Pakistan, un progetto per attenuare la legge antiblasfemia

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PakistanDi Umberto Siro

Mentre in Pakistan si coltiva l’odio contro le minoranze religiose, si diffonde la notizia che presto sarà presentato in Parlamento un progetto per attenuare la legge sulla blasfemia, che è lo strumento principale della persecuzione.

Leggi discriminatorie. Lo “Jinnah Institute”, un centro di studi indipendente, con sede a Karachi, in Pakistan, intitolato a Mohammed Ali Jinnah, considerato il padre fondatore del Paese, ha tenuto, nei giorni scorsi, una conferenza intitolata “Minoranze religiose e la libertà di espressione”, che ha riunito attivisti, rappresentanti delle minoranze e attivisti della società civile. Come riporta l’Agenzia Fides, a detta dei partecipanti, “La glorificazione di un unico sistema di credenze, quello islamico, a spese di tutti gli altri, ha danneggiato la nostra società. Nessuno oggi ammette che le nostre leggi sono discriminatorie. Il dissenso e la modernizzazione sono stati costantemente demonizzati”.

Si coltiva l’odio.
Romana Bashir, cattolica, impegnata dal 1998 nel settore dei diritti umani, membra del “Christian Study Center” (Csc), durante la conferenza ha dichiarato che dopo l’attacco alle chiese di Youhanabad a Lahore, i mezzi si comunicazione hanno dato più spazio all’episodio successivo, il linciaggio di due musulmani, piuttosto che agli attentatati kamikaze. Tra le radici di questo atteggiamento a parere della Bashir – la diffusione dell’odio che viene coltivato sia nelle scuole, sia nelle moschee.

Violenza continua e costante.
Un rapporto dello “Jinnah Institute”, rileva come “La violenza contro le minoranze religiose in Pakistan sia stata continua e costante nel biennio 2012-2014. Conversioni forzate, rapimenti, danni alle aree di culto, violenza sessuale e omicidi mirati sono pratiche oppressive a cui le minoranze sono regolarmente sottoposte”. Nel periodo considerato, tra le minoranze religiose (cristiani, indù, ahmadi e altri) il Centro ha censito: 265 vittime di attentati; 550 famiglie costrette alla fuga; 21 persone incriminate per presunta blasfemia; 15 casi di conversioni forzate; 15 aggressioni a sfondo sessuale, 20 casi di abusi domestici. Tra gli episodi più gravi: l’attacco alla “Joseph Colony” di Lahore, l’attentato suicida a Peshawar, il brutale omicidio di due coniugi cristiani, Shama e Shehzad, accusati di blasfemia a Kot Radha Kishan. Questa situazione “ha provocato l’esodo di circa 550 famiglie delle minoranze religiose dal Pakistan”.

Un progetto che attenua l’uso della legge antiblasfemia. Spesso, la persecuzione contro le minoranze religiose passa attraverso la via della legge sulla blasfemia. A questo proposito, c’è da rilevare quanto riporta “Aiuto alla Chiesa che soffre”: potrebbe a breve essere presentato in Parlamento un progetto legislativo che avrebbe lo scopo di attenuare l’uso arbitrario della cosiddetta legge antiblasfemia, responsabile di accuse spesso infondate e dell’esecuzione sommaria dei presunti responsabili di blasfemia. Sono 14 i condannati a morte per questo reato, tra cui la cattolica Asia Bibi, che è in attesa del giudizio definitivo della Corte suprema. Il progetto di riforma, compilato dal ministero dell’Interno con il supporto di quello della Giustizia, mira a ricondurre allo Stato, attraverso la polizia e i tribunali, la decisione di iniziare il procedimento per blasfemia. Al momento, basta una denuncia senza prove per finire di fronte al giudice. L’intenzione dolosa, inoltre, dovrà essere provata prima che venga attivata la legge religiosa in materia di oltraggio alla fede, al profeta Maometto o al Corano.

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