Riflessione: Quanta ipocrisia! Quanti Cocoricò anche da noi?

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CocoricoMusica elettronica e techno a tutto volume, varie performance “artistiche” e non, fiumi di alcool e, nonostante gli sforzi messi in campo da proprietari e istituzioni, il costante smercio di sostanze stupefacenti: ecco il contesto in cui vive il “popolo della notte” che frequenta il Cocoricò, nota discoteca riminese.
Negli ultimi dieci anni, una lunga serie di episodi, tra decessi, malori e fatti criminosi, ha cadenzato l’animata vita notturna del famoso locale. L’ultimo in ordine di tempo è, purtroppo, la morte del 16enne Lamberto Lucaccioni, dovuta all’assunzione di ecstasy acquistata da uno spacciatore nella discoteca. Troppo per non reagire, per non affrontare il problema in qualche modo. Ma come?
Al momento, con un’ordinanza del Questore di Rimini che ha decretato la chiusura del Cocoricò per quattro mesi, a decorrere da ieri (lunedì 3 agosto). Peraltro, negli anni passati, erano già state comminate al locale sanzioni analoghe, anche se in misura decisamente più ridotta (1 o 2 giorni di chiusura).
Ma è questa la soluzione per un problema così complesso? E cosa succederà tra quattro mesi, quando il Cocoricò riaprirà? Forse saranno svanite le ragioni per cui migliaia di giovani cercano di esorcizzare il loro disagio profondo nello “sballo” di una nottata in discoteca, bruciata tra alcool e droghe? E se fosse davvero questa la soluzione, perché attuarla così tardivamente, dopo anni di “segnali” di cronaca inequivocabili? E poi, quanti altri “Cocoricò” ci sono in Italia, anche da noi? Pensiamo di chiuderli tutti subito o attendiamo che accada qualche altro episodio eclatante?
Sinceramente – fatta salva la buona volontà di creare uno spazio temporale per riflettere e riorganizzare idee e azioni – rispondere al disorientamento esistenziale di tanti giovani con la chiusura, sia pur temporanea, di una o mille discoteche ha un po’ il sapore della “ipocrisia”, in senso letterale (carenza di discernimento). Sono ben altri i ragionamenti da fare, e non certamente sui “luoghi”, ma sulle persone e sulla nostra società. Si tratta di ricostruire le condizioni per una crescita serena e fiduciosa delle nuove generazioni, di tornare a trasmettere e testimoniare loro valori condivisi e relazioni umane solidali. Allora, forse, anche svago e divertimento saranno autentici, affrancati dalla falsa illusione di ogni “sballo”.

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