Sempre meno fertili? Questione educativa

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bambiniDavvero siamo diventati un Paese in via di estinzione? I freddi numeri statistici direbbero di sì.
In Italia, oggi nascono 1,39 bambini per donna, mentre per garantire il ricambio generazionale dovrebbero nascerne 2,1. Dunque, dati alla mano, sembra proprio che abbiamo imboccato una china scivolosa verso il basso. Il quadro delineato dal nuovo Piano nazionale per la fertilità, presentato proprio ieri (27 maggio) dal ministro della Salute, è impietoso: la fertilità in Italia risulta in netta diminuzione, per varie ragioni concorrenti. Di fatto, una coppia su cinque ha difficoltà a procreare per vie naturali. Nel 2013 i nati sono stati 508mila, mentre nel 2008 erano 572mila. Ogni anno quindi sono nati circa 12mila bambini in meno. Le cause d’infertilità riguardano per il 40% le donne, per il 40% gli uomini e per il 20% ambedue. A questa disastrosa tendenza concorrono fattori diversi, di tipo sanitario, economico, sociale e culturale. Fattori che a volte interagiscono, sommando i loro effetti negativi. Perciò il Piano nazionale per la fertilità prevede diverse iniziative (alcune particolarmente “felici”) in vari ambiti, per affrontare questa preoccupante situazione che riguarda tutti noi, visto che alla fine è in gioco il nostro futuro di popolo. Per tenere alta l’attenzione sul tema, si è perfino pensato d’istituire il “Fertility day”, da tenersi ogni 7 di maggio.
Ma aldilà dei rimedi “tecnici”, che potranno migliorare solo alcuni aspetti del problema, ci sembra essenziale prendere coscienza del vero “puntum dolens” della questione: al fondo del fenomeno, emerge chiaramente una diminuita voglia di procreare. Forse perché, fra le nuove generazioni, sta cedendo la spinta alla “continuità”, la consapevolezza di appartenere a una comunità, il senso di responsabilità verso la crescita del bene comune, la partecipazione a un “progetto Paese” condiviso (che forse non esiste nemmeno). Occorre dunque ripartire da questi punti centrali, dalla ricostruzione di una società che possa ancora far “innamorare” le nuove generazioni e spingerle a tramandare ai loro figli la voglia di partecipare attivamente al suo sviluppo. Insomma, la vera soluzione, ancora una volta, va cercata sul piano etico ed educativo, mediante l’assunzione di scelte chiare e coerenti. E la politica deve servire a tutto questo. Ma bisogna far presto, prima che il rischio di “estinzione” si tramuti in realtà!

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