Si scopre giovane e pronta al futuro la Chiesa d’Albania

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AlbaniaDi Vincenzo Corrado

Una Chiesa ancora giovane che, nutrendosi del sangue dei suoi martiri, guarda “con gioia” al futuro. È la fotografia della comunità ecclesiale albanese, riunita a Scutari dal 18 al 20 giugno per la prima assemblea nazionale, dopo 25 anni dalla caduta del comunismo. Durante i lavori, incentrati sul tema “La Gioia del Vangelo ieri, oggi e domani”, si è cercato di compiere una verifica del lavoro fatto in questi anni, della presenza della Chiesa cattolica nella vita sociale e delle prospettive per il futuro. “Un’analisi – puntualizzano gli organizzatori – non solo del lavoro, ma soprattutto dell’impegno di fedeltà della Chiesa, la quale ha la sua ragion d’essere nella missione di annunciare alla gente il Vangelo”. All’incontro hanno preso parte circa 300 persone, tra cui i 7 vescovi del Paese, circa 120 sacerdoti (sui circa 160 presenti nel Paese), i religiosi e le religiose (in Albania sono circa 500) e tanti laici, giunti dalle 5 diocesi e dall’amministrazione apostolica dell’Albania meridionale.

Un momento di gioia. Questo incontro, a lungo atteso e preparato, ci spiega il portavoce dell’assemblea, donGjergj Meta, della diocesi di Tirana-Durazzo, “è stato davvero un momento di grazia e gioia” perché, dopo 25 anni dalla caduta del comunismo”, tutte le realtà ecclesiali si sono trovate insieme per riflettere e guardare al futuro. Ciò che maggiormente ha colpito i presenti, è la giovinezza della Chiesa albanese. E questo sia nelle persone sia nelle strutture. “È il frutto – sintetizza il portavoce – di un lavoro faticoso, ma soprattutto è il dono di grazia che ci viene dal sangue dei nostri martiri, nutrimento essenziale per la nuova evangelizzazione in Albania”. Una consapevolezza, questa, che va sempre più emergendo. È ancora vivo, infatti, il ricordo della via principale di Tirana (Bulevardi Dëshmorët e Kombit) allestita con le immagini dei 40 martiri albanesi, in occasione della visita pastorale di Papa Francesco lo scorso 21 settembre. “La nostra Chiesa – concorda Meta – non può dimenticare la loro testimonianza, anzi dobbiamo guardare a loro per progettare il futuro”. Un futuro che si annuncia già ricco d’impegni su più fronti.

Le proposte e le sfide.
“Durante l’assemblea – sottolinea il portavoce – sono emerse diverse proposte per la catechesi, per la pastorale familiare e giovanile. Una sfida importante per il futuro è rappresentata dalla pastorale vocazionale: in tanti, nel corso dei lavori, hanno evidenziato lo scarso numero di vocazioni nel Paese. Per questo, occorre impegnarsi molto di più in questo settore. Un’altra istanza riguarda gli itinerari di catechesi, che non devono essere finalizzati esclusivamente all’ammissione ai sacramenti, ma devono rappresentare un percorso di crescita nella fede”. Da tutti i presenti, infine, la richiesta di “catechismi inculturati”, ovvero che “respirino la cultura e la lingua albanesi”: è stato proposto di creare una Commissione nazionale che lavori in questa direzione. Accanto alle proposte pastorali, non è mancato però l’esame di alcuni nodi critici che si sono creati in questi anni. “È vero!”, osserva don Meta, spiegando: “Molte cose potevano essere fatte meglio e si poteva fare anche di più. Ad esempio, si è fatto molto in strutture, case e costruzioni, ma ciò non basta per affrontare le esigenze del tempo e della società. Per questo, i presenti hanno chiesto una preparazione maggiore degli agenti pastorali. Inoltre, si è chiesta maggiore collaborazione e collegialità tra vescovi, sacerdoti, religiosi e così via…”.

L’impegno dei laici.
E i laici? Cosa viene chiesto oggi al laicato cattolico albanese? Anzitutto, risponde il portavoce, “dobbiamo imparare a lasciare spazio alla loro presenza nel vissuto ecclesiale”. Nel concreto, ai laici è chiesta “maggiore attenzione alle situazioni sociali difficili. Se è vero che le nuove povertà c’interpellano, è altrettanto vero che in Albania c’è ancora tanta povertà materiale, percepita, in particolare, dalle famiglie giovani e con molti figli. È qui che il laicato cattolico deve agire”, ma non solo… “All’incontro molti hanno chiesto di far sentire la nostra voce sui gravi problemi che stanno devastando il Paese: corruzione, disoccupazione, criminalità e legami tra questa, politica e potere civile”. Insomma, una Chiesa che non tace ma che collabora per la costruzione del bene comune. “Quale miglior campo d’impegno, se non questo, per il laicato?”, chiosa don Meta.

Impegni futuri.
La rotta per il futuro pare tracciata. “Dall’assemblea – fa sapere il portavoce – sono giunte molte proposte che saranno valutate col tempo. Intanto, un segretariato elaborerà un questionario su cui si è lavorato anche durante i lavori assembleari. Qualcuno ha chiesto di ripetere questa esperienza ogni due anni o, addirittura, con una cadenza più ravvicinata. Questo significa che c’è una necessità diffusa di costruire comunione tra di noi. Si è parlato anche di un Sinodo nazionale, che aiuterebbe a sviluppare delle linee comuni di azione pastorale”. Ma questo, conclude Meta, “ha bisogno di tempo per l’organizzazione”. Intanto, il cammino prosegue: tante sono le istanze, ma anche tanta è la voglia di far crescere, sulle orme dei suoi martiri, una Chiesa giovane, nonostante ricca di storia.

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