La Chiesa di Cuba sulla strada di Emmaus in attesa di Francesco

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CubaDi Bruno Desidera

Come i discepoli di Emmaus, mossi da inquietudine, incontrano il Risorto che dà un senso nuovo alle loro vite ma anche a ciò che accade attorno a loro, così la Chiesa cubana invita i fedeli e tutte le persone che vivono nell’isola caraibica a farsi illuminare dal Vangelo, in un momento di grandi cambiamenti per il Paese, a pochi mesi dalla fine del “bloqueo” che ha avviato un periodo di disgelo tra gli Stati Uniti e il regime di Raul Castro e di apertura al mondo per Cuba. Il tutto mentre c’è grande attesa per la visita di Papa Francesco, il prossimo settembre.

“Por el camino de Emaús”:
è il titolo del piano pastorale, presentato lunedì 1° giugno a L’Avana, che guiderà la Chiesa cattolica cubana fino al 2020. “L’inquietudine come ardore pastorale è la spinta principale che vogliamo per la Chiesa cattolica pellegrina in Cuba – vi si legge -, la quale cammina accanto al popolo. Tutti noi che riceviamo questo piano pastorale, siamo come discepoli missionari di Gesù”. Il documento è stato illustrato dal segretario generale della Conferenza episcopale, il vescovo Juan de Dios Hernández Ruiz. “La mancata corrispondenza fra il progetto sociale del Paese e il progetto personale crea frustrazione”, sostengono i vescovi, “e questo è uno dei fattori che rafforzano il desiderio di emigrare, soprattutto fra i giovani”. Passare dalla tristezza alla gioia è stato possibile per i discepoli di Emmaus, è possibile, secondo i vescovi cubani, anche per il popolo caraibico.

Un piano “incarnato”. Un piano pastorale che, come scrivono esplicitamente i presuli, vuole essere “incarnato”, vuole far incontrare la gioia del Vangelo con il travaglio del popolo cubano. Il documento è infatti diviso in tre parti principali: in un primo momento s’invita a guardare alla realtà, con un approccio che vuole andare oltre il metodo “sociologico”. Nella seconda parte la situazione attuale di Cuba viene illuminata dalla Parola di Dio. Nella terza parte non mancano indicazioni operative dal punto di vista pastorale. Tra le emergenze denunciate con forza dall’episcopato vi sono il calo demografico, l’invecchiamento progressivo della popolazione, la povertà materiale, la necessità di riforme sociali ed educative “più ampie e profonde di quelle finora attuate”, “sforzi ulteriori per garantire pluralismo politico e partecipazione dei cittadini alla vita delle istituzioni”.

Riforme educative e politiche. Luci e ombre figurano sia in ambito economico sia in campo sociale: i vescovi apprezzano il ritorno delle scuole secondarie e degli istituti preuniversitari nelle città, la flessibilità delle disposizioni in materia migratoria, l’autorizzazione a vendere e a comprare proprietà e veicoli, la possibilità di creare una piccola impresa privata. Tuttavia, scrivono, occorrono riforme più profonde, che permettano di risolvere i “problemi urgenti che generano ansia e incertezza” come la casa, le pensioni sociali, le forniture alimentari. Si ricordano quindi i “significativi cambiamenti” registrati negli ultimi anni in politica estera; mentre riguardo alle relazioni con gli Stati Uniti, l’invito è a promuovere “una politica inclusiva, attraverso il rispetto delle differenze”. Spazio anche alle dinamiche culturali e al farsi largo, tra la popolazione, della mentalità postmoderna, con alcuni aspetti positivi, come la valorizzazione della soggettività personale, ma anche altri problematici.

Nuovo slancio missionario.
Non manca uno sguardo realistico alla situazione della Chiesa cubana, a partire dalla constatazione che si aprono grandi spazi per l’evangelizzazione: se, infatti, sei cubani su dieci sono battezzati, solo due su cento partecipano con regolarità alla liturgia domenicale. Prevalgono forme di religiosità popolare, spesso mescolate a ritualità magiche. Il documento tocca vari aspetti da potenziare nell’azione pastorale: dalla necessità di potenziare la formazione dei laici alle opportunità che si aprono nel dialogo con le famiglie. Ed evidenzia l’importante ruolo delle comunità missionarie, ben 2.300 nel Paese. I vescovi parlano apertamente della necessità di una “conversione pastorale” che metta al primo posto la vicinanza alle persone e l’annuncio del Vangelo. “Tale annuncio – scrivono i vescovi – si realizza nelle case tra le famiglie, nei luoghi di lavoro, nelle scuole, nelle strade”. Il riferimento è alla “Chiesa in uscita” chiesta da Papa Francesco. E nell’isola c’è grande attesa per la sua visita, dal 19 al 22 settembre di quest’anno.

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