Lectio delle Sorelle Clarisse “Bando ai piagnistei”

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calcioDIOCESI – Lectio delle Sorelle Clarisse del Monastero Santa Speranza sulle letture di domenica 28 giugno.

Nella pericope (breve passo estratto da un testo n.d.r.) del vangelo di Marco che la liturgia della XIII^ domenica del T.O. ci fa ascoltare si intersecano due vicende: quella di una fanciulla dodicenne, la figlia di Giairo, uno dei capi della sinagoga di Cafarnao, che viene riportata in vita da Gesù, e quella di una donna sofferente di emorragia da dodici anni che, toccando il mantello di Gesù, è guarita dal suo male. Entrambe sono donne, chiamate, nel disegno di Dio, a generare e portare avanti la vita; entrambe, però, fanno esperienza della morte, l’una colpita da malattia mortale prima dell’età delle nozze, l’altra ferita mortalmente nella sua capacità di generare: a causa delle perdite di sangue continue, ella è in perenne stato di impurità e nessuno le si può accostare, può toccarla, abbracciarla, amarla … deve tenersi lontana da tutti e, non potendo essere madre, non è più niente; la fanciulla e la donna: nei loro corpi, nel “grembo” stesso della vita è entrata la morte! Il testo della I^ lettura, tratto dal Libro della Sapienza, anticipa l’intervento di Gesù; dice, infatti,: «Dio non ha creato la morte e non gode per la rovina dei viventi (…) Dio ha creato l’uomo per l’incorruttibilità, lo ha fatto immagine della propria natura. Ma per l’invidia del diavolo la morte è entrata nel mondo». Gesù, il Figlio unigenito del Padre, è il Signore della Vita e chi crede in Lui, anche se muore, vivrà (Gv 11,25). Per fede la donna emorroissa, sfidando tutti i divieti della legge, fende la folla fino a portarsi dietro a Gesù e toccare il suo mantello; è sempre la fede che avvolge a mo’ di una corazza il padre della fanciulla, facendolo passare indenne, stretto a Gesù, tra le urla, gli strepiti e la derisione degli altri, dei piagnoni di turno.

E per due volte si ripete il miracolo della vita: «Donna, la tua fede ti ha salvata» e «Fanciulla, io ti dico: alzati!». La vita è guarita dalla Vita, Gesù tocca e si fa toccare dalla nostra umanità malata e alita ancora su di noi e ci ridona vita col soffio della sua Parola. Ma proviamo a “leggere” dentro questo “miracolo” di Gesù. Dice il vangelo, riguardo l’emorroissa, che Gesù, essendosi reso conto della forza che era uscita da lui, si voltò alla folla dicendo: «Chi ha toccato le mie vesti?». In quella calca, nessuno si è accorto del gesto della donna, ma Gesù sa che una “forza” è uscita da lui, quella dynamis che lo caratterizza in quanto Signore: egli si sta spogliando della sua qualità di Dio e sta assumendo la nostra umanità (cfr. Fil 2,6-8), lasciandosi “contagiare” dalla nostra impurità: è la kenosis del Signore nostro Gesù Cristo, il quale, ci ricorda san Paolo nella II^ lettura, «da ricco che era, si è fatto povero per voi, perché voi diventaste ricchi per mezzo della sua povertà». Bando ai piagnistei, allora, ed eleviamo la voce per cantare con il Salmista: «Hai mutato il mio lamento in danza, Signore, mio Dio, ti renderò grazie per sempre».

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