FOTO Corpus domini e infiorata a Montelparo

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Corpus Montelparo 2 Corpus Montelparo 3 Corpus Montelparo 4 Corpus Montelparo 5 Corpus Montelparo 6 Corpus Montelparo 7 Corpus Montelparo 8 Corpus Montelparo 9Di Giuseppe Mariucci

MONTELPARO – Di grande presa emotiva, come ogni anno, è stata la cerimonia del Corpus Domini a Montelparo.
Una bellissima infiorata era pronta fin dalle primissime ore del mattino per accompagnare la processione del sacramento portato, sotto al baldacchino, dal Priore.
All’inizio della funzione religiosa, dopo alcuni mesi dedicati al suo restauro, è stato rivelato agli occhi dei fedeli l’arco aperto sul fondo della navata centrale. Il Priore-Parroco della Chiesa di San Michele Arcangelo, Padre Agostino Maiolini, l’ha benedetto e l’ha chiamato “Arco di Donatello” in memoria di Donatello Cappella scomparso prematuramente.
Sono emersi, da questo restauro, affreschi significativi del 1400 dando ancora più colore a questa chiesa che da qualche anno, da quando iniziò il suo restauro, è sempre di più una chiesa “a colori” dopo essere stata per secoli in “bianco e nero”!
Nell’omelia pronunziata il Priore dato ancora una volta un saggio dell’efficacia della sua parola: quasi una lezione di teologia all’attenta folla di fedeli presente, sul mistero della presenza del Corpo di Cristo nell’ostia consacrata! Ha sottolineato, per l’occasione, il fondamentale ruolo che il Sacramento dell’Eucarestia riveste (o dovrebbe rivestire) nella vita dei Cattolici e dei credenti. Ha esortato con energia a nutrirsi con continuità di quel bene prezioso che il Cristo ci ha lasciato sacrificando se stesso sulla croce: il proprio corpo nella sostanza del pane!
Dopo la messa, con l’ostensorio in cui aveva riposto la particola e sotto ad un prezioso e storico Baldacchino, egli ha avviato la processione che, partendo appunto dalla Chiesa di San Michele Arcangelo, si è snodata attraverso le vie del centro storico di Montelparo, passando per via Castello e l’Istituto Mancinelli. Qui il Priore ha voluto fermarsi per rendere un particolare e commosso saluto ai ragazzi ospiti alcuni dei quali erano schierati silenziosi, sorridenti e disciplinati sul terrazzo con i loro assistenti. La processione proseguiva verso Santa Maria Novella per scendere poi in Piazza Cavour e quindi terminare nella Chiesa di San Gregorio Magno.
Per le strade grande sfoggio di infiorate di “petali di fiori” (fiori di ginestra, petali e foglie di rose e gerani, fiori di sambuco e d’acacia ecc.) e drappi rossi sulle finestre del paese, come tradizione, in ogni punto chiave della processione con particolari spunti artistici!
In questa chiesa, tanto cara al suo fondatore Cardinal Gregorio Petrocchini, la cerimonia terminava.

La solennità del Corpus Domini (espressione latina che significa Corpo del Signore), più propriamente chiamata solennità del Santissimo Corpo e Sangue del Cristo, nacque nel 1247 nella diocesi di Liegi, in Belgio, per celebrare la reale presenza di Cristo nell’Eucarestia in reazione alle tesi di Berengario di Tours secondo il quale la presenza di Cristo nell’ostia non era reale, ma solo simbolica. Fu estesa a tutta la Chiesa dopo che Papa Urbano IV, l’11 Agosto 1264, riconobbe il Miracolo di Bolsena (si tramanda infatti che qui l’ostia consacrata sanguinò nelle mani del sacerdote Boemo Pietro da Praga. Questi, nel 1263 durante il viaggio di ritorno da Roma verso Praga, si fermò a Bolsena dove celebrò messa nella chiesa di Santa Cristina: al momento della consacrazione egli dubitò della presenza di Cristo nell’ostia e questa iniziò a sanguinare).
Con questa festa il credente onora e adora il “Corpo del Cristo”, spezzato e donato per la salvezza di tutti gli uomini, fatto cibo per sostenere la nostra “vita nello Spirito”. L’Eucaristia è la festa della fede: la stimola e la rafforza. C’è da aggiungere solo che il Mistero Eucaristico (o meglio la Transustanziazione che è la conversione del pane e del vino nel corpo e nel sangue di Cristo, al momento della consacrazione) divenne dogma della fede nel 1215, nel IV Concilio Laterano, e fu confermata dal Concilio di Trento (1545-1563), quando la Chiesa Cattolica, in seguito alla riforma protestante, stabilì i confini dell’ortodossia.

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