Utero in affitto: “nuova atroce schiavitù”

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“Come si può realizzare un‘effettiva pari opportunità se non si tiene conto che la donna è spesso contemporaneamente lavoratrice, madre e, visto l‘allungamento dell‘età, anche figlia e che, a qualunque latitudine, i compiti di cura sono per lo più affidati a lei?”. A chiederselo è stata Olimpia Tarzia, presidente della World Women‘s Alliance for Life and Family (Wwalf), intervenuta oggi alla conferenza stampa, in sala stampa vaticana, di presentazione della Conferenza internazionale “Donne verso l‘agenda di sviluppo”.

“Come si può pensare – ha proseguito – di dare maggiore potere alle donne senza fare alcun riferimento alla tutela sociale della maternità, all‘armonizzazione tra tempi di lavoro e tempi di vita familiare, al diritto di essere libere di accogliere la vita, alle politiche fiscali familiari?”.

Il primo obiettivo di sviluppo post 2015, su scala mondiale, è quello di mettere fine alla povertà, e per raggiungerlo, secondo la relatrice, non si può “non porsi un tema quale la brutale pratica di una nuova atroce schiavitù, quella dell‘utero in affitto, meglio conosciuto come maternità surrogata, che, sfruttando le situazioni di povertà, riduce la donna a una mera incubatrice e dove vengono calpestati, oltre che i suoi, anche i diritti dei più piccoli ed indifesi: i bambini”.

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