San Colombano il monaco che seppe vedere l’Europa

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San ColombanoDi Gianni Borsa
“Un faro anche per i nostri tempi, per una vita sincera basata sulla Bibbia, per un nuovo slancio alla sequela di Cristo”. Il “faro”, ossia la luce, è san Colombano, monaco irlandese, “pellegrino per Cristo” nell’Europa medioevale, tra la seconda metà del 500 e il 615, quando muore, dopo una vita di missione, a Bobbio, sugli appennini piacentini (Italia). A descriverlo con queste parole è padre Notker Wolf, Abate primate dell’ordine benedettino, giunto a Bobbio lo scorso 30 agosto per le celebrazioni del 1400° anniversario di Colombano. Wolf ha tenuto l’omelia durante la messa davanti a millecinquecento fedeli giunti da diversi Paesi d’Europa e da altri continenti, a un centinaio di sacerdoti, una ventina di vescovi, oltre ai cardinali Angelo Scola (arcivescovo di Milano e “delegato speciale” di Papa Francesco) e all’irlandese Sean Brady.
Un cristiano in cammino. Wolf ha parlato di Colombano come di un uomo di fede impegnato in una “sequela radicale di Gesù Cristo”, impegnato a portare il Vangelo, oltre che nella sua terra natale, nelle attuali Francia, Germania, Svizzera e Italia. “San Colombano ha sfidato non solo gli altri, ma soprattutto se stesso. Doveva resistere a tanti ostacoli. I viaggi attraverso l’Europa in quell’epoca erano molto duri. Territori impervi, i pericoli sulle vie, ha sofferto fame e privazioni, è diventato residente in un Paese straniero, lontano dal suo amato monastero di Bangor in Irlanda”. Perseguitato nel Regno dei Franchi e in Svizzera, approdò a Bobbio, dove pose le basi per l’attuale abbazia, dove è sepolto. Scrisse una regola di vita molto severa, poi superata da quella di Benedetto. “Peregrinatio propter Christum è stato il suo ideale, e questa peregrinazione significa lasciare tutto e mostrare un coraggio incredibile. Sono stati i suoi monaci che con questo ideale hanno portato il cristianesimo” in tante regioni del continente.
I giovani ci interpellano. L’Abate primate dei benedettini ha poi ricordato la capacità di Colombano di “motivare tanti giovani alla vita monastica”, trasmettendo loro “l’amore incondizionato per Gesù”. “E qui si pone una domanda a noi: chi trasmette ancora oggi ai giovani il fascino della sequela di Cristo?”. Per Wolf, “abbiamo bisogno di un nuovo pellegrinaggio” verso il Vangelo e verso i fratelli. “L’Europa non è più un continente cristiano. Perciò Papa Benedetto XVI ha esortato la Chiesa a una nuova evangelizzazione. E Papa Francesco ha richiamato i pastori stessi a una vita sincera secondo il Vangelo”. Bergoglio “ha proclamato un anno della vita religiosa per rinnovare gli ideali della sequela di Cristo, sulla quale insisteva Colombano. Il Papa vuole una conversione di tutta la Chiesa per convertire il mondo. Facciamo risplendere di nuovo la bellezza, la gioia di seguire Gesù Cristo”, nella vita di ogni giorno, in famiglia, nelle città, in Europa.
Unità e differenze. La figura di san Colombano, “santo monaco”, “sta davanti a noi in tutta la sua potente attualità. Uno dei padri fondatori dell’Unione europea, Robert Schuman, soleva citare San Colombano come ‘il santo patrono di quelli che cercano di costruire l’Europa unita’. Questo ci ricorda che in lui la fede cristiana è stato un fattore concreto di edificazione di vita buona e di civiltà”. Il cardinale Angelo Scola, intervenuto a Bobbio come inviato del Papa, ha svolto una riflessione sulla figura del monaco. “In una situazione per certi aspetti simile alla nostra attuale, di meticciato di popoli e culture (Celti, Latini, Slavi…), san Colombano – ha affermato – fu capace di costruire unità, valorizzando le differenze”. Colombano si fece “pellegrino per Cristo”, “attraversando terre incolte e ferite da guerre e saccheggi; si prese cura di portare pace e riconciliazione ovunque. Fondò abbazie ed incontrò potenti senza temere di porsi anche come segno di contraddizione. L’Europa smarrita di oggi può trovare in questa nobile figura di santo buone ragioni di ripresa”.
Per vivere nella pace. “San Colombano, che con Benedetto XVI possiamo considerare realmente uno dei ‘Padri dell’Europa’, era convinto che nel cuore” del continente “ci può essere fratellanza tra i popoli solo se esiste una civiltà aperta a Dio”. È quanto ha scritto il cardinale Pietro Parolin, segretario di Stato vaticano, nella lettera inviata a nome del Papa a monsignor Gianni Ambrosio, vescovo di Piacenza-Bobbio, in occasione dl Meeting internazionale delle Comunità Colombaniane a Bobbio. “La sua grande cultura, la sua energia spirituale e il suo stile morale ci mostrano chiaramente dove attingere perché anche nel nostro tempo tale civiltà possa ravvivarsi nel continente europeo”, ha aggiunto Parolin, ricordando che “irlandese per famiglia e formazione, Colombano ha sempre nutrito un’idea europea del suo impegno ecclesiale”, soprattutto riguardo “al compito di tutti i cristiani di collaborare affinché le diverse genti del continente vivano nella pace e nell’unità”.

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