I vescovi australiani: “Sbagliato chiedere equiparazione del matrimonio omosessuale”

Share on FacebookTweet about this on TwitterShare on Google+Print this page

VescoviZenit di Staff Reporter

“Non creare confusione sul matrimonio”: si intitola così la lunga Lettera pastorale diffusa dalla Conferenza Episcopale australiana (Acbc), per ribadire l’importanza del matrimonio tra uomo e donna. Articolato in 17 pagine, il documento –  spiegano i vescovi – nasce dal contesto attuale, in cui si riscontrano “tante discussioni sul significato del matrimonio” e si definisce “una discriminazione” non permettere le nozze omosessuali. Per questo, ribadiscono i presuli, è importante fare chiarezza.

La Lettera pastorale – spiega il Sir – parte da un principio essenziale: “il rispetto per tutti”, per ogni essere umano, in quanto creatura di Dio. Le persone omosessuali, quindi, “vanno trattate con rispetto, sensibilità, amore” e “nessuna ingiusta discriminazione, basata su sesso, religione, razza o età” può trovare la Chiesa d’accordo. Tuttavia, chiedere di equiparare il matrimonio omosessuale a quello tra uomo e donna “è sbagliato”, spiega la Chiesa di Sydney, perché si tratta di due cose diverse.

“L’unione tra uomo e donna – infatti – è differente da altri tipi di unione: essa è un’istituzione designata a sostenere persone di sesso opposto nella fedeltà reciproca e nei confronti dei figli”. Perciò, “non è una discriminazione” riservare il matrimonio solo a questo tipo di unioni.

Al contrario, sottolineano i vescovi australiani, “è ingiusto, molto ingiusto, legittimare la falsa affermazione che non c’è distinzione tra un uomo o una donna, un padre o una madre; è ingiusto ignorare i valori peculiari portati avanti dal vero matrimonio; è ingiusto non riconoscere l’importanza, per i bambini, di avere una mamma ed un papà; è ingiusto cambiare, in retrospettiva, le basi sulle quali si sono sposate le persone in passato”.

La Conferenza Episcopale evidenzia, quindi, un punto importante: il matrimonio non è un mero “legame emotivo”, bensì “un’unione onnicomprensiva, finalizzata non solo al benessere dei coniugi, ma anche alla procreazione ed al benessere dei figli”. Soprattutto, prosegue la lettera, “ciò che permette che questo tipo speciale di unione tra un uomo ed una donna diventi un matrimonio è proprio la differenza e la complementarietà tra i coniugi”, il loro completarsi a vicenda. Per questo, affermano i vescovi australiani, “le relazioni tra persone dello stesso sesso sono una cosa molto diversa e considerarle alla stregua di un matrimonio significa ignorare i particolari peculiari che esso ha”.

“Bene fondamentale, caposaldo dell’esistenza umana, benedizione di Dio”, il matrimonio è al centro dell’attenzione della Chiesa cattolica perché esso è “il fondamento di una nuova famiglia ed ogni famiglia basata sul matrimonio è una cellula basilare della società”. Non solo: i vescovi australiani ricordano che “le famiglie provvedono anche alla stabilità sociale, creando amore e comunione, accogliendo la vita, curando i deboli, i malati e gli anziani”. Ed è proprio riconoscendo tale “ruolo cruciale per la crescita della comunità” che i governi riconoscono e regolamentano il matrimonio tra uomo e donna, mentre, ad esempio, non si occupano dei rapporti di amicizia tra le persone.

Ma c’è anche un altro significato del matrimonio da non dimenticare, aggiungono i vescovi: quello religioso. Le nozze sono “un sacramento” di cui “Dio è l’autore”, e quindi “la Chiesa afferma che il matrimonio è un’istituzione non solo naturale, ma anche sacra”. Poi, l’Acbc richiama la necessità di “rispettare la dignità dei bambini”, ovvero “il loro naturale bisogno e diritto ad avere una madre ed un padre”, tanto che “numerosi studi affermano che l’assenza di un papà e di una mamma impedisce lo sviluppo dei minori”. In questo senso, “non creare confusione sul matrimonio significa anche non creare confusione nei bambini”, perché “ciò sarebbe gravemente ingiusto”, Tutto ciò, naturalmente, aggiunge la Lettera, non riguarda le famiglie monoparentali non intenzionali che, anzi, la Chiesa “cerca di aiutare nella loro eroica risposta ai bisogni dei figli”.

I presuli australiani elencano, poi, dettagliatamente, numerosi esempi di violazione della libertà di coscienza e di credo, come quello di sacerdoti minacciati per aver difeso il matrimonio tradizionale. Senza tralasciare – si legge ancora nel testo – che “permettere i matrimonio omosessuali apre la strada alla legittimazione della poligamia, come già avvenuto in Brasile”.

La Lettera pastorale si chiude con un appello: “È tempo di agire – scrive la Chiesa di Sydney – perché il matrimonio non è semplicemente un’etichetta che può essere attaccata, di volta in volta, su diversi tipi di relazione, a seconda della moda del momento”. Esso ha, invece, “un significato intrinseco, naturale, antecedente alla legislazione statale” che “riflette il piano di Dio per l’umanità, la crescita personale di ciascuno, dei bambini e della società”. Di qui, l’invito “a tutte le persone di buona volontà a pregare ed a raddoppiare gli sforzi per sostenere il matrimonio” tradizionale, anche grazie alla testimonianza di coppie sposate.  

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *