Le famiglie croate devono rimarginare le ferite di guerra

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Mons. EncoDi Gianni Borsa
La crisi economica, la denatalità, l’emigrazione. Ma anche gli strascichi della guerra degli anni Novanta. Senza trascurare i più recenti fenomeni di secolarizzazione… Non mancano di certo le pressioni sulla vita familiare in Croazia. Dove però, di recente, è stato inserito nella Costituzione, per via referendaria e ad ampia maggioranza, il concetto di matrimonio come unione tra un uomo e una donna. In questo Paese, con una popolazione ancora a maggioranza cattolica, entrato a far parte dell’Ue da due anni, la Chiesa ha posto la famiglia in cima all’agenda. Quali, dunque, le attese per il prossimo Sinodo e le reazioni all’Instrumentum laboris? Ne parliamo con monsignor Enco Rodinis, segretario generale della Conferenza episcopale croata.
Da una prima lettura dell’Instrumentum laboris, le sembra che il documento raccolga le principali sfide che la famiglia incontra nella società odierna?
“Direi che nel testo sono state meglio esplicitate tante sfide davanti alle quali si trovano le famiglie di oggi e in particolare il cambiamento antropologico che tenta sempre più di trasformare l’immagine dell’uomo e della famiglia. Bisogna sottolineare come positivo questo ampliamento e arricchimento del documento. Con queste aggiunte, avvenute in base ai rapporti pervenuti dalle varie regioni del mondo, sono raccolti i principali nodi che la famiglia incontra nella società odierna”.
Quali temi erano emersi nel dibattito che ha preceduto la nuova fase sinodale?
“Il dibattito tra le due fasi sinodali si è svolto in contemporanea con i preparativi per il secondo Incontro nazionale delle famiglie cattoliche croate svoltosi l’aprile scorso a Rijeka, che come tema aveva ‘La Famiglia portatrice della vita, la speranza e il futuro della Croazia’. Il ciclo triennale di incontri nazionali, sul tema ‘Dalla teologia del corpo al Vangelo della vita’, aveva una specifica attenzione alla Evangelium Vitae di san Giovanni Paolo II. Inoltre, all’inizio dell’anno si è svolta la 55ma Settimana teologica-pastorale per i sacerdoti sul matrimonio e la famiglia, mentre a marzo si è tenuto un colloquio pastorale-catechetico con l’accento sulla pastorale dei fidanzati. Durante la plenaria della Conferenza episcopale, dedicata alla famiglia, i vescovi si sono soffermati sulla grave situazione demografica a causa della crescente denatalità e della nuova ondata emigratoria, legata alla crisi economica e all’ingresso nell’Ue: stanno lasciando la Croazia soprattutto i giovani e intere famiglie in età generativa”.
Nel documento si insiste sulla “realtà” delle famiglie di oggi, “tutte bisognose di misericordia”. Qual è, in questo senso, la situazione in Croazia?
“La realtà delle famiglie oggi in Croazia e molto simile a quelle di altri Paesi che vivono una transizione. Vorrei però menzionare una nostra specificità che è il disturbo post-traumatico da stress – causato dalla recente guerra per la patria degli anni ’90 – e le sofferenze ad esso collegate, come la violenza in famiglia e le varie specie di dipendenza, fra cui il gioco d’azzardo, l’alcolismo, la droga. Questi tipi di sofferenze richiedono una particolare cura pastorale, offerta dai vari consultori matrimoniali ecclesiali. E poi ci sono purtroppo molte famiglie che versano in povertà a causa della perdita del posto di lavoro, dei debiti o dell’usura”.
Pochi mesi or sono in Croazia si è svolto un referendum che ha deciso di iscrivere nella Costituzione il matrimonio come unione tra un uomo e una donna. Il tema delle unioni fra persone omosessuali come viene affrontato in Croazia?
“Nel dicembre 2013 si è svolto il referendum con il quale nella Costituzione della Repubblica di Croazia si è inserita la disposizione secondo la quale il matrimonio è una comunione di vita di un uomo e di una donna. Il referendum era stato preceduto da una campagna mediatica aggressiva e da un’evidente parzialità delle più alte cariche dello Stato. Per la definizione costituzionale del matrimonio ha votato il 66% degli elettori. Il risultato è parso anche una decisa reazione dei cittadini alla cosiddetta Educazione alla salute, imposta nelle scuole, la quale nel modulo sull’educazione sessuale presenta contenuti inaccettabili, mettendo in discussione il concetto di famiglia. Per quanto riguarda le unioni fra persone omosessuali, è un argomento che appare spesso nei media, mentre non succede lo stesso nella vita di tutti i giorni. Mi pare prevalga l’opinione secondo cui nel nostro Paese non siano molte le persone omosessuali; e dove vi sono, in genere le famiglie lo nascondono e non ne parlano in pubblico. La Chiesa non nega la cura pastorale ad alcun singolo o gruppo, ma in questo momento la pastorale delle persone con tendenza omosessuale è appena agli inizi”.
Cosa si augura che possa emergere dalla prossima assemblea sinodale di ottobre?
“Consci dell’importanza della relazionalità e dell’aspetto comunitario dell’essere umano, di fronte all’esagerata accentuazione dei diritti individuali, sarebbe opportuno mettere nuovamente l’accento su una chiara immagine di famiglia cristiana. Rivalorizzare l’impegno quotidiano della stragrande maggioranza delle persone che vivono la vita familiare, nonostante le oggettive difficoltà, e l’impegno a crescere i figli trasmettendo loro la fede e i valori morali. Bisognerebbe anche dare un ulteriore impulso alle chiese particolari, per accrescere le cure verso la famiglia, con la necessità di una formazione più adeguata dei candidati al sacerdozio e dei sacerdoti per una migliore pastorale familiare, catechetica e caritativa”.

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