Unità Pastorale a Grottammare: la parola a Don Giorgio Carini

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Don Giorgio Carini (41)GROTTAMMARE – Stiamo vivendo da alcuni mesi a Grottammare una realtà nuova, non compresa da molti: l’Unità Pastorale, ossia, Don Giorgio Carini è il parroco di San Pio V e le altre chiese del Paese Alto vengono ugualmente officiate, grazie alla effettiva collaborazione dell’ ex parroco Mons. Giovanni Flammini, del vice parroco di San Pio V Don Guido Coccia, di Don Eugenio e del diacono Sandro Girolami.

Abbiamo intervistato Don Giorgio Carini sull’argomento “Unità Pastorale” e ci ha risposto: “L’Unità Pastorale è un frutto della comunione del buon rapporto avuto da sempre con la parrocchia di San Pio V, abbiamo sempre avuto un rapporto di stima, si lavora molto in comunione, tutti i problemi li condividiamo, io faccio un lavoro di coordinamento, perché fondamentalmente Don Giovanni è la persona più autorevole di tutta la parrocchia di San Pio, col suo bagaglio carico di esperienza.
Io rispondo di problemi legali, di responsabilità, ma lavoriamo in comunione e armonia, semplicemente coordinandoci. Inizialmente la gente si era preoccupata, però adesso hanno capito. Non posso essere esclusivamente il parroco di San Pio perchè c’è già Don Giovanni col suo carico ricchissimo di esperienza. Le comunioni del paese alto si continuano a fare a San Giovanni. L’unità pastorale non vuol dire cancellare le parrocchie, che infatti sono rimaste con la loro storia e tradizione , con le loro entità storiche, è giusto però che le due comunità continuino a vivere il loro rapporto di storia, ma in comunione, non separate.

Il lavoro del diacono Sandro, oltre a quello dei sacerdoti Don Giovanni, Don Guido e Don Eugenio è importantissimo, ai nostri incontri partecipa spesso anche Don Andrea Spinozzi, parroco della Gran Madre di Dio e con la parrocchia della Madonna della Speranza ci raccordiamo forse in un modo meno stretto, ma comunque ci raccordiamo.

Questo è il primo caso nella Diocesi di una Unità Pastorale. Ognuno vive a casa sua, al paese alto infatti c’è bisogno del parroco, io devo garantire la mia presenza, per qualsiasi necessità. Tra sacerdoti ci vediamo 2 volte alla settimana per la programmazione della pastorale. Viviamo tutto questo in perfetta armonia e amicizia”.

Abbiamo anche chiesto alla gente che cosa ne pensa di questa novità, tra i punti forti c’è questo senso di unione e di fraternità, tra quelli deboli, la mancanza del parroco tradizionale, così come era inteso fino ad oggi.

M.N., una parrocchiana di una delle due parrocchie, lamenta che “ ..Di fatto ci sono tutti e non c’è nessuno, a me non piace…” e L.G. invece : “Si, sono contenta. In fine dei conti non è cambiato niente. I preti ci sono sempre, come prima, io non ho trovato differenze”.

Forse la fraternità sacerdotale può essere un ottimo espediente contro la solitudine, che forse è la maggior tentazione – …chi non ne ha? …Umanissima dei sacerdoti al tempo di oggi. Allora in bocca al lupo per l’unità Pastorale e per le novità.

Susanna Faviani

Giornalista pubblicista dal '98 , ha scritto sul Corriere Adriatico per 10 anni, su l'Osservatore Romano , organo di stampa della Santa Sede per 5 anni e dal 2008 ad oggi scrive su L'Avvenire, quotidiano della CEI. E' Docente di Arte nella scuola secondaria di primo grado di Grottammare.

One thought on “Unità Pastorale a Grottammare: la parola a Don Giorgio Carini

  • 28 maggio 2015 at 15:00
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    Sono l’innominato parroco della Madonna della Speranza e di San Martino. Se non ricordo male il Vescovo, incontrando noi preti di Grottammare, ci ha detto che non voleva un’unità pastorale a Grottammare. Credevo ci avesse chiesto altro. Mi sono perso qualcosa in mezzo?

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