Il popolo iraniano provato dall’embargo sui medicinali

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IranDi Daniele Rocchi

Milioni di vite sono a rischio in Iran a causa delle sanzioni economiche della comunità internazionale che stanno colpendo, tra le altre cose, l’importazione di medicinali e le attrezzature ospedaliere. Così il medico Fatemeh Hashemi Rafsanjani, figlia dell’ex presidente iraniano Ali Akbar Hâshemi Rafsanjâni, scriveva poco meno di tre anni fa al Segretario generale dell’Onu, Ban Ki-moon. Il medico guida la fondazione “Charity foundation special diseases”, una ong iraniana impegnata nel campo sanitario e che offre il suo sostegno a circa sei milioni di pazienti, molti dei quali bambini affetti da rare malattie genetiche, come anche emofilia, sclerosi multipla e cancro. A distanza di tempo quel grido è ancora vivo e a farlo risuonare è Aldo Morrone, presidente della Fondazione Ime, Istituto Mediterraneo di Ematologia, che negli ultimi 25 anni si è occupato di medicina transculturale, contribuendo a focalizzare l’attenzione del pubblico e delle istituzioni sulla salute dei migranti e delle fasce a rischio di emarginazione sociale.

Le sanzioni sul programma nucleare di Teheran non si rivolgono direttamente agli ospedali e al settore sanitario ma le misure imposte alle banche e le restrizioni commerciali rendono la vita difficile per i pazienti, conferma Morrone rientrato dall’Iran dopo un recente viaggio (29 maggio – 2 giugno) in cui ha potuto raccogliere la testimonianza diretta della stessa collega iraniana Rafsanjani. Con il medico italiano erano presenti anche alti rappresentanti dell’Ambasciata italiana e del Consolato, e esponenti delle Istituzioni locali. “Scopo dell’Ime – spiega Morrone – era riprendere i contatti e le collaborazioni tecnico-scientifiche con la Fondazione iraniana in virtù del fatto che ora il nostro Istituto si occupa anche di malattie che si sviluppano in ambito mediorientale e africano”. Il viaggio è servito a visitare diversi ospedali di Teheran, tra cui il grande centro trapianti di cellule staminali, “Taleghani”, dove ha sede la Fondazione delle malattie rare, quello della Mezzaluna rossa iraniana, “Nour Afshar” e altri istituti clinici di rilievo della capitale. “Parlando con tutti gli operatori sanitari, dai medici agli infermieri fino ai tecnici di laboratorio, – afferma il presidente dell’Ime – è emersa la gravità della situazione provocata in ambito sanitario dalle sanzioni economiche. È sempre più difficile reperire i medicinali necessari per la terapia dell’Hiv, per le malattie genetiche, piuttosto frequenti in Iran, ematologiche e dermatologiche complesse come anche le apparecchiature tecnologiche. Tale mancanza di farmaci è una sorta di effetto collaterale delle sanzioni che pure non dovrebbero colpire quei settori dai quali trae beneficio la popolazione iraniana come medicina e agricoltura”. Accade invece che le farmacie e gli ospedali hanno difficoltà a reperire medicine e apparecchiature mediche, che i medici non abbiano sempre la possibilità di partecipare a convegni medici internazionali, necessari alla loro formazione, a causa di visti di ingresso difficili da ottenere.

Qualcosa si muove, come testimonia l’accordo siglato il 31 maggio tra l’Ime e la “Charity foundation special diseases” della dottoressa Rafsanjani che riguarda la tecnologia e la ricerca su alcune malattie genetiche, ematologiche e dermatologiche e lo scambio di delegazioni tra Iran e Italia. “L’accordo – spiega Morrone – non infrange le sanzioni in quanto si tratta di uno scambio di expertise tra due centri di ricerca, è un accordo di natura scientifica che non prevede nessun invio e uso di apparecchiature mediche”. Dalla Fondazione iraniana è arrivata anche la disponibilità a “supportare l’assistenza di rifugiati siriani che l’Ime porta avanti in Libano, nel Mediterraneo e in Africa”. Dal canto loro i medici iraniani, afferma il presidente dell’Ime, “hanno aumentato tutte le attività essenziali come la ricerca tecnologica per migliorare l’appropriatezza delle cure. Si tratta di metodi usati dai Paesi in difficoltà per risparmiare e convogliare maggiori risorse a settori strategici per la popolazione, come la sanità. Medici, tecnici e infermieri lavorano con grande competenza grazie ai finanziamenti interni. L’Iran, infatti, non è un Paese povero. Le sanzioni, inoltre, hanno risvegliato anche un certo orgoglio e rafforzato la volontà di implementare i rapporti internazionali come testimonia l’idea di organizzare a Teheran, entro il 2015, un congresso medico-scientifico internazionale”. In attesa di vedere rimosse le sanzioni come accadrebbe se entro la fine del mese venisse siglato l’accordo sul nucleare. “Sarebbe un fatto storico – conclude Morrone – gli iraniani contano molto su questa firma. Dai colloqui di Losanna di fine marzo scorso era, infatti, emersa la possibilità che grandi aziende farmaceutiche svizzere potessero riprendere le loro attività in Iran. Con grande beneficio per la popolazione provata”.

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