Serve un progetto condiviso per far rinascere la città

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cappdi Giovanna Pasqualin Traversa
Roma “deve rinascere moralmente e spiritualmente… La nostra città ha bisogno di questa rinascita”. Come sempre Papa Francesco non ha usato mezzi termini inaugurando, la sera di domenica 14 giugno, il convegno diocesano di Roma. Parole non nuove. Lo scorso 31 dicembre, a poche settimane dall’apertura dell’inchiesta su Mafia Capitale, nell’omelia del Te Deum ammoniva: “Senz’altro le gravi vicende di corruzione, emerse di recente, richiedono una seria e consapevole conversione dei cuori per una rinascita spirituale e morale, come pure per un rinnovato impegno per costruire una città più giusta e solidale… È necessario un grande e quotidiano atteggiamento di libertà cristiana”. Conversione, rinascita, impegno, coraggio: il vescovo di Roma chiede a tutti noi un sussulto di responsabilità prima che la “spuzza” diventi un veleno mortale. Intanto i fratelli Vanzina annunciano che su Mafia Capitale faranno un film e che nel ruolo del truffato ci sarà Christian De Sica. Un modo per “buttare in caciara” una vicenda serissima con risvolti d’inimmaginabile bassezza morale nello sfruttamento dei più deboli, o un remake della celebre locuzione “Castigat ridendo mores?”. Nel frattempo abbiamo chiesto ai responsabili di alcune associazioni cattoliche romane come pensano di rispondere concretamente all’appello di Francesco.Un progetto condiviso per Roma. “Mentre continuiamo a sviluppare progetti in risposta alle povertà del territorio, in particolare contro lo spreco alimentare e sul versante dell’esigibilità dei diritti, stiamo ragionando sulle azioni da intraprendere contro la corruzione”, ci risponde Lidia Borzì, presidente sezione romana Acli. “Siamo turbati e preoccupati – afferma -, sentiamo serpeggiare tra la gente paura e sfiducia nelle istituzioni e avvertiamo la necessità di un’azione di risposta in termini di trasparenza e legalità, che si declini sia nella prosecuzione dell’impegno quotidiano di ognuno di noi nel proprio piccolo, sia in un’azione ad ampio respiro, magari in rete con altre associazioni, cattoliche e non”. Questo “non è il momento delle dichiarazioni ma quello della riflessione per arrivare a un progetto condiviso per la nostra città”.

Educazione e formazione.
Anche per Emma Ciccarelli, presidente Forum associazioni familiari Lazio, “il monito del Papa ci riguarda tutti, cattolici e non”. “Progetti ad hoc non ne abbiamo – ammette -, ma riteniamo che vada potenziata ulteriormente la promozione della dottrina sociale della Chiesa in ambito cattolico, e che certe commistioni d’interessi vadano segnalate con coraggio”. Parola d’ordine, continuare a sensibilizzare “la nostra diocesi” sulla necessità di maggiore “formazione dei cattolici alla cittadinanza attiva e al servizio al bene comune”, e sollecitare “le nostre famiglie ad avere il coraggio di immischiarsi nella scuola, nei municipi, nella politica” per recuperare “una presenza di qualità, con gente forte nella fede” e al tempo stesso “preparata e consapevole del servizio che è chiamata a svolgere”. Di formazione parla anche Francesco Scoppola, responsabile regionale Agesci Lazio: “Ci siamo molto interrogati, e la nostra risposta non può che continuare ad essere di tipo educativo”. Una formazione che, sostiene parlando anche a nome dell’altra responsabile regionale, Francesca Orlandi, e dell’assistente fra’ Paolo Benanti, “mira a educare alla legalità ma prima ancora alla giustizia. Ai nostri ragazzi vogliamo far capire che non tutta la politica è marcia, e che vale la pena impegnarsi nell’ottica di servizio alla città”. Forse, ammette, “c’è bisogno di maggiore respiro pedagogico”.

L’arma del Vangelo.
Su una linea più “spirituale” si muove la presidente diocesana di Azione Cattolica, Rosa Calabria: “Non abbiamo un progetto specifico, il nostro è uno stile di vita che a partire dalle piccole cose si esprime nella testimonianza di una fede il più possibile coerente al Vangelo e incarnata nella vita di ogni giorno”. In questo modo, aggiunge, “tentiamo di trasmettere ai giovani i valori cristiani e la conoscenza e l’attenzione al territorio, e cerchiamo di essere un grillo parlante con le antenne sulla città”. “La risposta è una sola: ri-evangelizzare”, scandisce Giampiero Donnini, segretario del Cammino neocatecumenale di Roma, “Il problema – spiega – è che questa città non ha più fede. Non c’è bisogno di pensare a chissà quali iniziative contro la corruzione, occorre fare quello che proponiamo da anni: introdurre in ogni parrocchia il catecumenato post-battesimale per gli adulti e l’educazione permanente alla fede. Solo dalla conversione del cuore possono discendere i frutti di un impegno onesto in politica per il bene della città e per la sua rinascita morale”.

 

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