Torino ha saputo sorprendere anche Papa Francesco

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PapaDi Marco Bonatti
A tifare (a pregare, in realtà) per il buon esito dell’ostensione c’è stata anche una comunità di monache di clausura. Carmelitane insediate sulle colline del Monferrato, non sono state fra quelle che Papa Francesco ha incontrato in Duomo domenica scorsa. E però anche loro hanno “lavorato” lungo tutti i 67 giorni. Si erano prese l’incarico di cercare “frasine” ispirate ai temi della Sindone, che sono state pubblicate sul canale Twitter (#Sindone2015). Le frasine sono ancora lì sull’account, una alla settimana, uscite ogni venerdì nel giorno della morte del Signore. È stato un esperimento straordinario, un cammino da cui le monache e gli operatori della Comunicazione della Sindone hanno, reciprocamente, imparato molto. Com’è possibile ridurre, letteralmente, la complessità, la profondità, la forza espressiva dei grandi mistici nei 140 caratteri di un tweet? E com’è possibile comporre, in quelle poche parole, un messaggio che lasci un qualche segno, nel mondo fluido e mobilissimo, nella sfera degli umori variabili dei fan di Twitter e Facebook? Com’è possibile proporre un testo assolutamente “serio” nel contesto di messaggi i più svariati, che raccontano opinioni e stati d’animo di credenti e non credenti, di gente capitata lì per caso o che ha inseguito in rete il fascino di un’immagine, di un logo?
L’esperimento, comunque, è riuscito. Le frasine delle monache sono state cliccate, ritwittate, commentate. E hanno confermato, agli organizzatori della Comunicazione, una realtà semplice e importante: che la Sindone è capace di richiamare tutti, di imporsi anche nei mondi più distratti. E che dunque vale la pena parlarne anche sui social, perché siamo sempre nel “campo” della parabola del seminatore, che non conosce il destino dei semi che sparge.
L’ostensione appena conclusa, con le sue centinaia di migliaia di pellegrini provenienti da ogni parte del mondo, si può raccontare anche partendo dal mondo virtuale. E, se si potessero ricostruire al contrario i cammini dei pellegrini, si scoprirebbe una ricchezza di diversità praticamente infinita. Certo, moltissimi sono quelli che si aspettavano: gente di parrocchia, comunità religiose; tantissimi gruppi di preghiera. E poi ancora i ragazzi delle scuole, cattoliche e no; le gite scolastiche, che nel tour “inclusive” a Torino non hanno trascurato l’ostensione. E ancora i “pellegrini del weekend”, quelli che hanno approfittato anche degli sconti su treni e aerei per raggiungere il Piemonte. Basti un dato: Trenitalia, partner dell’ostensione che ha proposto uno sconto del 20% sui viaggi da e per Torino, Frecciarossa compresi, ha dichiarato un aumento delle vendite del 70% nelle settimane tra aprile e giugno…
Ma accanto a queste presenze “conosciute” l’ostensione 2015 ha fatto registrare tantissimi volti nuovi. Quelli dei malati, sempre presenti in passato ma che questa volta hanno avuto a disposizione strutture di accoglienza simili a quelle di Lourdes (gli accueil), e un’attenzione tutta particolare in ogni passaggio dell’ospitalità. Altri volti nuovi, attesi e desiderati, quelli dei giovani: il Custode della Sindone, l’arcivescovo di Torino Cesare Nosiglia, ha voluto che “dentro” l’ostensione, nei giorni della visita di Papa Francesco, si lanciasse una “mini gmg”, un raduno di ragazzi degli oratori e dell’Estate ragazzi, delle parrocchie e delle strade. Si trattava, anche, di dare tutto lo spazio possibile all’altra ricorrenza importante dell’ostensione, il giubileo salesiano per i 200 anni dalla nascita di san Giovanni Bosco; e dunque di valorizzare in modo adeguato una presenza globale di Torino nel mondo, da sempre incentrata proprio sul valore dell’educazione, sulla formazione alla fede come cammino stesso di crescita nella vita (“buoni cristiani e buoni cittadini”, diceva don Bosco).
Se queste erano le presenze attese, ci sono poi da registrare le sorprese. Alla Sindone sono venuti tantissimi ortodossi, che conoscono e venerano il Telo ancor più dei cattolici. Le Chiese ortodosse di Milano, per esempio, sono sfilate quasi tutti i giorni, accompagnando migliaia di persone provenienti da quell’altra Europa che solo da pochi anni ha aperto le porte. E su questi pellegrinaggi bisognerà tornare, per comprendere meglio quei “due polmoni” del respiro d’Europa di cui profetizzava Giovanni Paolo II. Mescolati a loro ci sono stati anche i cristiani delle Chiese d’Oriente, proprio nei giorni in cui il mondo non poteva più nascondere le persecuzioni e i massacri commessi – in nome di quale Dio? – nelle prime terre del Cristianesimo. Sono venuti, ancora, i cattolici russi, quelli della diocesi della Madre di Dio di Mosca, con il loro arcivescovo mons. Pezzi…
Il più sorpreso di tutti, però, è stato il Papa. Conosceva bene Torino e i torinesi; ricordava una città un po’ chiusa e un po’ grigia. Aveva preparato un pellegrinaggio che tenesse conto anche di questa sua storia personale e familiare (i parenti, la preghiera alla Consolata…). Si è ritrovato in una marea di folla che l’ha accompagnato dalla periferia fino al Duomo e poi in piazza Vittorio per la Messa. Mezzo milione di persone per strada, il centro storico trasformato in una “basilica all’aperto”, come ha detto mons. Nosiglia. Francesco ha affidato questa sua sorpresa a una breve dichiarazione del vicedirettore della Sala stampa vaticana, la mattina del lunedì: un grazie alla città e a tutti quelli che l’hanno accolto, una “fotografia” di Torino ben lontana da quella del passato recente.
Tra i frutti dell’ostensione 2015, insieme con la grande evidenza della preghiera e del pellegrinaggio, bisognerà mettere anche questa “lezione” che la città ha imparato. La Sindone, infatti, è diventata il catalizzatore di un’accoglienza che ha riguardato non solo i cattolici e gli organizzatori (enti locali, fondazioni bancarie, imprese partner, ecc.) ma ha toccato davvero un po’ tutti. Per questo è azzeccatissima l’ultima “frasina” che le monache carmelitane di Montiglio hanno preparato per Twitter: “Attira a sé come magnete il volto di Dio, / dargli solo uno sguardo fa beato per sempre” (Angelo Silesio).

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