A Tu per Tu con Suor Bertilla, delle Suore Concezioniste a Sant’egidio Alla Vibrata

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Suoradi Sara De Simplicio

SANT’EGIDIO ALLA VIBRATA – A Sant’Egidio alla Vibrata esiste, ormai da tempo, una bella e florida realtà: si tratta di quella della Scuola Materna delle Suore Concezioniste che, ogni anno, accoglie un numero crescente di bambini e alla cui guida c’è Modesta Ferri, ovvero Suor Bertilla, una suora tutta “fede e sprint”, quarta di undici figli, che non sembra affatto sentire i suoi 74 anni (peraltro portati più che egregiamente) e che dimostra di avere tanta energia, entusiasmo e amore a Cristo: questo il segreto della forza e del buon nome di una scuola dell’infanzia che, ad oggi, conta più di 65 bambini.

Suor Bertilla, ci racconti intanto la sua storia: come e quando è nata la sua vocazione?
La mia vocazione nasce quasi con me. Infatti, fin da quando ero bambina ho sempre sentito dentro di me un forte desiderio di essere suora come quelle che spesso vedevo passare nel mio paese natale, a Valle Castellana, e la cui vista mi lasciava sempre un segno profondo nel cuore. Passata la fase dell’adolescenza, quando iniziai a riflettere davvero sulla strada da percorrere non esitai un minuto: nonostante la mia famiglia non fosse molto d’accordo, specialmente mia madre, io non ebbi dubbi sul fatto che sarei voluta essere una suora, per di più missionaria. Quando leggevo le riviste che lasciavano, infatti, sentivo ogni volta dentro di me la conferma che quella era la mia strada, la strada giusta: l’importante per me era essere suora e così a 19 anni entrai felice in convento, preferendo a tutti l’ordine dell’Immacolata Concezione, dedito all’istruzione e all’educazione dei giovani.

Quando è iniziata la sua storia di suora ed insegnante a Sant’Egidio alla Vibrata?
Sono stata qui più volte e in periodi diversi: ad oggi sono passati tre anni dal mio rientro a Sant’Egidio alla Vibrata. Per molti anni, infatti, sono stata in Brasile, nelle periferie di Paranà e di San Paolo, per avviare e gestire alcune missioni: lì mi sono dedicata alle catechesi con un riguardo particolare ai giovani e ho vissuto esperienze bellissime ed indimenticabili, dalle quali ho tratto un importante insegnamento: quando si parte per dare qualcosa, alla fine in realtà, si finisce sempre col ricevere..perché il donare non ti toglie nulla e, al contrario, ti arricchisce.

C’è un luogo particolarmente caro nel quale ha “lasciato” il cuore?
Io dico sempre che il mio cuore viene sempre con me. Nonostante io abbia girato un po’ il mondo, ho sempre creduto che fosse giusto viversi il momento ed accettare la realtà nella quale ci si trova a vivere senza tuffi nostalgici e senza troppi slanci futuri. Ho imparato a vivermi fino in fondo il momento presente: per questo quando parto dico sempre che non lascio il mio cuore ma porto tutti via con me, cercando di accettare con serenità le esperienze che la vita mi pone di fronte. Mi sento libera dal passato e cerco di dare il meglio nell’oggi perché Dio non ha detto “Io ero” o “Io sarò” ma ha detto “Io sono colui che sono”. E noi, prima come suore e poi come insegnanti, vogliamo soprattutto trasmettere ai bambini questo messaggio: essere sì proiettati al futuro ma tenendo sempre i piedi ben saldi a terra perché il futuro è solo nelle mani di Dio.

Cosa ricorda con piacere del periodo missionario?
Ricordo con piacere un programma radiofonico di cui mi occupavo quotidianamente e intitolato “Giovani evangelizzando giovani”, una mia idea nata con lo scopo di far passare il messaggio cristiano anche attraverso il canale della musica.  E poi… quante avventure!! L’immagine più significativa che può riassumere quegli anni è quella di una suora, che sarei io, in giro per le comunità su di un vecchio pulmino, sotto al sole e lungo strade dissestate e polverose.

Lì, poi, le realtà sono molto più grandi e ti ritrovi catapultata in un mondo nel quale devi rapportarti con tantissima gente che non è stata ancora evangelizzata. Al mio arrivo quello era, infatti, un terreno “arido” dal punto di vista religioso e spirituale e per questo a volte mi sentivo come una “piccola goccia nel deserto”; poi, invece, col tempo, ho capito sempre più che il Signore mi stava chiamando a diventare un “fiammifero nella foresta”, una scintilla di fede per quel popolo che sì, non aveva ancora conosciuto il Signore, ma che aveva il pregio di potersi costruire sin dalla base e dalle fondamenta, senza schemi e barriere mentali tipicamente nostrane che con gli anni si sono stereotipate e che oggi troppo spesso ci condizionano la vita.

Ora ci racconti un po’ della sua vita di oggi, di questa scuola e della struttura che la ospita.
La struttura, innanzitutto, non è nostra ma l’abbiamo in gestione perché è di proprietà dell’Opera del Mezzogiorno. Ho ritrovato un vecchio frammento di un giornale che dà notizia dell’arrivo delle suore concezioniste a Sant’Egidio alla Vibrata nel 1922, per volere di Padre Minozzi e  Don Ruggero. Oggi qui siamo in quattro: io insieme a suor Costanza, suor Clarissa e suor Candida più una cuoca ed una maestra che ci aiutano. Essendo responsabile del servizio, la mattina la mia sveglia suona alle cinque e dopo la colazione ed un’ora di preghiera ci si prepara ad accogliere i primi bambini, che rimarranno poi fino alle quattro e mezza circa. Una vita, dunque, piena ed intensa.. e devo dire che anche quando, a volte a fine serata, la stanchezza inizia a farsi sentire, non è mai un sentimento negativo a prevalere, anzi! Mi posso, infatti, sentire stanca ma sempre pienamente realizzata e soddisfatta perché è solo dando che si riceve davvero!

Qual è secondo il motivo per cui oggi tanti genitori scelgono di portare i propri figli qui da voi?
Innanzitutto, c’è da sottolineare che per noi poterci prendere cura di così tanti bambini è motivo di grande gioia. E’ bello, poi, poter constatare che c’è un riscontro positivo in merito alla nostra scuola: per l’anno prossimo, infatti, è stata anche prevista una sezione in più causa le tante richieste che ci sono pervenute.

Come spiegare il perché di tante adesioni? Forse il motivo è in qualche modo legato al “clima” diverso che respirano qui dentro sia i bambini che i genitori: credo, infatti, che al di la della qualità della didattica, i bambini qui si sentano come a casa e che vengano seguiti con maggior attenzione, proprio in un periodo molto critico nel quale la società stessa, imponendo ritmi elevati, impedisce ai genitori di potersi dedicare ai loro figli. A scuola i bambini passano, dunque, la maggior parte del loro tempo ed è importante perciò che questo sia qualitativamente buono: oggi più che mai i piccoli hanno bisogno di una presenza che sia insieme affettiva, psicologica e spirituale, di un ambiente che sia un po’ il completamento di quello principale, che è la famiglia. Noi ce la mettiamo tutta: cerchiamo di insegnare loro che Dio non si incontra solo nella preghiera (per di più troppo spesso distratta) ma nel santificare ogni giorno quello che si fa; cerchiamo di insegnare loro a saper discernere il bene dal male e di spiegargli la bellezza del crescere e del diventare grandi. Se questa scuola lascia il segno e tocca il cuore, è solo merito di nostro Signore: questi sono tutti doni e grazie che Lui ci concede. Io devo, inoltre, ringraziare la Madonna (a cui il nostro fondatore Francesco Antonio Marcucci era particolarmente devoto) che ci invita quotidianamente ad essere “madri” a sua immagine. Tutte le esperienze delle mia vita mi hanno, comunque, dimostrato che la presenza di Dio è il motore di tutte le cose: è Lui che ci dona ogni giorno forza, energia, coraggio ed entusiasmo, è Lui che ci ricarica e che si serve della nostra pochezza per fare grandi cose.

 

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