Una firma storica sull’accordo Santa Sede-Palestina

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Santa SedeDaniele Rocchi
È stato firmato oggi (26 giugno) in Vaticano l’Accordo globale, elaborato sull‘Accordo di base siglato il 15 febbraio 2000, tra Santa Sede e Stato di Palestina. I lavori della Commissione bilaterale tra la Santa Sede e lo Stato di Palestina – guidata da monsignor Antoine Camilleri, sottosegretario per i Rapporti della Santa Sede con gli Stati, e dall’ambasciatore Rawan Sulaiman, viceministro degli Affari Esteri per gli affari multilaterali dello Stato di Palestina – erano stati dichiarati conclusi nell’incontro svoltosi il 13 maggio scorso in Vaticano, quando le due delegazioni si erano lasciate con l’impegno di sottoporre l’Accordo raggiunto all’approvazione delle rispettive autorità.
I due Stati divengano “realtà”. Un “buon esempio di dialogo e collaborazione” che può “servire da modello per altri Paesi arabi a maggioranza musulmana”, lo ha definito monsignor Paul Richard Gallagher, segretario della Santa Sede per i rapporti con gli Stati, evidenziando come a firmare l’Accordo globale sia proprio lo Stato di Palestina (mentre nell’Accordo di base fu l’Organizzazione per la liberazione della Palestina), “e ciò come segno del cammino compiuto dall’Autorità palestinese negli ultimi anni e soprattutto dell’approvazione internazionale culminata nella risoluzione dell’Assemblea generale dell’Onu, del 29 novembre 2012, che ha riconosciuto la Palestina quale Stato osservatore non membro delle Nazioni Unite”. L’esponente vaticano ha auspicato che l’Accordo “possa in qualche modo costituire uno stimolo per porre fine in modo definitivo all’annoso conflitto israeliano-palestinese” e che “l’auspicata soluzione dei due Stati divenga realtà quanto prima”. “Per la prima volta l’Accordo include un riconoscimento ufficiale della Palestina come Stato da parte della Santa Sede, quale segno di riconoscimento del diritto del popolo palestinese all’autodeterminazione, alla libertà e dignità in un proprio Stato indipendente libero dalle catene dell’occupazione”, ha rimarcato Riad Al-Malki, ministro palestinese degli Affari esteri, sottolineando la portata storica della firma, frutto di “anni di negoziati complessi e approfonditi tra le due delegazioni in uno spirito di amicizia e collaborazione”. Il ministro ha inoltre riaffermato l’impegno dello Stato di Palestina “a combattere l’estremismo e a promuovere la tolleranza, la libertà di coscienza e di religione e a salvaguardare nello stesso modo i diritti di tutti i suoi cittadini”.
Storia e testo dell’accordo. Il 26 ottobre 1994 vennero stabiliti i rapporti ufficiali tra Santa Sede e Olp. Successivamente fu istituita la Commissione bilaterale permanente di lavoro che aveva il compito di portare avanti i negoziati per l’Accordo di base tra la Santa Sede e l’Organizzazione per la liberazione della Palestina (Olp), firmato il 15 febbraio 2000. L’intesa di oggi completa, di fatto, quell’Accordo di base. Il testo consta di un preambolo e di una serie di capitoli su principi e norme fondamentali che regolano la collaborazione tra le due parti e che toccano aspetti essenziali della vita e dell’attività della Chiesa cattolica in Palestina, quali libertà di azione della Chiesa, giurisdizione, statuto personale, luoghi di culto, attività sociale e caritativa, mezzi di comunicazione sociale e questioni fiscali e di proprietà. Non manca, inoltre, l’auspicio per una soluzione della questione palestinese e del conflitto tra israeliani e palestinesi nell’ambito della “Two-State Solution” e delle risoluzioni della comunità internazionale. “Sarebbe positivo – sono sempre parole del capo della delegazione vaticana – che l’accordo raggiunto potesse in qualche modo aiutare i palestinesi nel vedere stabilito e riconosciuto uno Stato della Palestina indipendente, sovrano e democratico che viva in pace e sicurezza con Israele e i suoi vicini, nello stesso tempo incoraggiando in qualche modo la comunità internazionale, in particolare le parti più direttamente interessate, a intraprendere un’azione più incisiva per contribuire al raggiungimento di una pace duratura e all’auspicata soluzione dei due Stati”.
Il coraggio del Papa. “Abbiamo ammirato il coraggio del Santo Padre che ha preso questa decisione dopo avere ascoltato tutti i suoi esperti. Anche il mondo musulmano è grato per questo atto così importante, il nostro popolo è contento”. Con queste parole il patriarca latino di Gerusalemme, Fouad Twal, ha salutato la firma dell’Accordo globale, cui ha presenziato in rappresentanza dei vescovi cattolici di Terra Santa di cui è presidente. Parlando al Sir, il patriarca ha ricordato che “l’Accordo guarda alla vita e all’attività della Chiesa locale. Noi, da una parte, ci sentiamo parte della Chiesa e della Santa Sede, e dall’altra ci sentiamo pastori del popolo che gioisce anche perché, dopo questa firma, lo Stato di Palestina si sentirà ancora più Stato, non solo Organizzazione per la liberazione della Palestina”. Per Twal, infatti, “la Palestina, come Stato, potrà dialogare a pieno titolo con altri Stati, Israele in testa, potendo avere una maggiore consapevolezza della sua posizione. Una firma che, a detta del patriarca latino, “farà bene anche all’Accordo con Israele che è quasi pronto. Aspettiamo tutti la firma”. L’auspicio di Twal è anche che “la comunità internazionale, Usa e Ue su tutti, aiutino israeliani e palestinesi a negoziare per la pace. In Medio Oriente abbiamo bisogno di pace e di vivere una vita normale. L’attacco alla chiesa di Tabgha ci ha riportato alla realtà della violenza che nessuno vuole più”.

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