Anfiteatro romano a Cupra Marittima? Ipotesi e conferme dallo storico e sacerdote Don Vincenzo Galiè

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CUPRA MARITTIMA – Un altro tassello storico è stato infilato nella tessitura archeologica di ipotesi e conferme dallo storico e sacerdote Don Vincenzo Galiè.
Parroco di Campofilone da tanti anni, Don Galiè alterna l’impegno pastorale con la sua grande passione: la topografia antichistica. Con all’attivo oltre 80 pubblicazioni specifiche, dove ha individuato sulla carta siti di città romane ingoiate dal tempo , antiche arterie viarie, ville, anfiteatri e quant’altro si è trasmesso dalla romanità al medioevo, definiremmo Galiè più che altro un “medievalista”. L’indagine infatti, parte proprio dal medioevo, che “riutilizzava” e “riciclava” antichi edifici, toponimi e topografia, vie romane, spesso sfruttandole come cave di pietre oppure utilizzandone le fondamenta, visto che nei “secoli – cosiddetti – bui”, si era persa l’abilità edificatoria dell’antica Roma e la sua capillare organizzazione. “Il castello di Boccabianca, già Acisurano o Ciseriano, esistente nel XII secolo, insisteva nell’area di un anfiteatro romano?” è il titolo dell’ultimo nato della bibilioteca o meglio, della feconda produzione libraria dello storico locale. L’indagine parte da Cupra Marittima e da una villa, attualmente di proprietà del Sig. Franco Castelletti, nei pressi di Villa Vinci o Boccabianca, dove venne ritrovata, al tempo della contessa Laodomia Paccaroni una iscrizione lapidea risalente al 161-180 , quindi a Marco Aurelio o Lucio Vero, in cui veniva inaugurata una grande opera pubblica in situ. Purtroppo tale iscrizione si presenta mutila, per cui non si hanno che notizie frammentarie in merito. Ma una foto aerea , satellitare della villa attualmente “Castelletti” , mostra una sorta di esedra semicircolare, settorializzata, attualmente un giardino, che rimanda, almeno visivamente, alla forma di un grande anfiteatro. In effetti nei pressi dell’antica “Marano” ( oggi Cupra Marittima) esisteva il municipio romano di “Cupra”, quindi la collocazione appare possibile, anche in presenza di monumenti funerari e ruderi dello stesso sito. Purtroppo Vincenzo Galiè, che ultimamente si sta avvalendo dell’utilizzo del Georadar in binomio alle sue pubblicazioni, cioè di un ingegnere che indaga con una sorta di “metal detector” però che individua le strutture murarie sottoterra, cioè i “rimbalzi” radar di antiche sostruzioni interrate anche a parecchi metri, non ha avuto l’accesso alla villa. Il proprietario si è opposto all’indagine, per cui il libro questa volta, si è basato soltanto sull’ipotesi della presenza dell’anfiteatro e sui documenti, che lascerebbero coincidere l’eventuale presenza della grande struttura. Il porto di Boccabianca era alla foce del fosso “Arena” ( anche qui un toponimo che rimanda ad una arena, quindi ad un possibile anfiteatro o teatro ), oggi tale fosso si dice “ di Massignano” ed è chiamato di Santa Giuliana. In effetti il castello di Boccabianca, anticamente si chiamava, già nel XII secolo, Acisurano o Ciseriano, rimandando, come toponimo, ai “cesari”, quindi, alla romanità, probabilmente presente in sito, come effettivamente è poi emerso, dagli scavi archeologici di Cupra vi era un antico insediamento romano. Ora necessiterebbe uno scavo o almeno, un approfondimento con il georadar, proprietario permettendo, per tentare una conferma di quanto ipotizzato da Vincenzo Galiè. Una curiosità: Nel 1984, Vincenzo Galiè pubblicava, come sempre nel silenzio e nella noncuranza delle istituzioni, il volume: “Castrum Truentum e Turris ad Truntum”, in cui, unica voce – al tempo- fuori dal coro, “bizzarramente” ( secondo molti) ipotizzava, suffragandola con documenti, l’ubicazione dell’antica città di Truentum presso Martinsicuro, anziche presso San Benedetto del Tronto, come tutti gli storici invece propendevano. Scoperta la città di Truentum effettivamente dalla soprintendenza archeologica abruzzese tra il 1991 ed il 1993 presso “Case Feriozzi” di Martinsicuro, nell’esatto sito dove, anni prima , Vincenzo Galiè aveva ubicato la città scomparsa. Eppure lo studioso fu solo citato in una occasione pubblica, per il resto, tutto passò sotto silenzio. Mistero delle “lobby” della cultura….

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