Mons. Gestori a Lourdes: “Sono grato all’Unitalsi Diocesana perché mi ha aiutato ad essere un Vescovo attento a chi soffre”

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Mons. GestoriDi Lara Facchini

LOURDES – La Grotta di Massabielle è il cuore di Lourdes, è il luogo dove tutto ha avuto inizio, è il posto in cui tutti i pellegrini si recano appena giunti nella città pireneica.
La Grotta profuma di Paradiso, il silenzio, l’amore, la sofferenza che si placa mentre sei lì nell’abbraccio mariano ti fanno pensare che il Paradiso sia proprio così.

Sulla sponda opposta del Gave, con la Grotta che fa da sfondo, troviamo Monsignor Gervasio Gestori, Vescovo Emerito della Diocesi di San Bendetto del Tronto-Ripatransone-Montalto, che ha appena concelebrato la Messa di apertura del pellegrinaggio Unitalsi Marche-Molise nella Chiesa di Santa Bernardette.

Monsignore qual è il compito di un Cattolico a suo parere?
«I Cristiani sono chiamati a seguire Gesù che è sempre buono, imprevedibile, affascinante, meraviglioso, è bello seguire Gesù. Il Cristianesimo non è mai vecchio, passano i secoli, la gente è sempre nuova, ed è sempre bello avere come esempio il Vangelo. Purtroppo ci sono in giro tanti Cristiani che hanno una perenne faccia da funerale, vivono una Quaresima senza la Pasqua, invece il Vangelo è bello e si deve seguire Gesù con gioia. Quando fa male il corpo o si subisce un’ingiustizia si deve seguire Gesù, perché lui dà la forza di guardare alle tue difficoltà con speranza, forza, fiducia e gioia».

Qual è secondo lei il compito dell’Unitalsi?
«L’Unitalsi ha una missione particolare da compiere nei confronti specialmente dei malati, che vivono momenti di sofferenza, che rischiano di lasciarsi andare, avere una crisi, perdere la speranza. L’Unitalsi deve essere capace di offrire un sorriso, la speranza, la fiducia. Come? Servendo e amando con gioia. Dico questo nel giorno 16 luglio, l’ultima apparizione della Madonna a Santa Bernardette avvenne come oggi, era un venerdì sera, qui davanti a questa Grotta. Dal mese di aprile Bernardette non vide più la Madonna, poi quel giorno venne qui e disse che era bella, mai così bella come quell’ultima volta, sorridente, contenta. L’Unitalsi deve essere come Bernardette a servizio dei malati, con la bellezza di Maria, donando serenità, speranza, fiducia e gioia. Questo è il mio augurio per la carissima Unitalsi».

Monsignore, un pensiero agli unitalsiani che per vari motivi non hanno potuto partecipare a questo pellegrinaggio.
«L’Unitalsi truentina è stata da me molto amata, perché l’ho conosciuta appena arrivata in Diocesi 19 anni fa, e ogni anno sono venuto in pellegrinaggio con l’Unitalsi diocesana di San Benedetto del Tronto, partecipando con i malati, i pellegrini, i volontari, vivendo un’esperienza che mi ha arricchito moltissimo. Mi ha fatto apprezzare la fede del popolo, la religiosità della fede umile la speranza dei malati, la fiducia in Maria Madre di Gesù e madre Spirituale. Sono grato all’Unitalsi Diocesana, perché mi ha aiutato ad essere un Vescovo attento a chi soffre, a chi spera, a chi fa fatica a vivere, a chi vuole crescere amando la Madonna e Gesù. Un mio cordialissimo saluto all’Unitalsi di San Benedetto del Tronto-Ripatransone-Montalto Marche e a tutti i lettori dell’Ancora».

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