La Chiesa riparte dalle situazioni reali delle famiglie

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SinodoDi M. M. Nicolais
Un “nuovo passo”, per un “accompagnamento differenziato” delle famiglie, particolarmente quelle ferite e fragili, tramite un “discernimento prudente e misericordioso” e “la capacità di cogliere nel concreto la diversità delle singole situazioni”. È l’Instrumentum laboris per la XIV Assemblea ordinaria del Sinodo dei vescovi, reso pubblico oggi. Il testo è frutto della “Relatio Synodi” – di cui ampie parti vengono confermate – integrata dalle 99 risposte ai “Lineamenta”, oltre alle 359 osservazioni “inviate liberamente da diocesi e parrocchie, associazioni ecclesiali e gruppi spontanei di fedeli, movimenti e organizzazioni civili, numerose famiglie e singoli credenti”, come ha spiegato il cardinale Lorenzo Baldisseri, segretario generale del Sinodo dei vescovi, presentando il documento ai giornalisti. “Per la Chiesa si tratta di partire dalle situazioni concrete delle famiglie di oggi, tutte bisognose di misericordia, cominciando da quelle più sofferenti”, si legge nel testo, che si articola in tre parti: l’ascolto delle sfide sulla famiglia, il discernimento della sua vocazione, la riflessione sulla sua missione. Tra le sfide da raccogliere – elencate nella prima parte, che contiene ben 18 paragrafi nuovi – anche quella dell’”ecologia integrale”, appena proposta nella nuova enciclica del Papa, per superare “inequità ed esclusione sociale”. Ci vuole una “morale della grazia”, per far “scoprire e fiorire la bellezza delle virtù proprie della vita matrimoniale” e far passare ai giovani la paura di sposarsi per paura di fallire. Altra verità da riproporre, quella della “differenza” tra uomo e donna; sulla contraccezione, il riferimento imprescindibile resta l’”Humanae vitae”. L’icona è quella di Gesù che accompagna i discepoli di Emmaus: “A volte occorre rimanere accanto e ascoltare in silenzio; altre, porsi davanti per indicare la via su cui procedere; altre ancora, stare dietro per sostenere e incoraggiare”.
Il ruolo delle donne nella formazione dei preti. “Può contribuire al riconoscimento del ruolo determinante delle donne una maggiore valorizzazione della loro responsabilità nella Chiesa: il loro intervento nei processi decisionali; la loro partecipazione, non solo formale, al governo di alcune istituzioni; il loro coinvolgimento nella formazione dei ministri ordinati”. È una delle novità dell’Instrumentum laboris, in cui è inserito un paragrafo apposito sul “ruolo delle donne”.
“Ampio consenso” sulla nullità e “servizi gratuiti” nelle diocesi per coppie in crisi. “Ampio consenso”, tra i padri sinodali, “sull’opportunità di rendere più accessibili e agili, possibilmente gratuite, le procedure per il riconoscimento dei casi di nullità matrimoniale”: una proposta innovativa, in questo senso, è quella di “istituire nelle diocesi un servizio stabile di consulenza”, in cui devono essere “garantiti, in maniera gratuita, i servizi di informazione, consulenza e mediazione collegati alla pastorale familiare, specialmente a disposizione di persone separate o di coppie in crisi”. Circa la “doppia sentenza conforme” per ottenere la nullità del vincolo, c’è “convergenza” sul suo “superamento”: viceversa, “non riscuote unanime consenso la possibilità di un procedimento amministrativo sotto la responsabilità del vescovo diocesano”.
Accoglienza e integrazione per divorziati risposati. Niente “esclusione” dei divorziati risposati: anzi, “sempre maggiore integrazione nella comunità cristiana”, tramite “cammini” preceduti “da un opportuno discernimento da parte dei pastori circa l’irreversibilità della situazione e la vita di fede della coppia in nuova unione”. “Accoglienza” e “integrazione” le due parole-chiave, nell’ottica di “una legge di gradualità rispettosa della maturazione delle coscienze”. “C’è un comune accordo sull’ipotesi di un itinerario di riconciliazione o via penitenziale, sotto l’autorità del vescovo, per i fedeli divorziati risposati civilmente che si trovano in situazione di convivenza irreversibile”, si apprende dall’Instrumentum laboris, in cui alcuni padri suggeriscono “un percorso di presa di coscienza del fallimento e delle ferite da esso prodotte, con pentimento, verifica dell’eventuale nullità del matrimonio, impegno alla comunione spirituale e decisione di vivere in continenza”. Altri padri, tuttavia, “per via penitenziale intendono un processo di chiarificazione e di nuovo orientamento, dopo il fallimento vissuto, accompagnato da un presbitero a ciò deputato”. Questo processo, in base a tale proposta, “dovrebbe condurre l’interessato a un giudizio onesto sulla propria condizione, in cui anche lo stesso presbitero possa maturare una sua valutazione per poter far uso della potestà di legare e sciogliere in modo adeguato alla situazione”. Quanto alla prassi matrimoniale delle Chiese ortodosse di benedire le seconde unioni, è di per sé “una celebrazione penitenziale”, e va intesa “come condiscendenza pastorale nei confronti dei matrimoni falliti, senza mettere in discussione l’ideale della monogamia assoluta, ovvero dell’unità del matrimonio”.
“Non esiste fondamento alcuno per assimilare o stabilire analogie, neppure remote, tra le unioni omosessuali e il disegno di Dio sul matrimonio e la famiglia”. È la posizione della Chiesa sulle unioni gay, ripresa dalla lettera in materia della Congregazione per la dottrina della fede, citata sia nella “Relatio Synodi” che nell’Instrumentum laboris di oggi. “Ogni persona – l’approfondimento del documento odierno – indipendentemente dalla propria tendenza sessuale, va rispettata nella sua dignità e accolta con sensibilità e delicatezza, sia nella Chiesa che nella società”. “Sarebbe auspicabile – la proposta – che i progetti pastorali diocesani riservassero una specifica attenzione all’accompagnamento delle famiglie in cui vivono persone con tendenza omosessuale e di queste stesse persone”.

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