A tu per tu con Rita Esposito che ci racconta il “progetto impresa”

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RitaDIOCESI – Oggi ho avuto il piacere di fare “quattro chiacchiere” con Rita Esposito, una delle ragazze che ha aderito al Progetto Impresa. Ecco cosa mi ha raccontato..

Rita conosciamoci, quanti anni hai e cosa fai nella vita?
Ho 19 anni e sono studentessa universitaria. Frequento l’università di economia e commercio. Sono all’inizio del mio percorso universitario, ma già sono molto entusiasta .
Come sei venuta a conoscenza del progetto e perché hai deciso di aderirvi?
E’ stata la sete della conoscenza unita alla curiosità a farmi dire si! Sono venuta a conoscenza del progetto attraverso la parrocchia e in un modo molto divertente! Gli ideatori e organizzatori del progetto hanno rappresentato una scenetta teatrale per introdurci il tema senza però dirci tutto e lasciandoci quel pizzico di curiosità. Quella stessa curiosità che è proseguita durante tutto il progetto, le imprese da svolgere ci sono state rivelate una alla volta.

Raccontami la tua esperienza in riferimento all’impresa culinaria
All’inizio dell’ anno mi è stato proposto questo progetto. Per me, ma credo come per tutti (organizzatori compresi) era un enigma. Un enigma che si è risolto ed è andato a buon fine lasciandoci tutti entusiasti! Ci hanno dato la possibilità di fare questa esperienza in campi dove una persona abitualmente si cimenta, come la cucina. Ognuno di noi, chi più chi meno, ha avuto a che fare con i fornelli nella propria vita. Grazie al progetto abbiamo capito cosa significhi realmente lavorare in cucina, cosa c’è dietro le quinte di un ristorante, quali sono le fatiche e i problemi. Abbiamo anche appurato quanto sia difficile lavorare in squadra. Non è facile mettere d’accordo più persone, soprattutto quando si è in tanti! Tutto ciò ci ha permesso di apprendere cose nuove che possono essere utili per noi giovani, sia per la vita di tutti giorni, ma anche per un futuro lavorativo.

Invece cosa mi racconti della seconda parte del progetto?
La seconda impresa attiene alla realizzazione di un cortometraggio. Per me questa attività è stata molto entusiasmante e interessante! Ci hanno messo alla prova su una cosa che sembrerebbe banale, ma invece non lo è! Ho scoperto che per fare un video e creare una storia c’è molto molto lavoro dietro. È stato duro, soprattutto perché dovevamo realizzare un qualcosa che avesse senso compiuto e connessione con la fede. Questa sfida ci ha permesso di acquisire conoscenze tecniche grazie alla presenza di alcuni esperti del settore che ci hanno aiutato e con i quali abbiamo stretto anche rapporti di amicizia. Ogni gruppo ha sviluppato una storia che avesse come tema la felicità. Alla fine è stato sorprendente vedere come ognuno abbia dato un taglio diverso al concetto di felicità. Alcuni hanno collegato la felicità con la solidarietà, altri con l’amicizia, altri ancora con la liberazione da tutte le forme di dipendenza di cui oggi purtroppo molti soffrono. Volevo ringraziare la mia educatrice Stefania per averci offerto questa possibilità! È stato un anno ricco di emozioni e sensazioni che non avevo mai provato!

Qual è stato l’episodio più bello legato a questo percorso? E il più buffo?
Per me è stato quando siamo andati in ritiro presso il convento delle suore di Amandola. Li abbiamo scoperto l’armonia di gruppo che qui non c’è in maniera così forte, perché nella quotidianità ognuno è legato alle sue cose ed ai suoi impegni. Grazie al ritiro ho capito realmente cosa significhi stare insieme. Invece il momento più buffo è legato ai primi giorni di riprese. Personalmente ho messo molto tempo ad abituarmi ad essere inquadrata da una telecamera. Inizialmente ero impacciata e spesso scoppiavo a ridere. Come lo ero io lo erano anche i miei compagni, ma nonostante le difficoltà non ci siamo persi d’animo, anzi la voglia di migliorare e fare un bel lavoro cresceva sempre di più. Ci stavamo confrontando con una cosa difficile, ma che ci divertiva fare e per questo non ci siamo mai scoraggiati!

In futuro ci saranno altre imprese legate a questo progetto?
Lo spero vivamente! Spero soprattutto in uno sviluppo in ambito teatrale, però se il tema sarà qualcosa di diverso, parteciperò ugualmente perché alla fine quello che conta, non è l’impresa in se, ma lo stare insieme agli altri.

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