”Sulla crisi ucraina Putin e il Papa trovino un punto d’incontro”

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LupandinDi Sarah Numico
Torna a Roma il presidente russo Vladimir Putin per incontrare Papa Francesco: il rendez-vous è fissato per mercoledì 10 giugno. Nulla è trapelato finora riguardo i temi in agenda. L’incontro precedente si era svolto il 25 novembre 2013 e ha suscitato qualche domanda il fatto che dopo così poco tempo giunga un nuovo faccia-a-faccia, in un momento in cui i leader occidentali faticano a mantenere rapporti costruttivi con la Russia (l’ultima conferma è arrivata dal G7 in Baviera). L’Ucraina torna dal canto suo a dare notizie di scontri e morti sulla frontiera orientale, per un conflitto incancrenitosi e che ha portato con sé motivi per una nuova distanza ecumenica tra Kiev, Mosca e Roma: secondo Mosca, le Chiese greco-cattoliche ucraine avrebbero sposato una precisa linea anti-russa; così il patriarca ha fatto sapere che al momento non ci sono le condizioni per un incontro con papa Francesco. Nella stampa internazionale i tratti che connotano il presidente russo richiamano un monarca piuttosto dispotico e aggressivo, mentre la Russia è sferzata da una pesante crisi economica anche in conseguenza delle sanzioni imposte dall’Ue. Una lettura della situazione da un’altra prospettiva giunge da Ivan Lupandin, cattolico, professore di filosofia alla facoltà delle Scienze umane dell’Istituto di fisica e tecnologia dell’Università di Stato a Mosca.
Un tema di preoccupazione condiviso tra Putin e Papa Francesco è la persecuzione dei cristiani in Medio Oriente. Ma c’è anche l’Ucraina… Lei pensa che questi temi saranno affrontati nell’incontro?
“Le relazioni con il Vaticano hanno cominciato a migliorare dalla morte di Stalin: all’epoca il card. Mindszenty era in prigione, come anche il vescovo Slipyj e centinaia di altri sacerdoti e vescovi cattolici. Sotto il ‘regno’ di Kruscev i rapporti tra Urss e Vaticano hanno poi avuto un significativo sviluppo. La prova più evidente è stata la presenza di due sacerdoti ortodossi al Concilio Vaticano II come osservatori. In cambio, Paolo VI aveva promesso ai leader sovietici che il comunismo non sarebbe stato ufficialmente condannato durante il Concilio. Ma non ci furono summit tra i capi dell’Urss e i papi di Roma. Il primo incontro avvenne nel 1989, tra Gorbaciov e Giovanni Paolo II. Anche il presidente Putin ha incontrato Giovanni Paolo II nel giugno del 2000, poco dopo la sua prima elezione a presidente della Federazione Russa. Ci fu poi un incontro con Benedetto XVI a cui Putin addirittura presentò i primi due volumi della Enciclopedia cattolica russa. Ora Putin incontra Francesco, che è un oppositore del capitalismo di stile americano. Naturalmente la persecuzione dei cristiani dall’auto-proclamato stato islamico sarà discussa. Quanto all’Ucraina, la posizione del Vaticano è di fermare la violenza e rispettare gli accordi di pace di Minsk. Io spero che il presidente Putin e il Papa trovino punti d’incontro su questa questione dolorosa. E certamente tutti e due pregheranno!”.
Quali attese nutre lei, cattolico e russo, verso questo incontro?
“Io spero che apra la strada per una migliore comprensione tra la Chiesa ortodossa russa e il Vaticano. Gli ‘estremisti’, tra gli ortodossi russi, che definiscono i cattolici ‘eretici’, si staranno mordendo la lingua: l’autorità del Presidente tra il popolo russo infatti è alta”.
Da un punto di vista occidentale, la Russia è vista come un Paese in cui la democrazia e molte libertà sono a rischio: come descriverebbe lo stato della libertà e della democrazia nel suo Paese?
“Ho vissuto nell’epoca Breznev e di Andropov, quando dissidenti di spicco, come l’accademico Sacharov e lo scrittore Solgenitsin, furono cacciati dal Paese o esiliati. Ora a Mosca esistono dei viali intitolati a Sacharov e a Solgenitsin. Anche internet è cambiato molto: su Facebook si discutono liberamente le questioni più scottanti e nessuno fa alcun tentativo per bloccarle. Ma se lo standard della democrazia è il riconoscimento dei matrimoni dello stesso sesso, allora siamo in ritardo. Ma, come cristiano posso dire, ‘Grazie a Dio!’”.
Ecco: dal punto di vista russo e ortodosso, l’Europa occidentale è la terra della disintegrazione religiosa e morale: quale è la situazione in Russia? La Chiesa ortodossa è in grado di tener testa alla secolarizzazione?
“La disintegrazione religiosa e morale è un segno dei tempi e un fenomeno globale. Era già stata preconizzata cent’anni fa dal filosofo tedesco Oswald Spengler nel suo libro ‘Il declino dell’Occidente’. Non si può fare nulla di fronte ai cambiamenti globali, che si tratti di crisi ecologiche, o demografiche, o di diffusione dell’ateismo. Nel Vangelo di Matteo, Gesù ci ha invitati a essere pazienti e non perdere coraggio, quando ha detto: ‘è necessario che tutto questo avvenga, ma non è ancora la fine’”.
Quanto gravano le sanzioni Ue sulla Russia e sul suo popolo?
“La cosa più dolorosa per l’intellighenzia è l’assenza del Parmigiano Reggiano. Al di là della battuta, l’aspetto preoccupante delle sanzioni è che esse, pesanti o meno che siano, sono il segno dell’estraniamento e dell’inimicizia”.
Ma quanto il popolo russo sostiene Putin e le sue politiche?
“Non sono un sociologo e non posso dire nulla di scientificamente valido a questo riguardo. Avendo alle spalle un percorso nella fisica, sono diffidente verso gli approcci sociometrici come i sondaggi o simili. Su Facebook circolano commenti molto amari contro la politica del Presidente. In che misura rappresentino l’opinione pubblica reale, non lo so. Per me, cristiano, ogni potere viene da Dio. Personalmente mi scalda il cuore sapere che il nostro Presidente è nato il 7 ottobre, quando la Chiesa cattolica celebra la festa del santo Rosario”.

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