A tu per tu con Albino Maloni, “diamo voce ai piccoli imprenditori”

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1385066_675396225912335_8902970457066332568_nDi Sara De Simplicio

SANT’EGIDIO ALLA VIBRATA – Continua la serie di interviste agli imprenditori locali che resistono ai tempi duri dovuti alla crisi economica e che, nonostante tutto, con passione e dedizione portano avanti le loro attività.

Questa volta abbiamo chiesto ad un ristoratore di Paolantonio, frazione di Sant’Egidio alla Vibrata, di raccontarci la sua esperienza: si tratta di Albino Maloni che, insieme a sua sorella Rosanna, è titolare del ristorante “Don Casorello”, situato nella piazza di Paolantonio e alla sinistra della Chiesa di San Giuseppe; un’ampia struttura a due piani, dotata di due sale, una per eventi numerosi e una per cene più raccolte, e un suggestivo giardino da sfruttare in estate.

Da quanto tempo ti dedichi a quest’attività?
Quest’attività in realtà esiste già da 30 anni dato che prima era gestita da mio padre e da mio zio sotto il nome di “M2”; da circa 10 anni però questi locali sono passati nelle mani mie e di mia sorella che si occupa soprattutto della gestione della cucina. Per rinnovare un po’ il tutto abbiamo modificato il nome in “Don Casorello”, mantenendo però un filo con la tradizione poiché esso rimanda alla casata di mio padre, i “Casariell”.

Quali sono le vostre specialità culinarie?
Diciamo che noi siamo da sempre specializzati nella cottura dell’agnello, con un menù composto principalmente da carne, anche se, da qualche tempo, siamo partiti anche con la pizza. Il pesce, invece, lo riserviamo alle occasioni speciali e solo su prenotazione e richiesta del cliente: riusciamo così ad offrirgli un prodotto sempre fresco e di qualità.

Quali sono i pro e i contro di questo lavoro?
Il bello è che questo tipo di lavoro ti gratifica e ti riempie di soddisfazioni: quando i nostri clienti si complimentano e tornano nuovamente a trovarci è per noi una vittoria e insieme una conferma che la nostra particolare attenzione al prodotto e alla sua qualità alla fine “pagano”. L’aspetto negativo invece è dovuto, come un po’ in tutti i settori, al fattore crisi, che fa sì che la concorrenza abbassi notevolmente i prezzi inducendo il cliente a scegliere l’abbondanza al costo minore anziché la qualità.

Come avete reagito alla crisi?
Di fronte a questo processo abbiamo scelto di rimanere noi stessi puntando sulla qualità, sull’amore per un prodotto genuino e fresco, una location carina e pulita e prezzi equilibrati. Vogliamo essere una garanzia per chi viene a trovarci e non un salto nel vuoto. Inoltre cerchiamo anche di organizzare serate particolari e a tema per offrire così un servizio fruibile da tutti i tipi di clienti: ad esempio “la festa del bambino” con menù speciali e convenienti dedicati ai più piccoli, o il più recente e riuscito “Summer Vibes” di cui è prevista una terza parte a fine agosto. Un appuntamento molto particolare è invece la cena annuale di fine novembre con l’Unione dei ciechi di Teramo: un’esperienza toccante dato che la cena si svolge completamente al buio in un’atmosfera quasi surreale ma che spinge l’ospite a riflettere e a spostare l’attenzione verso i meno fortunati che con questo buio convivono ogni giorno.

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