Grottammare, a Sant’Agostino le reliquie dei coniugi Beati Martin

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Adorazione GrottammareGROTTAMMARE – Da oggi, 5 agosto, dalle ore 19.00 (dopo la Santa Messa) verranno esposte fino al 7 agosto alle ore 18.00 le reliquie dei coniugi Beati Martin, genitori di Santa Teresa di Lisieux

Il cammino verso la beatificazione si è aperto giovedì 3 luglio 2008, con l’approvazione da parte di Papa Benedetto XVI del decreto di riconoscimento di un miracolo avvenuto per intercessione della coppia. Ad essere miracolosamente guarito è stato, nel 2002, Pietro Schilirò, neonato di Monza con gravi problemi respiratori che lo hanno tenuto per quaranta giorni tra la vita e la morte.
In una intervista Adele e Walter, la mamma ed il papà di Pietro, raccontano come le sempre più gravi condizioni di salute in cui era incorso il loro bambino subito dopo la nascita, li stavano costringendo a considerare la drammatica decisione di spegnere la macchina che lo teneva in vita. Il loro amico e padre spirituale Padre Antonio Sangalli (oggi vice postulatore della causa di beatificazione dei coniugi Martin), dopo aver Battezzato il piccolo, si è fatto ulteriormente accanto agli Schilirò consegnando loro l’immaginetta di Louis e Zélie, suggerendo di rivolgere loro una particolare preghiera di intercessione.
I genitori di S. Teresa di Gesù Bambino sanno infatti bene cosa voglia dire perdere un figlio, in quanto, dei nove avuti, quattro ne hanno persi in tenera età. Secondo Padre Antonio essi li avrebbero senz’altro aiutati ad accogliere la volontà di Dio, seppur molto dura e difficile.

Zelie Martin

In una sua lettera Zélie così descrive la perdita di una figlia di appena 5 anni: “Nello stesso momento, mentre la sostenevo, la sua testolina mi è caduta sulla spalla, i suoi occhi si sono chiusi e, cinque minuti dopo, non viveva più… Non mi aspettavo quella brusca fine e nemmeno mio marito. Quando è rientrato e ha veduto la sua povera figlioletta morta si è messo a singhiozzare esclamando: ‘Mia piccola Elena! Mia piccola Elena!’. Poi insieme l’abbiamo offerta al Signore”. Sebbene non fosse loro risparmiato lo strappo, il dolore, più forte emergeva la certezza che la morte è l’ingresso nella vita vera, la vita Eterna.
Obbedendo al suggerimento dell’amico carmelitano, gli Schilirò iniziano così a recitare una novena ai coniugi Martin, coinvolgendo nella preghiera amici, conoscenti, parrocchiani, medici ed infermieri, persone appartenenti a tutti i movimenti ecclesiali, distribuendo a tutti la novena con l’immaginetta. Il risultato della biopsia conferma però per Pietro un’infausta prognosi di malformazione congenita che non consente, alla lunga, speranze di sopravvivenza.
La preghiera si è fatta sempre più forte ed incessante. “Tanta gente pregava con noi e per noi” racconta la mamma di Pietro “ma all’inizio ero come rassegnata, pensavo già al funerale, alle cose che sarebbero accadute dopo. Avevo quasi dimenticato che Dio è un Padre buono, ma grazie alle parole di alcuni amici, ho capito che potevo osare nel chiedere la guarigione di Pietro. Allora ho avuto la netta percezione che se il Signore avesse voluto, avrebbe potuto salvarlo”. E così gli Schilirò iniziano una seconda novena, affidando all’intercessione dei coniugi Martin la richiesta di “comprendere la volontà di Dio e la guarigione di Pietro, se essa è nei Suoi piani”.
In quei drammatici giorni in cui Pietro restava attaccato a un respiratore, Adele e Walter hanno trascorso ore accanto al loro bambino cantando a lungo i canti del movimento di Comunione e liberazione, cui appartengono.

Louis Martin

Anche Louis Martin, nelle sere d’inverno, cantava accanto al fuoco per rallegrare la piccola Teresa.
Il 29 giugno, festa dei santi Pietro e Paolo, un’infermiera comunica un improvviso miglioramento di Pietro, già certa che ciò che stava avvenendo era proprio un miracolo. Così il piccolo un mese dopo veniva dimesso in perfetta salute. Questo il termine del referto medico: “Vista la complessità del caso e l’andamento clinico riteniamo che la sua guarigione sia un fatto sorprendente”.
Secondo la testimonianza di Adele e Walter, ancora più sorprendente è stata la copiosità di frutti di conversione generati in chi si è fatto loro accanto nella preghiera.
Come ha ricordato padre Antonio Sangalli ad alcuni amici riuniti nel giardino di casa Schilirò,
Louis Martin e Zélie Guerin sono la prova che “anche l’amore coniugale può compiere miracoli”.
Per questo la beatificazione di questi sposi, la seconda coppia che viene elevata insieme all’onore degli altari nella storia dopo i coniugi Luigi e Maria Beltrame Quattrocchi (2000), è di forte richiamo per ciascuno.
Nell’omelia durante la messa per la beatificazione al santuario di Lisieux in Normandia, il card. Saraiva Martins ha così affermato: “Testimoniando la radicalità dell’impegno evangelico nel vivere la vocazione matrimoniale sino all’eroismo, Louis e Zélie sono diventati luce del mondo. Non hanno esitato di far violenza a se stessi per conquistare il regno dei cieli”. E ancora: “Qual è il segreto della riuscita della loro vita cristiana? Hanno camminato insieme con Dio alla ricerca della volontà del Signore e per essere sicuri di camminare nella vera volontà del Signore, si sono rivolti alla Chiesa esperta in umanità, cercando di conformare tutti gli aspetti della loro vita agli insegnamenti della Chiesa”.
Papa Benedetto XVI, all’Angelus dello stesso giorno, li ricorda con queste parole: “Questi nuovi Beati hanno accompagnato e condiviso, con la loro preghiera e con la loro testimonianza evangelica, il cammino della figlia chiamata dal Signore a consacrarsi a Lui senza riserve tra le mura del Carmelo. Fu lì, nel nascondimento della clausura, che Santa Teresina realizzò la sua vocazione: ‘Nel cuore della Chiesa, mia madre, io sarò l’amore’ (Manuscrits autobiographiques, Lisieux 1957, 229)” .
I coniugi Martin, impegnati nella ricerca della santità già singolarmente come giovani, tanto da aver entrambi pensato di abbracciare la vita monastica, erano persone semplici: orefice ed orologiaio, di indole contemplativa ed amante della poesia, del disegno e della pittura, Louis; merlettaia imprenditrice ed al contempo mamma, pronta a tutto per i propri figli, Zélie. Così scrive in una delle sue 260 lettere che ci sono pervenute: “Quando abbiamo avuto i nostri figlioli, le nostre idee sono un po’ cambiate; non vivevamo più che per loro, questa era la nostra felicità, e non l’abbiamo mai trovata se non in loro. Insomma, tutto ci riusciva facilissimo, il mondo non ci era più di peso”.
Modello di fedeltà e di amore sincero e profondo l’uno verso l’altro, hanno vissuto pienamente il sacramento matrimoniale, trasmettendo inevitabilmente alle figlie il loro amore a Gesù e alla sua Chiesa, dall’ardore nella preghiera allo spirito missionario ed apostolico, dalla vita dei sacramenti all’educazione alla libertà. Hanno così preparato in loro quel terreno buono, aperto ad accogliere la chiamata del Signore. Louis e Zélie hanno accolto con gioia le vocazioni religiose delle loro cinque figlie: erano infatti dell’idea fondamentale che la vita consacrata fosse la vita più bella per i figlioli, che loro stessi desideravano offrire alla Chiesa e alle missioni.
Non avremmo Santa Teresa di Gesù Bambino, patrona delle Missioni e Dottore della Chiesa, senza quelli che lei stessa ha definito “più degni del Cielo che della terra” (lettera 261 del 26 luglio 1897).
L’esperienza della grande sofferenza per la perdita dei figli vissuta con grande fede da Zélie e Louis, nonché della malattia personale che li porterà alla morte rispettivamente nel 1877 e nel 1894, ci è di richiamo all’accoglienza della vita come dono di Dio, dei figli non come possesso o come qualcosa su cui riversare un’affettività ferita, ma come qualcosa da rioffrire, da ridonare al Signore.
Ed ancora i coniugi Martin sono per noi esempio di quell’Amore che scaturisce dal riconoscersi ciascun per l’altro segno, dentro ogni espressione della vita, dell’infinito Amore di Dio, “dono attraverso cui Cristo ti chiama a partecipare del suo essere Amore, e del suo Amore che salva, perdona e rigenera sempre” ( Tratto dal sito del Movimento Fides Vita e scritto da Nicolino Pompei).

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