La Prima Guerra mondiale come nessuno l’ha mai raccontata…

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Grande GuerraDi Antonio Gaspari da Zenit

La Prima Guerra mondiale è stata una vera carneficina. Un conflitto che ha provocato 20 milioni di morti – probabilmente anche 60 se si contano le vittime delle epidemie ad esso collegate – probabilmente il più sanguinoso dell’intera storia umana.

Una guerra le cui ragioni sono il peggior verso della meschinità: bramosia di territori da conquistare, rancori e rivendicazioni, lotte interne per il potere, interessi economici, corruzione politica e una ideologia di morte che sembrava aver contagiato governanti e intellettuali. Un conflitto armato che fu acceso da un manipolo di invasati, giovani terroristi e fanatici. Un conflitto mondiale che Papa Benedetto XV condannò come “inutile strage”. Se i governi avessero dato retta al Papa, quante vittime, sofferenze, dolore, lacrime sarebbero state risparmiate all’umanità!

Tra i tanti libri pubblicati in occasione del centenario dell’inizio del conflitto, spicca per originalità, conoscenza, documentazione e coraggio il titolo “Maledetta Guerra”, scritto da Lorenzo Del Boca e pubblicato da Piemme. Rivelando storie inedite, ricostruendo fatti che erano stati cancellati dal “politically correct”, del Boca, storico e scrittore, già autore di titoli di successo, racconta le tante vicende che la retorica ufficiale e i libri di scuola hanno cancellato.

Rivelando testi poco conosciuti, indagando sulla vita e sui comportamenti dei personaggi che guidarono e sostennero il massacro, lo scrittore ha scritto una inchiesta dal ritmo incessante, che parte dalla origini del conflitto, ovvero da quel manipolo di giovani terroristi che non furono presi sul serio e che, in alcune cancellerie, furono incoraggiati a compiere il delitto, fino alla ‘voglia di guerra’ che scoppiò tra le diverse nazioni Europee: Gran Bretagna, Francia, Austria, Germania.

L’Italia, all’epoca, stava nel mezzo, contesa tra un fronte e l’altro. I politici e la Monarchia italiana stettero al gioco nel farsi corrompere da l’una e dall’altra parte, giocando su chi offriva di più. Il nostro paese non era affatto preparato ad un conflitto militare, ma nelle bocche dei generali, degli interventisti e delle avanguardie intellettuali, futuristi in primis, tutti avevano voglia di arruolarsi e andare a combattere al fronte, gonfi di una irresponsabile e criminale voglia di offendere e uccidere.

Giovanni Papini scrisse sull’edizione di Lacerba del 1° ottobre 1914 un articolo dal titolo “Amiamo la Guerra”. Queste le parole di orribile esaltazione: “Finalmente stiamo pagando la decima delle anime per la ripulitura della terra! Ci voleva alla fine, un caldo bagno di sangue nero dopo tanti umidicci e tiepidumi di latte materno e di lacrime fraterne. E’ finita la siesta della vigliaccheria, della diplomazia, dell’ipocrisia e della pacioseria”

Anticipando gli orrori che verranno dopo, Papini aggiungeva: “Siamo troppi. La guerra è un operazione maltusiana. Perché provvede a selezionare la razza, offrendo più possibilità ai forti togliendo di mezzo i deboli”, ed ancora: “Una corsa all’uccidersi per diventare migliori. Amiamo la guerra e assaporiamola da buongustai finchè dura”.

Filippo Tommaso Marinetti nel Manifesto dei Futuristi, che rese pubblico nel 1909, scrisse che la guerra doveva essere “auspicata e favorita, e non malgrado i morti che avrebbe provocato ma proprio per quello”; occorreva considerarla “igiene del mondo” perché consentiva “una salutare pulizia delle scorie sociali, la prova del fuoco che doveva rigenerare la nazione”. “Solo con un bagno di sangue avrebbe potuto superare la società pantofolaia per irrompere nel mondo nuovo”.

Per avere un’idea di cosa veramente accadde in questo capitolo buio dell’Italia e del mondo, Del Boca è andato a cercare lettere e diari dei tanti che marcivano nelle trincee. Ed ha scoperto un altro mondo. Quei fogli intrisi di sangue raccontano un’altra guerra: insensata, combattuta con armi vecchie, indumenti inadeguati, cartine sbagliate, con i piedi a mollo nel fango delle trincee, i gomiti appoggiati sulla neve, cercando di nutrirsi tra cadaveri smembrati e latrine diffuse.

Scrive Del Boca: “Altro che epica e eroismo, altro che medaglie al valore. Dalla voce di soldati traspare il dolore, la sofferenza, la costrizione di obbedire a ordini spesso insensati e la voglia di mandarli tutti a quel Paese”. Al fronte rintanati nelle trincee, nemmeno i gironi dell’inferno potevano apparire più spaventosamente crudeli. Qualcuno descrisse le trincee come “catacombe a cielo aperto”, perché era molto più facile morire che sopravvivere.

Un giovane soldato italiano scriveva in una lettera riportata nel libro: “A casa non volevo fare visita a un defunto, nemmeno un parente, perché mi sentivo mancare. Qui faccio colazione seduto su gente sbudellata”. Ed un altro: “Dovunque è fango, immondizie, mucchi di vestiti, indumenti di morti, gavette, residui di cibo, sterco. Morti nostri e loro di cui sale il lezzo fin qui […] Sul tavolato delle trincee ci sono ancora brandelli di carne e grumi di sangue fin dal giorno in cui le bombe schizzarono via i poveri soldati. Nessuno prende i corpi. Si spara anche ai portantini che provano a dar sepoltura alle salme”.

Folli e criminali, i generali italiani pensavano di combattere e vincere la guerra con ondate di soldati che uscivano dalle trincee e andavano ad attaccare il nemico con la baionetta. Mentre quelli dall’altra parte piazzavano le mitragliatrice e sparavano su tutto ciò che si muovesse. La cosa più atroce era infatti che chi per ragioni diverse dissentiva o semplicemente non si alzava per andare incontro alla mitragliatrice nemica, veniva ucciso o mitragliato dai soldati che erano dietro e che vigilavano contro vigliacchi e disertori.

Del Boca dedica un intero capitolo a quei poveri soldati, tra i più saggi che tentarono di impedire o perlomeno di limitare l’inutile strage. Si tratta di persone che sono state uccise dai plotoni di esecuzione. Il generale Luigi Cadorna, capo di Stato Maggiore premiava con medaglie ed encomi tutti gli ufficiali e sottoufficiali che uccidevano a sangue freddo coloro che esitavano ad andare con la baionetta contro le mitragliatrici austriache.

Crimini su crimini. Del Boca ne racconta la vera storia. C’è da sperare che il suo libro venga letto nelle scuole affinchè le nuove generazioni sappiano esattamente di quali crimini si sono macchiati tutti coloro che scatenarono quella carneficina. E che ciò sia un monito anche per coloro che ancora oggi di fronte ai problemi politici invocano offese e assassinii. Perché ognuno possa davvero pensare e dire a gran voce: “Mai più guerra!”.

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