Stop ai lavoratori Ue? La Chiesa inglese ora chiama il governo

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manifestazioneDi Maria Chiara Biagioni
Un invito fermo a non generalizzare, ad essere precisi nei termini e nelle proposte e a non provocare nelle persone ulteriori confusioni perché la questione dei migranti è complessa e delicata e non è di facile soluzione. A parlare è il vescovo ausiliare di Southwark, monsignor Patrick Lynch, responsabile per le migrazioni della Chiesa cattolica di Inghilterra e Galles. Hanno fatto discutere le parole di Theresa May, il ministro britannico dell’Interno, che in un editoriale apparso sul Sunday Times, ha chiesto una riforma della libera circolazione nell’Ue, in modo da autorizzare la permanenza in Gb soltanto a chi possiede un lavoro, chiudendo invece le porte ai disoccupati stranieri dell’Unione, in aumento in Gb secondo il governo. Le parole del ministro degli interni inglese gettano benzina su una situazione incandescente che sta mettendo a dura prova governi e Unione europea, come se non bastassero le quotidiane cronache di immigrati che perdono la vita lungo le rotte migratorie che dal Medio Oriente e dall’Africa portano in Europa. Sull’emergenza migranti, l’Unione Europea ha deciso di tenere un vertice straordinario il prossimo 14 settembre. Al tavolo si parlerà probabilmente anche dell’esigenza di superare il trattato di Dublino, come chiesto nei giorni scorsi anche dal premier italiano Matteo Renzi.
Chiarezza nei termini e nelle proposte. Raggiunto telefonicamente a Southwark, il vescovo Lynch dice subito che “la prima cosa da fare in questo momento – spiega – è chiedere un incontro con il ministro responsabile per le migrazioni per capire che cosa intendeva dire il ministro May. Ho letto attentamente quanto il ministro ha scritto sul Times ma l’ho trovato molto vago e dobbiamo capire esattamente che cosa intendeva il ministro quando parlava di avere un lavoro, e quindi capire in dettaglio quali saranno le indicazioni”. Nell’editoriale, il ministro May definisce l’attuale livello dell’immigrazione in Gran Bretagna “non sostenibile”, in quanto mette troppa “pressione sulle infrastrutture, come case e trasporti, e i servizi pubblici, come scuole ed ospedali”. Secondo il ministro, l’immigrazione dai Paesi Ue è più che raddoppiata rispetto al 2010, ed “è per questo che la volontà del governo di rinegoziare la relazione della Gran Bretagna con l’Ue è così importante”. “Anche sulla situazione in Gran Bretagna – commenta subito il vescovo Lynch -, bisogna fare delle chiare distinzioni e non parlare genericamente di migranti perché questo approccio crea solo delle grandi confusioni. Bisogna distinguere tra chi è rifugiato e richiedente asilo, chi è venuto per motivi di studio e chi per lavorare, chi dall’Unione europea e chi da fuori dell’Unione europea. Ed è molto importante separare queste categorie di persone. Quello che chiediamo è essere chiari al fondamento prima di dire o proporre qualcosa. E dobbiamo riconoscere che talvolta anche la stampa non aiuta a fare questa chiarezza”.
È il momento di lavorare tutti insieme. Il vescovo Lynch fa notare anche che il tema della migrazione è strettamente legato al più ampio problema del traffico degli esseri umani. E poi c’è il grande e doloroso capitolo dei rifugiati di guerra: “Quello che chiediamo è che i ministri degli Stati europei si mettano insieme e insieme decidano quali azioni possono fare. I confini non reggono e l’Europa intera è chiamata a trovare unita una soluzione a questo problema. L’altra priorità sono i bambini e le donne con bambini”. È il momento – incalza il vescovo inglese – che “i governi europei lavorino insieme e siano tra loro solidali”. Lo stesso discorso vale però anche per le Chiese europee. “La mia speranza – dice Lunch – è quella di incontrare il prima possibile le mie controparti di vescovi in Francia, Germania, Belgio per lavorare cooperando insieme e incoraggiando i nostri governi a fare altrettanto”.
Non ci sono facili soluzioni ma la risposta va trovata insieme. In un comunicato diffuso nei giorni scorsi, il vescovo Lynch aveva parlato di un compito immenso ma anche della “responsabilità condivisa di fare del mondo un luogo migliore e sicuro in cui vivere”. Ed aveva invitato politici, leader di governo e opinione pubblica ad analizzare attentamente le cause che spingono i migranti a lasciare i loro Paesi: conflitti armati e guerre civili; politiche economiche ingiuste; povertà e corruzione. Tutti motivi che spingono le persone più vulnerabili a mettersi tra le mani di trafficanti senza scrupoli. “La crisi migratoria attuale è complessa – concludeva Lynch – e non ci sono soluzioni facili per i governi, le organizzazioni non governative, gruppi religiosi e associazioni di beneficenza che lavorano sul campo”. Tuttavia, “tutti dovrebbero essere incoraggiati a lavorare insieme per una risposta” all’altezza dell’emergenza.

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