Con “Chilewood” il nuovo cinema è latino americano

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nicDi Rino Farda

La nuova Hollywood è in Cile. Guidati da un ragazzo di 32 anni, che ha iniziato a fare film quando ne aveva dieci, alcuni cineasti giovanissimi (ci sono anche adolescenti) hanno fondato proprio in Cile un movimento che potrebbe essere destinato a rinnovare il modo di fare film; gli addetti ai lavori hanno già cominciato a chiamarlo “Chilewood” (un gioco di parole su “Hollywood”). Attirano talenti dello star system americano come Eli Roth e Keanu Reeves e realizzano film di genere a bassissimo costo (per il momento horror e simili) con tecnologie di ripresa e di distribuzione all’avanguardia.
La scorsa settimana, la rivista Wired ha titolato: “Ecco come un movimento in Cile sta cambiando l’industria del cinema mondiale”. “Se volete sapere come si faranno i film nei prossimi anni, dovete andare a parlare con i ragazzi di ‘Chilewood’”, hanno scritto. A dare il via al movimento di Chilewood è stato Nicolas Lopez. Aveva 15 anni quando decise di lasciare la scuola per realizzare uno spettacolo per conto di “Mtv America Latina”. Da allora non ha mai smesso. “Ho iniziato a fare cortometraggi con i miei amici quando avevo 10 anni – racconta lo stesso Lopez -. Adesso ho 32 anni, continuo a giocare con i miei amici solo che i miei film sono diventati più lunghi”.
Eli Roth, un regista (anche sceneggiatore, attore, eccetera) di Hollywood ha sposato la causa di “Chilewood” e ormai passa più tempo a Santiago che a Los Angeles. “Voglio fare film ogni anno, come Woody Allen”, ha detto. “A Hollywood, invece, stai seduto e aspetti l’assegno gigante che ti cambi la vita. Ma così passano anni fra un film e l’altro. Il sistema delle major si sta sviluppando in modo negativo, verso l’autodistruzione, e inoltre è troppo dipendente dalle star. In Cile, invece, le cose sono completamente diverse. Seguiamo l’istinto, prendiamo le cose migliori dai sistemi cinematografici di ogni paese del mondo, non abbiamo paura di ingaggiare volti nuovi o sconosciuti”. Secondo Lopez (che ormai Roth considera il suo partner a Santiago), “Chilewood”, in qualche modo, ricorda la Hollywood degli inizi. Il controllo dei sindacati è ridotto al minimo e nelle crew cinematografiche si respira un entusiasmo e una voglia di fare che non è limitata da regole e lacci burocratici. “Noi, inoltre, paghiamo meglio delle corporation sindacalizzate. Abbiamo un nostro modo di contrattualizzare i talent: noi li assumiamo e ricevono uno stipendio ogni mese, anche quando non giriamo”. Un sistema impensabile in Usa. “In Cile, tutti fanno tutto. È più come una scuola di cinema – racconta Roth -. Questo processo è antitetico a Hollywood, dove gli addetti alla fotocamera non possono toccare le altre attrezzature di ripresa e così via. Io non sono anti-sindacale, ma in Cile un ragazzo fa il lavoro di 10 persone. Due persone hanno costruito l’intero villaggio nel mio ultimofilm ‘Green Inferno’. Fantastico”.
Il segreto della vitalità di “Chilewood”, ovviamente, non è solo questo. Le produzioni che si realizzano a Santiago reclutano i nuovi volti sul web grazie a un utilizzo innovativo dei social come Facebook e simili. Una loro nuova star, per esempio, si chiama Nicola Duran, ha 15 anni, e non ha mai girato un film in vita sua. Anche per la distribuzione i ragazzi di “Chilewood” stanno sperimentando nuovi sistemi di comunicazione e marketing con un uso intensivo del web e dei social. La loro attrezzatura tecnologica, infine, è il meglio che il nuovo digitale è in grado di offrire. Alcuni finanziatori e lo stesso stato cileno intanto hanno cominciato ad investire in “Chilewood”. In Italia, alla fine di settembre, arriverà “Green Inferno” di Eli Roth. Girato a Santiago e in Amazzonia, il film è stato presentato al Festival di Toronto 2013. Racconta la storia di un gruppo di ambientalisti che, nella foresta, cadono nelle mani di una tribù di cannibali. “Lo confessiamo – ha scritto la redazione di ‘Best Movie’, il periodico di cinema più diffuso in Italia -. È forse l’horror che aspettiamo più di tutti quest’anno”.

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