Fernando Palestini: “Comunicare la famiglia, ambiente privilegiato dell’incontro nella gratuità dell’amore”

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FernandoFernando Palestini, Direttore Ufficio Comunicazioni Sociali

DIOCESI – Il messaggio di papa Francesco per la giornata mondiale delle comunicazioni sociali che si celebra domenica 17 maggio è senz’altro sorprendente. Infatti il papa lasciandosi ispirare dalla visita di Maria ad Elisabetta (Lc 1, 39-56) pone al centro della sua riflessione la famiglia come “grembo della comunicazione”. A prima vista la famiglia e la comunicazione sembrano temi scollegati ma se poi si legge il cuore del messaggio emergono, come riporta molto opportunamente Mons. Pompili (responsabile dell’Ufficio Comunicazioni Sociali della CEI), tre aspetti molto significativi.

“La prima evidenza è che la famiglia “è fatta di persone diverse in relazione”, il che non compromette ma facilita il dialogo che sboccia sempre tra persone intime ma differenti.

La seconda evidenza è che la famiglia è la scuola dove si sperimentano limiti e carenze, ma pure risorse ed energie per affrontare insieme la fatica di ogni giorno che non è una passeggiata, ma sicuramente rappresenta un cammino di crescita.

La terza, infine, è che la famiglia più che la vittima dei nuovi linguaggi può essere il contro-ambiente che ne limita le ambiguità e ne potenzia le possibilità, grazie alla sua capacità di raccontare e non semplicemente di produrre informazione”.

In famiglia si comunica a partire dai pregi e dai limiti, infatti la famiglia è la scuola dove si impara ad integrare e non a scartare sia le fatiche che le risorse dello stare insieme, sia  i limiti che i pregi di ciascuno. “Nella famiglia è, soprattutto, la capacità di abbracciarsi, sostenersi, accompagnarsi, decifrare gli sguardi e i silenzi, ridere e piangere insieme, tra persone che non si sono scelte e tuttavia sono così importanti l’una per l’altra, a farci capire che cosa è veramente la comunicazione come scoperta e costruzione di prossimità”(dal Messaggio del Papa)

L’evoluzione della condizione digitale ha prodotto nelle vite di ciascuno e anche nelle dinamiche familiari profondi cambiamenti e talora si mette sul conto della tecnologia la fragilità dei legami familiari e l’isolamento delle singole persone spesso sole davanti al proprio dispositivo tecnologico. Le nuove dinamiche digitali hanno modificato e  dilatato il nostro modo di essere e di comunicare. E tuttavia è verissimo quel che annota il Papa quando scrive che “i media più moderni possono sia ostacolare che aiutare la comunicazione in famiglia e tra famiglie” (scarica il MESSAGGIO2015). In questo modo il Papa lascia intendere che non è la sola evoluzione tecnologica, né tantomeno il dualismo tra la vita reale e quella virtuale, che possono spiegare cosa sta accadendo. In realtà gli strumenti moderni di comunicazione (Ipad, Iphone, Ipod…) non cambiano automaticamente il nostro modo di essere e di vivere se riusciamo a conservare una attenzione vigile della nostra intelligenza e della nostra gestione del tempo. È importante, dunque, che la famiglia non sia soltanto il campo dove avvengono le dispute tra figli entusiasti delle nuove tecnologie e genitori che spesso vogliono rincorrere i figli su questo campo piuttosto che dare loro gli strumenti per utilizzare al meglio i nuovi modi di comunicazione. La famiglia dovrebbe essere piuttosto il luogo naturale dove ridurre l’impatto della rete, priva di contatto fisico, e ritrovare nell’incontro faccia a faccia e nel racconto da persona a persona la risposta a una certa chiusura individualistica, ad un certo autismo comunicativo. In ultima analisi la famiglia deve diventare sempre di più il luogo dove si impara a comunicare.

Termina infatti il papa nel suo messaggio: “I media tendono a volte a presentare la famiglia come se fosse un modello astratto da accettare o rifiutare, da difendere o attaccare, invece che una realtà concreta da vivere; o come se fosse un’ideologia di qualcuno contro qualcun altro, invece che il luogo dove tutti impariamo che cosa significa comunicare nell’amore ricevuto e donato. Raccontare significa invece comprendere che le nostre vite sono intrecciate in una trama unitaria, che le voci sono molteplici e ciascuna è insostituibile”.

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