“Attenti a farci capire Non da élite e lobby ma dal popolo di Dio”

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Cardinale BagnascoM.Michela Nicolais

“Giorni intensi e molti belli”, caratterizzati dalla presenza del Papa, che dopo il discorso d’apertura “è stato lungamente con noi, per sua esplicita volontà e desiderio, per rispondere alle molte domande che i vescovi italiani gli hanno posto”. È il clima della 68esima Assemblea generale della Cei, descritto dal presidente, il cardinale Angelo Bagnasco, al termine dei lavori. L’incontro “a porte chiuse” con Papa Francesco, che il cardinale ha protetto con tenace riservatezza nonostante le incalzanti domande dei giornalisti, “è stato un tempo disteso che ci ha illuminato su tematiche rimaste nascoste per volere del Santo Padre, ma anche per accrescere il clima di comunione, di rispetto, di fraternità che fa tanto bene alla nostra Conferenza e alla Chiesa che è in Italia”. “Quando il Santo Padre ci ha parlato di sensibilità ecclesiale, l’ha declinata in sette punti”, ha detto Bagnasco illustrandoli ai giornalisti. Partendo dal primo: l’invito a “non essere timidi” nella denuncia della corruzione. A questo proposito, Bagnasco ha ricordato che esiste un documento della Cei – “Educare alla legalità” – “già datato, ma da riprendere: è un documento sempre molto attuale, che forse potremmo aggiornare”. Lavoro, scuola, famiglia tra i temi d’attualità toccati dal cardinale. Tra le proposte per il Giubileo, “favorire in tutti i modi la celebrazione del sacramento della Confessione”. La prossima Assemblea straordinaria della Cei, in programma a novembre ad Assisi, sarà dedicata alla vita e alla formazione del clero, che porterà a conclusione la riflessione iniziata nell’assise straordinaria dell’anno scorso.
“Oggi si vuole ridefinire l’umano”, il grido d’allarme del cardinale, che ha rimarcato l’importanza delle parole del Papa sulla “colonizzazione ideologica” e pensando al tema del prossimo Convegno ecclesiale nazionale di Firenze. Tra gli impegni dei vescovi, sulla scorta del Papa, quello di “essere molto attenti a farci capire, ma non da élite culturali o da lobby, dal popolo di Dio. Una bella indicazione da elaborare nei prossimi documenti”, come quello per il Congresso eucaristico nazionale in programma a Genova nel 2016. “Deve arrivare nei miei vicoli, e ciascuno deve poterne ricevere beneficio”, l’auspico del cardinale. “Indispensabile”, in questa prospettiva, è il ruolo dei laici, chiamati ad essere “a pieno titolo” all’interno della comunità ecclesiale e nei vari ambiti della società civile. “Può esserci da parte nostra la tentazione di clericalizzazione dei laici”, ha ammesso il porporato. Altre indicazioni del Papa che i vescovi italiani intendono raccogliere, l’invito alla “collegialità e alla comunione”, la riorganizzazione delle diocesi “per farne comunità più significative” e il ripensamento degli istituti religiosi che invecchiano. “Abbiamo pensato di chiedere alle Regioni ecclesiastiche di avviare una riflessione serena, a seconda delle necessità, e di fare ipotesi a partire da situazioni concrete”, ha rivelato il cardinale a proposito del riassetto delle 225 diocesi italiane.
“Senza etica pubblica non si fanno buone leggi, e le buone leggi non servono se non si osservano”. Interpellato su un eventuale pronunciamento dei vescovi in merito alle prossime elezioni, il card. Bagnasco ha ricordato che “richiamare l’opinione pubblica e chi ha la responsabilità della cosa pubblica è doveroso per chiunque”, è una responsabilità che “tocca anche ai pastori e alla Chiesa”. Bisogna “coniugare etica personale ed etica nazionale, di questo c’è gran bisogno”, ha detto il cardinale, che ha ricordato l’urgenza dell’imperativo usato dal Papa durante il discorso di apertura ai vescovi: “Sconfessare e sconfiggere una diffusa mentalità di corruzione pubblica e privata”. Se non si debella la corruzione, ha ammonito il presidente della Cei, “non c’è nessuna organizzazione che tenga”, perché “le istituzioni le fanno, le mantengono e le custodiscono gli uomini”.
Famiglia, lavoro e “salario di cittadinanza”. “La tenuta della società non dipende dalle buone leggi, ma dipende dalla famiglia”. Ne è convinto il presidente della Cei, che rispondendo ad una domanda su un eventuale esito positivo al referendum in Irlanda ha ricordato una frase di Papa Francesco: “Se si indebolisce la famiglia, si indebolisce la società”. “È un bene che si metta in moto il lavoro, che non sia più ingessato, basta però che il prezzo non sia pagato con la mancanza di lavoro o con la precarietà che diventa instabilità”. Così Bagnasco ha risposto a una domanda sul Jobs Act, esortando a “bilanciare le due cose: un mondo del lavoro più flessibile e un lavoro che non sia precario, cioè insicuro, instabile”. Sul “salario di cittadinanza”, in alcuni Paesi del Nord Europa ha dato “risultati positivi”. Quanto alla riforma della scuola, non bisogna farsi “prendere dalla fretta”: per riforme del genere ci vuole “un tempo più disteso, non con l’acqua alla gola: un tempo dove c’è maggiore possibilità di riflettere, che è premessa per risultati migliori”.
Lavoro “capillare” per il Sinodo. “Anche l’Italia ha fatto un lavoro particolarmente capillare, anche se i tempi erano ristretti”. È la risposta del cardinale a una domanda sui risultati del questionario in preparazione al Sinodo sulla famiglia. “In base alle indicazioni della Segretaria del Sinodo, che aveva dato, come l’anno scorso, l’indicazione di non pubblicare i risultati, noi vescovi italiani ci siamo attenuti a questa direttiva”.
I preti non si aumentano lo stipendio. “Ci guardiamo in giro e vediamo la crisi che continua: non possiamo aumentarci lo stipendio!”. Il cardinale ha risposto così ad una domanda sull’Otto per mille, il cui gettito per il 2015 pari a 995.462.448,26 euro è diminuito per due motivi: un saldo negativo a titolo di conguaglio per l’anno 2012 e il calo delle firme del 2%.

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