Un film sul “Monopoli” fuori tempo massimo

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MonopolyDi Rino Farda

Sembra uno scherzo ma non lo è. Nel momento in cui i mercati finanziari in tutto il mondo stanno tremando per la crisi greca e negli stessi giorni dei severi moniti del Papa sulla necessità di una nuova solidarietà per le popolazioni più povere, da Hollywood arriva la notizia di un film sul gioco “Monopoli”. La storia è incentrata su un ragazzo che viene da “Avenue Baltico” (in Italia sarebbe “Vicolo Stretto”) e che utilizzerà ogni possibile aiuto (nel gioco vengono chiamate “opportunità” o “imprevisti”) per fare fortuna e guadagnare un sacco di soldi, ovviamente evitando il carcere. A dimostrazione che non si tratta di uno scherzo di cattivo gusto, basterebbe scorrere la lista delle star del cinema americano che stanno lavorando al progetto. La sceneggiatura, per esempio, sarà scritta da Andrew Niccol, lo stesso che ha diretto un film come “The Truman Show”. All’inizio il progetto era stato proposto anche a Pamela Pettler, autrice di “La sposa cadavere”, il cartone animato di Tim Burton, e il candidato per la regia era nientemeno che Ridley Scott (“Blade Runner”, “Thelma e Louise”, e anche il discusso e più recente “Exodus”). Il film avrebbe un budget di cinque milioni di dollari e non è ancora prevista una data di uscita. Il progetto, però, fa già discutere. Intanto per l’inedito impianto produttivo che c’è dietro.
L’idea di un film su “Monopoli” nasce da un’esigenza della Hasbro, la società che è titolare dei diritti di sfruttamento e licensing e che produce e distribuisce il gioco in tutto il mondo. Nell’epoca delle app sugli smartphone, i giochi da tavolo stanno perdendo appeal e quindi anche importanti fette di mercato. Il progetto di un film, quindi, servirà non solo per restituire un po’ di redditività ad un marchio, quello del “Monopoli”, che altrimenti sembrerebbe avviato sul viale del tramonto dei giochi da tavolo, ma potrebbe addirittura innescare un positivo effetto marketing per rilanciarne le vendite in tutto il mondo. La Hasbro inoltre, per la realizzazione di questo progetto, ha stipulato una partnership con la Lionsgate, una delle grandi major di Hollywood (nel 2012 ha prodotto, fra gli altri, anche il blockbuster “The Hunger Games”). “Il ‘brand’ Monopoly ha un fascino multigenerazionale che ci interessa molto. Sarà un grande film-evento che si rivolgerà ai bambini e alle famiglie”, ha detto Erik Feig, presidente della Lionsgate Motion Picture Group. “Monopoli è uno dei giochi più popolari di tutti i tempi, e si tradurrà in un film con un fascino globale enorme”, ha detto Stephen Davis, Executive Vice President e Chief Content Officer di Hasbro. Ci sono, in altre parole, tutti gli elementi per trasformare questo progetto in un successo mondiale.
Potrebbe sembrare, quindi, una battaglia di retroguardia (e inutile) provare a elencare i difetti ideali di un’iniziativa di questo tipo. Vogliamo però indicarne solo uno, il principale. Il mondo sta vivendo una profonda crisi morale causata dalla sperequazioni economiche che in tutto il mondo causano divisioni e lacerazioni che sono umane prima ancora che sociali. Il gioco da tavolo “Monopoli”, fra le quattro pareti domestiche delle famiglie degli anni Sessanta e seguenti, aveva svolto una piccola funzione consolatoria (dopo il disastro della Guerra) e involontariamente pedagogica. Insegnava che un futuro era possibile anche se per raggiungerlo era necessario umiliare e far perdere fratelli, zii o genitori. Un’indicazione chiara sulla scarsa deontologia degli affari. Il cinema, invece, ha un impatto completamente diverso sulle coscienze degli spettatori: per raggiungere una maggiore efficacia drammaturgica, costringe gli autori a tagliare le curve di certe riflessioni ideali e morali. Siamo proprio sicuri che si tratti quindi dell’argomento giusto per un film del terzo millennio, alla vigilia di un Giubileo che sarà dedicato alla Misericordia? Monopoli ha fatto il suo tempo. Lasciamo che scorra anche per lui.

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