Negli acceleratori di start-up corre l’innovazione

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ideaDi Luigi Crimella

Con la penuria di posti di lavoro disponibili, soprattutto per i giovani, sempre più spesso si sente parlare e magnificare il mondo delle piccole imprese “innovative”. Le chiamano “start up”, all’inglese, e l’immagine fascinosa che le avvolge fa pensare che la crisi economica in cui ci troviamo sarà magicamente superata quando i giovani disoccupati diverranno tutti (o quasi) dei piccoli Bill Gates (creatore di Microsoft), oppure dei novelli Steve Jobs (inventore di Apple). Governi nazionali, Unione Europea, centri studi delle associazioni imprenditoriali, società private spingono perché i giovani laureati e diplomati di oggi si buttino a “fare impresa”, cioè a far nascere start up. E’ utile quindi cercare di capire cosa offre il mercato degli incentivi e sostegni a giovani che vogliano diventare imprenditori. Abbiamo raccolto alcuni degli strumenti disponibili oggi prendendo spunto dal “Festival dell’Economia” di Trento che proprio al mondo delle imprese innovative ha dedicato un’apposita sezione chiamata “Alloracrealo” (www.alloracrealo.it) per esortare i giovani a crearsi da soli il lavoro.

Il dizionario globale delle “start up”. Anzitutto un po’ di dizionario per capire di cosa stiamo parlando. Dobbiamo iniziare a familiarizzare con parole quali “business innovation centre” (Bic, servizi di pre-incubazione che valutano le idee), “seed money” (pre-finanziamenti per studi sulla fattibilità di nuove micro-imprese), “nidi di imprese” (spazi a capitale pubblico o misto pubblico-privato che ospitano giovani imprenditori che non dispongono di officine, uffici, macchinari), “incubatori” (di imprese) dove quelle ritenute valide si insediano per uno-due anni, “acceleratori” (di start up) società di capitali e competenze tecniche-amministrative che accompagnano la nuova impresa all’avvio, “business angels” (angeli del business, cioè finanziatori, spesso anche filantropi), “venture capitalist” (capitali di ventura, che individuano un buon affare, vi mettono soldi e poi escono una volta conseguito il guadagno), “fondi di investimento” e “private equity” (capitali disponibili sul breve-medio termine fino al consolidamento dell’attività). La genesi dei termini su esposti è soprattutto negli Usa, dove nella mitica Silicon Valley californiana si è avuta la nascita di decine di start up di successo. Oggi i modelli di incubatori e acceleratori di imprese stanno diffondendosi un po’ in tutto il mondo, compresa l’Italia.

Le reti europee di servizio all’innovazione. Al Festival dell’economia è stato presentato “Trentino Sviluppo”, che è un articolato servizio, quasi unico nel suo genere a livello nazionale, di servizi e poli tecnologici messi a disposizione non solo delle imprese trentine, ma di tutte le altre regioni. Tale servizio dispone di varie sedi a Trento e in altre località della provincia. Ad esempio nei suoi “Polo meccatronica” e “Progetto manifattura” a Rovereto, in spazi di edifici industriali dismessi e completamente riadattati, ospita alcune decine di imprese sia start up, sia già avviate, che hanno scelto di insediare nel “polo” centri di ricerca tecnologica avanzata. Altri servizi analoghi sono “Habitech” per l’ambiente e l’edilizia sostenibile, oppure “Leed – Leadership in Energy and Environmental Design” per la certificazione di sostenibilità ambientale. Il tutto è possibile perché “Trentino Sviluppo” agisce come network italiano di “Enterprise Europe Network”, la rete che promuove lo scambio di tecnologie e le partnership commerciali a livello europeo (www.enterprise-europe-network.ec.europa.eu). Questa rete europea ha 580 uffici nei 27 stati membri della Ue e in altri 8 paesi. In Italia ha 63 partner, raccolti in 5 consorzi. “Trentino Sviluppo” fa parte del consorzio “Friend Europe” che copre il nord-est italiano. Un’altra realtà, analoga ma rivolta soprattutto alle imprese cooperative e sociali è Euricse (European Research Institute on Cooperative and Social Enterprises, www.euricse.eu). Si tratta di un istituto europeo con sede a Trento, per la consulenza, la formazione e la diffusione delle imprese non profit a livello nazionale.

L’avvio di “Smart&Start Italia”.
Sulla scorta delle esperienze più interessanti di matrice americana o nord europea, anche in Italia abbiamo da un anno a questa parte uno strumento nuovissimo per sostenere i giovani imprenditori: si tratta di “Smart&Start Italia”, promosso da “Invitalia” del ministero dello Sviluppo economico, partito nel 2014 (http://www.smartstart.invitalia.it). Punta a finanziare imprese innovative, ricerca scientifica e tecnologica e a far rientrare i “cervelli” italiani dall’estero. Nella fase di avvio dedicata alle sole regioni del Mezzogiorno ha finanziato finora 442 imprese, con 75,4 milioni di agevolazioni. In Francia, per fare un esempio di un paese molto simile al nostro, funziona una realtà quale la “Boutique de Gestion” (Bge) che in 35 anni ha aiutato 120mila imprese a diventare realtà. La “boutique” conta 2 mila addetti, tra interni e associati, e ha 500 punti operativi sul territorio nazionale.

Cosa ne pensano gli specialisti sul campo. La via dell’innovazione è tracciata e chi è interessato deve cercare lo strumento che fa per lui. La pensa così Mauro Casotto, direttore marketing e internazionalizzazione di “Trentino Sviluppo” che ci dice quanto ormai “i poli di ricerca e innovazione per le imprese siano sempre più necessari per competere su scala globale”. Questo anche “partendo da realtà territoriali piccole come quella trentina, che però funge da catalizzatore anche per imprese di altre regioni e di altri paesi europei”. La seconda voce è di un giovane imprenditore, Jari Ognibeni (33 anni, fondatore e Ceo dell’acceleratore di start up “Industrio Ventures” a Rovereto,www.industrio.co). “Abbiamo avuto 350 proposte di imprese start up da quando abbiamo iniziato un anno e mezzo fa – spiega – ma ne abbiamo accolte solo 8, di cui 7 italiane e una slovena. Puntiamo soprattutto su meccatronica, tech agricole e tech bio-medicali. Questi ci sembrano i settori più promettenti. E abbiamo una decina di ‘business angels’ che mettono i soldi”. Finora “Industrio Ventures” ha “accelerato” aziende per stampanti 3D avanzate, arnie per apicoltura informatizzate, biciclette elettriche intelligenti, imbottigliatori per vino innovativi, telai per auto ultraleggeri, ecc. La morale di questo breve viaggio nelle start up è che oggi anche in Italia le strutture a cui chiedere aiuto ci sono. Bisogna avere coraggio, cercare le strade per arrivare agli “incubatori”, osare di sottoporsi al vaglio severo degli esperti degli “acceleratori”. Una volta superato il test e ottenuti i finanziamenti, si parte.

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