La comunità diaconale in ritiro spirituale con padre Silvano Nicoli

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Di E. I.

DIOCESI – Dal 17 al 20 giugno si sono tenuti gli esercizi spirituali presso Villa Nazaret, località Fermo, a chiusura dell’anno 2014/15 del nostro percorso formativo, che il vescovo Carlo ha voluto iniziare in questo nuovo anno.

Un percorso formativo che ha visto impegnati sia i diaconi permanenti che i candidati e aspiranti al diaconato. Sono stati 15 incontri formativi più 2 ritiri giornalieri: a Natale e Pasqua. Tre le tematiche: la prima biblica, sulla prima lettera ai Corinti, curata da don Patrizio Spina; la seconda morale, sulla teoria Gender, curata dal nostro vescovo Carlo; la terza catechetica, spiegazione del documento della CEI: incontriamo Gesù  curata da don Dino Pirri.

La formazione è stata conclusa da questi quattro giorni di esercizi tenuti dal nostro neo padre spirituale padre Silvano Nicoli, con la presenza del nostro delegato don Elvezio di Matteo.

Erano presenti i diaconi Walter Gandolfi, Giovanni Vai, Giovanni Bettone, Vittorio Cannibali,Sandro Girolami, Piero Tommaso Ciboddo, Pietro Mazzocchi,Lorenzo Capocasa, Giovanni Scarciglia; i candidati Luciano Caporossi, Imbrescia Emanuele; i neo aspiranti Berardo Ferretti, Natale Flaviano Marinozzi.

Tutto si è svolto sotto un bellissimo clima di fraternità con al centro la figura di Cristo servo. Abbiamo iniziato il ritiro nel pomeriggio di mercoledì 17 alle h17 con la presentazione del Deserto come luogo di silenzio, meditazione, riflessione dove Dio parla nel cuore in questi quattro giorni di silenzio e nel quale si inserivano le meditazioni di P. Silvano: il deserto, luogo per riscoprire il sentirsi amato da Dio; il servizio, icona di Gesù servo; la figura del diacono, identità; la figura del diacono Stefano; spiritualità diaconale.

Nella prima meditazione, ci è stato presentato il deserto come condizione per entrare in noi stessi citando il profeta Ossa 2,16 per ricordare che nel deserto Dio parla nel cuore. In questo luogo, Dio ci aiuta a rivedere la nostra vita che è suo dono e ci ricorda che è sempre un ripartire dalla terra del padre, chiamata che poi porta sempre all’uscita. Un luogo dove si trova anche il confronto con noi stessi, dove l’uomo riconosce il suo modo di essere. Nel silenzio di Dio possiamo sentire il suo amore.

Nella seconda meditazione, ci è stato presentato il servizio ripercorrendo il testo di Gv 13,1-17 della lavanda dei piedi come veri gesto d’amore e vera carità. In questo gesto, Gesù mostra il fondamento dell’umiltà, dell’abbassamento: un gesto che Gesù ha mostrato come esempio, gesto che ognuno di noi deve fare per primo nella famiglia nel nostro primo sacramento, il matrimonio. Proseguendo, siamo stati invitati a non reagire come Pietro il quale rimane perplesso dell’abbassamento di Gesù, il quale non accettava in Gesù l’immagine di Dio, del Dio umile e amico, servitore che si fa carico dell’altro che ha di fronte. Ci siamo soffermati sull’espressione  “dovete” lavarvi i piedi “come” io ho fatto voi.

“Dovete”: un gesto importante che da gesto simbolico diventa gesto di vita; l’atteggiamento da assumere nel servizio, un servizio non tanto materiale ma il servizio come vita, una vita che non deve imitare Gesù perché lui non si imita ma in Gesù ci si conforma. L’uomo si conferma a Dio quando si apre e ama l’altro: dono sincero di sè.

Nella terza meditazione, la figura del diacono, identitá. Ci è stato presentato Gesù come modello di diaconia per l’uomo: il Cristo servo, colui che serve focalizzando il primo elemento. Dove nasce questo servizio? Dal ministero stesso del sacramento dell’Ordine. Questo ministero ci configura a Cristo. Il diacono è l’uomo preposto ad essere un immagine del servizio; deve portare l’assemblea verso il servizio. Egli è consacrato al servizio, è chiamato a promuovere delle occasioni di incontro e di dialogo, a scoprire i bisogni delle persone.

Nella quarta meditazione, la figura del diacono Stefano At 6,1-7.7,54-60. Stefano primo diacono  martire, uomo pieno di Spirito e sapienza il più celebre dei sette diaconi scelti dagli apostoli per la divisione dei compiti tra gli apostoli: separare le mense dalla parola. È stato toccato lo Stefano nel servizio e lo Stefano come testimone. Questa scelta degli apostoli nella scelta dei diacono sta oggi a significare prima e poi  che la chiesa aveva e ha una necessità ben precise di distribuire bene i compiti con una distinzioni di ruoli. La diaconia ha un suo ministero,viene dallo Spirito di Dio non da noi. C’è una chiamata, una chiamata fatta con criterio altrimenti il servizio può essere fine a se stesso.

Stefano come testimone: un servizio che poi passa al martirio perché la chiamata ha sempre un suo prezzo: una vita piena di sofferenze tribolazioni ma anche di gioia e pace. Stefano al momento della sua morte si sente nella Trinità, sperimenta su di lui il tutto, porta fuori quello che vive nel suo corpo: Cristo. Nel finale di questa meditazione padre Silvano ci ha lasciato con queste tre domande: a che cosa Dio mi chiama? Come posso rendermi idoneo alla mia vocazione? Come individuare ciò che la ostacola e ciò che la favorisce?

Nella quinta meditazione. ci è stata presentata la spiritualità diaconale. Spiritualità come lasciarsi abitare dallo spirito di Dio. La nostra vita è abitata da questo spirito per la grazia dello stesso sacramento dell’Ordine che viene donata il giorno dell’ordinazione, stessa grazia già data prima sempre nel battesimo. Una spiritualità che deve essere sempre alimentata e nutrita dal suo servizio.

Il primato della vita spirituale deve essere la cosa più importante per un diacono. Cristo è il servizio per eccellenza e il diacono è chiamato anche qui a conformarsi a questo servizio. Come viverla? Come la lavanda dei piedi, gesto che non è finito lì sul momento, con il momento di preghiera personale, con l’eucarestia fonte e culmine. Dove viverla? Sicuramente per primo nell’ambito matrimoniale poi al sociale dove siamo a contatto tutti i giorni: diocesi, parrocchia, lavori, amici, ovunque poi ci troviamo. Per finire poi ci ha letto vari numeri dell’Evangelii Gaudium 78: le tentazioni degli operatori pastorali: le osservanze; 81: no all’accidia egoista; 82: attività vissute male;85:sensi di sconfitta; 86:deserto spirituale, ambiente arido; la mia presenza è piatta;93: no alla mondanità spirituale, la gloria e il benessere personali in primo piano;98: no alla guerra tra di noi, lottizzare le proprie realtà. Dopo questa serie di numeri, P. Silvano concludeva dicendo che la vita spirituale di ognuno di noi si deve condurre con intelletto e volontà mettendo l’amore di Cristo nel servizio: crescere dal di dentro l’uomo nascosto nell’interiore. Quando stiamo bene dentro Dio lavora in noi e la vita spirituale vuole che tu vada avanti di giorno in giorno.

Nella mattinata di sabato, per finire, abbiamo rivisto tutti gli incontri passati di questo anno come una verifica, condividendo ognuno il suo pensiero per poi passare a visionare il nuovo programma che il nostro vescovo ci ha già preparato per il nuovo anno pastorale 2015/16.

Concludo con una mia piccola testimonianza di vita che ho vissuto in questi giorni. Oltre al grande valore del silenzio che abbiamo osservato, ho vissuto in maniera molto viva questo aspetto sulla spiritualità diaconale senza la quale non riusciamo a mettere in pratica ciò per cui siamo stati chiamati. E’ stata per me una vera e propria sosta di spirito, un momento in cui tutti ne abbiamo approfittato per ricaricare le batterie in una vita ormai che è sempre tutta di corsa tra famiglia diocesi parrocchia studi lavoro e amicizie. E’ veramente bello servire la Chiesa nella sua immensa grandezza: ora da candidato che sono, mi rimetto in cammino cercando di mettere in pratica quanto ci è stato detto in questi giorni per andare sempre più preparato verso questo grande ministero a cui sono stato chiamato… quando e come Dio vorrà.

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