Primo incontro dei delegati diocesani al Convegno di Firenze 2015

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MenichelliDi Sauro Brandoni

DIOCESI – Il primo dei due previsti incontri dei delegati delle 13 diocesi delle Marche al 5° Convegno nazionale ecclesiale di Firenze 2015 ha avuto luogo presso la Domus “Stella Maris” di Colle Ameno di Ancona. All’appuntamento convocato per riflettere e confrontarsi sulla Traccia predisposta dal Comitato preparatorio sul tema “In Gesù Cristo il nuovo umanesimo” hanno  preso parte anche i membri del Servizio per l’attuazione  del 2° Convegno Ecclesiale Marchigiano (SeRAC), della Commissione regionale per il laicato, della Consulta regionale di Associazioni e Movimenti e dell’Ufficio Regionale per la Famiglia.

Per la nostra diocesi erano presenti:
Don Giuseppe Giudici, direttore dell’Ufficio Pastorale del Mare
Adamo di Giacinti, Presidente diocesano Azione Cattolica
Sabatino di Serafino, Presidente Unitalsi
Alessandra Mastri, giovane della Parrocchia Madonna della Speranza e collaboratrice del giornale diocesano L’Ancora
Alessandro Vannicola, giovane della Missio Diocesana
Chiara Verdecchia, impegnata in Diocesi in vari settori tra cui gli oratori diocesani, Pedagogista, formatrice e counselor presso l’università di Urbino

L’Arcivescovo di Ancona-Osimo e presidente della Conferenza Episcopale Marchigiana, il Cardinale Edoardo Menichelli nel porgere il suo saluto ai partecipanti ha auspicato di avvicinarsi al grande evento di novembre camminando insieme, con discernimento comunitario in piena e fraterna comunione, fidandoci della potenza dello Spirito Santo; dovrà essere un evento di preghiera, di ascolto e di confronto: è sul campo che vanno colte e interpretate le attese del popolo cristiano alla ricerca di un nuovo umanesimo che dia una risposta alla crisi antropologica. Occorre farlo tenendo conto dei linguaggi dell’oggi, compreso quello della tecnica e della comunicazione sociale, ma integrandoli con quelli dell’arte, della bellezza e della liturgia. La speranza è di rintracciare strade che conducano tutti a convergere in Cristo, che è il fulcro del nuovo umanesimo.

Il Vescovo di Camerino-San Severino mons. Francesco Giovanni Brugnaro, delegato dalla CEM a guidare  il percorso partecipativo verso Firenze ha poi svolto una meditazione sulla cosiddetta Giornata di Cafarnao del Vangelo di Marco (1,21-34) un’icona biblica significativa per comprendere la fedeltà di Dio. L’insegnamento di Gesù provoca lo stupore meravigliato degli abitanti di Cafarnao che non comprendono l’autorità con cui Egli parla e insegna, autorità riconosciuta e temuta anche dai demoni. L’evangelista – ha sottolineato mons. Brugnaro – ci racconta un esorcismo, la cacciata di un demonio, che rappresenta la grande lotta contro l’avversario dell’uomo e di Dio. Gesù è venuto per lottare in favore dell’uomo, per umanizzarlo restituendogli libertà. Marco ci fa riconoscere (anche con l’uso di verbi significativi per il convegno) la nuova e autentica prossimità di Dio: Gesù esce dalla sinagoga, entra nella casa di Simone, ascolta la richiesta a favore della suocera malata e le ridà la salute. Abitando nella casa di Simone, Gesù risana la suocera; farla alzare (movimento che evidenzia il passaggio da una situazione d’impotenza alla possibilità di riprendere il cammino) è un gesto che evoca la risurrezione e un segno che anticipa la vittoria sulla morte (trasfigurazione). La guarigione è finalizzata al servizio: liberati dal male, siamo liberi per il bene che è servire e amare. Compare poi una folla di uomini e di donne che si accalcano alla porta (limite tra dentro e fuori) della casa di Simone mentre Gesù  “guarì molti che erano affetti da varie malattie e scacciò molti demoni”. E’ il volto di Dio che incontra l’uomo che soffre, bisognoso di salvezza, di guarigione, di liberazione. La porta della casa umile e povera di Simone può essere colta come simbolo della Chiesa, luogo di mediazione dell’incontro di Gesù con ogni uomo che ha necessità di essere guarito.

Il prof. Sergio Belardinelli, docente di sociologia presso l’Università di Bologna, impegnato nella diocesi di Fano e componente della giunta nazionale incaricata di preparare il convegno di novembre ha poi illustrato il senso della Traccia e introdotto il lavoro dei cinque gruppi, uno per ogni verbo suggerito (Uscire, Annunciare, Abitare, Educare, Trasfigurare). La Traccia – ha chiarito il relatore – non è un documento ma l’indicazione di una strada dove ognuno può esercitare la sua creatività e il proprio discernimento.  Quando Gesù parla come descritto dall’evangelista Marco  costruisce comunità. Essere insieme agli altri è la nostra natura costitutiva. I delegati al Convegno di Firenze devono sentirsi della comunità. Gesù è la chiave del nuovo umanesimo, non teorico, ma che sa farsi prassi, che vede i bisogni dell’uomo e si ferma per sanare e guarire.

I cinque verbi della Traccia vanno letti all’interno dell’intero contesto del documento preparatorio di cui i verbi sono solo la parte finale. Occorre avere consapevolezza della realtà in cui oggi siamo coinvolti e di accettare le grandi sfide della modernità, senza complessi, consapevoli che i cattolici hanno qualcosa da dire a tutti i livelli di fronte ai problemi drammatici posti dalla realtà sociale. A fronte di un sostanziale dissolvimento dell’idea stessa di comunità la Chiesa deve rilanciare questa prospettiva vivendola prima di tutto essa stessa al suo interno. Solo una comunità evangelizzatrice riesce a raccogliere le sfide del tempo presente e ad offrirne risposte concrete ponendo come paradigma quello dell’amore il quale costituisce l’elemento fondante dell’umanesimo di Gesù. L’altro va accolto affinché io possa arricchirmi della sua storia ed esperienza. Il “diverso è una opportunità, è un elemento di crescita della nostra fede e della nostra civiltà.

Il 2° incontro dei delegati marchigiani al Convegno di Firenze si svolgerà sabato 26 settembre 2015 a Loreto. (Sauro Brandoni)

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