per abbracciare e salutare chiunque gli vada incontro e quell’andatura dinoccolata di chi è sempre il più alto della compagnia e si deve abbassare per ascoltare i segreti che i ragazzi sussurrano al suo orecchio.
Padre Ireneo ha tirato su, quasi per caso, quella che oggi è la Fondazione IHTIS, una fondazione che si occupa di sottrarre ad una vita altrimenti spesa in strada e in povertà decine di ragazzi e ragazze dai diciotto anni in poi.

Padre Ireneo, quando è nata la Fondazione IHTIS?
La fondazione è nata ufficialmente nel 2008, anno in cui abbiamo “trasformato” il nostro vivere quotidiano in un’associazione, per avere un riconoscimento da parte dello Stato. All’inizio, parliamo di fine anni ’90, accoglievo i ragazzi nella casa dei miei genitori, che si trova proprio a Prislop. Accanto alla casa i miei genitori hanno costruito il monastero nel quale io sono diventato monaco. Le attuali proprietà della Fondazione si trovano poi nei pressi del monastero.

Da dove nasce il desiderio di volersi occupare di questi ragazzi?
La nostra è una regione molto povera, e dove c’è povertà ci sono anche analfabetismo, violenza, menefreghismo. Percorrendo le strade della Romania si vedono decine di ragazzi sbattuti per strada, cacciati via dalle case famiglia o dagli orfanotrofi. Vivono così, alla giornata, senza un posto dove andare, senza una famiglia, senza un futuro. Tutto questo mi faceva arrabbiare. Il mio cuore non la smetteva più di agitarsi e struggersi per quei ragazzi (molti dei quali miei coetanei all’epoca) e non potevo più ignorarlo, mi stava gridando “Cosa aspetti?! È quella la tua missione”: io volevo provare a far vedere ai giovani che c’è un mondo fuori dalla strada, facendogli conoscere la bellezza di Dio e dell’Amore che Lui ci può dare. I nostri ragazzi, oltre ad avere ognuno una storia molto diversa dall’altro, sono dei ragazzi particolari, poiché portatori di vari handicap psicofisici e comportamentali, come schizofrenia, epilessia, ritardo mentale, tossicodipendenza, paraplegia.

Di quali strutture può disporre oggi la Fondazione IHTIS?
Oltre alla casa dei miei genitori e al monastero, abbiamo altri tre edifici in costruzione, di cui si stanno occupando i ragazzi stessi, e alcuni terreni coltivati.

Come si svolge la vostra giornata tipo?
La giornata si svolge in modo meraviglioso! Ogni giorno è come una telenovela, per quante cose succedono. A parte le discussioni e i dialoghi di ogni giorno, i ragazzi si occupano dei lavori agricoli: badano agli animali, preparano il fieno, puliscono le stalle, fanno lavori di casa. Dato che molti ragazzi hanno problemi di salute mentale, sta a noi più grandi capire cosa loro possono fare.

Come hanno reagito i ragazzi all’idea di una nuova vacanza in Italia?
È dall’anno scorso che prepariamo le valigie, non vedevamo l’ora di venire! È bello venire qui perché ogni anno la nostra compagnia cresce sempre di più, ci sono i ragazzi con le loro famiglie che si aggiungono.

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