Un milione di italiani in campo aperto contro la corruzione

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CorruzioneDi Francesco Marrone

Senza corruzione riparte il futuro. Ma il futuro del nostro Paese, così come il suo presente, sembra avere qualche difficoltà a slegarsi dai nodi della corruzione. Ecco allora la necessità di ripeterlo, di urlarlo a gran voce che “Senza corruzione riparte il futuro”. Non si tratta di un semplice slogan, bensì della nuova campagna digitale promossa da Libera e dal Gruppo Abele per contrastare uno dei vizi che più danni porta all’Italia. Apartitica e trasversale, “Riparte il futuro” è la campagna più grande mai organizzata in Italia e, al momento, conta oltre un milione di sottoscrizioni. Un numero impressionante che dimostra quanto sia forte il desiderio di combattere, una volta per tutte, i mali che affliggono la nostra società.

Una battaglia civile. Dopo il successo del 2011 con l’iniziativa “Corrotti” promossa da Libera e Avviso Pubblico – quando vennero presentate al presidente Giorgio Napolitano oltre un milione e 200mila firme con l’obiettivo di adeguare il nostro Codice alle leggi internazionali anticorruzione – ecco il capitolo successivo di questa battaglia civile che vuole scuotere la nostra classe politica. Tramite la campagna, i cittadini chiedono ai politici, e al premier Renzi in primis, di rispettare i criteri di giustizia e di trasparenza sottoscrivendo alcuni impegni stringenti. Tra questi, spicca la legge sulla trasparenza nella pubblica amministrazione, il cosiddetto Freedom of Information Act (Foia), un diritto che è già legge in oltre cento Paesi e che consente ai cittadini l’accesso ai dati e ai documenti della pubblica amministrazione. “Il Foia – spiegano i promotori della campagna – è di vitale importanza per il nostro Paese, perché la pubblica amministrazione produce ogni giorno moltissime informazioni di estrema importanza che però non sono accessibili a tutti. Conosce, ad esempio, di che cosa si muore in una città dove si trova un grande impianto industriale, i dati della sicurezza degli edifici scolastici, i nomi e le aziende che gestiscono gli appalti dei grandi eventi e come e da chi viene gestito il business dell’accoglienza ai migranti nelle città”. Ma, insieme al Foia, sono tanti gli obiettivi che i promotori di “Riparte il futuro” si sono prefissati: si va dalla richiesta di una nuova legge sull’autoriciclaggio fino alla trasparenza nelle amministrazioni delle Università. Passando, ovviamente, per la legge anticorruzione.

Danni pesantissimi. Ma davvero la corruzione è così nociva per l’economia del nostro Paese? Per rispondere al quesito, basta fare un salto sul sito web della campagna (www.riparteilfuturo.it), dove grafici e statistiche mostrano un quadro non proprio incoraggiante. Secondo il “Corruption Perception Index”, infatti, l’Italia è al sessantanovesimo posto nella classifica globale di percezione della corruzione e ha un tasso di disoccupazione giovanile che sfiora il 43 per cento. Inoltre, la corruzione è tra le cause principali della disoccupazione giovanile e, allo stesso tempo, i Paesi con il tasso di corruzione più alto sono quelli che attirano meno investitori stranieri. Nel nostro caso, attiriamo investimenti pari alla metà di quanto ottengono i tedeschi e a un terzo dei francesi. Ecco spiegato, dunque, perché la lotta alla corruzione rappresenta il punto di partenza fondamentale per cambiare davvero la macchina dello Stato: è solo debellando questa piaga che l’Italia può riacquistare l’affidabilità necessaria per attrarre gli investimenti e creare nuove opportunità di lavoro per i giovani.

Lo stop ai vitalizi. La lotta per una maggiore trasparenza, obiettivo numero uno di “Riparte il futuro”, si arricchisce ogni giorno di nuove adesioni ma, tra le tante battaglie intraprese, questa comunità digitale ha già portato a casa parecchi successi. Tra questi, figura sicuramente lo stop ai vitalizi per i politici condannati per mafia, un lusso cancellato definitivamente dal Parlamento attraverso la delibera approvata nel maggio scorso. L’altro grande traguardo riguarda, invece, gli ecoreati: dopo vent’anni di battaglie e petizioni, finalmente i delitti contro l’ambiente sono stati inseriti nel nostro codice penale. D’ora in poi, reati come l’inquinamento e il disastro ambientale, il traffico di materiali radioattivi e l’omessa bonifica verranno perseguiti dalla legge.

Un sogno che si avvera.
La battaglia per cambiare l’Italia è appena cominciata. Non sarà facile, ma più di un milione di persone ha garantito il proprio impegno per realizzare questo sogno. E poi, come ricorda don Luigi Ciotti, ispiratore di questo progetto, la forza delle idee risiede proprio nella condivisione: “In tanti possiamo fare quello che da soli è impossibile”.

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