Due donne arabe e moderne saranno sante

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SuorDi Daniele Rocchi

“Semplici con grandezza. Grandi per semplicità. La semplicità non offuscava la grandezza”. Con loro “il Signore vuole confortare i nostri Paesi dilaniati dai conflitti e dalle guerre, e le nostre popolazioni che soffrono per le continue ingiustizie”. Così il patriarca latino di Gerusalemme, Fouad Twal, presenta la canonizzazione, il 17 maggio prossimo in Vaticano, delle beate palestinesi Myriam Bawardi (Ibillin, 1846-1878) e Marie Alphonsine Ghattas (Gerusalemme, 1843-1927). Nella sua lettera pastorale, “Sulla via della santità”, scritta per l’occasione il patriarca ricorda che “le tribolazioni che dobbiamo affrontare ci incoraggiano a diventare santi secondo l’esempio di queste due religiose. L’impresa non è impossibile. Esse sono lampada per i nostri passi. Con il loro amore e la loro fede illuminano le loro famiglie religiose, così come i fedeli della Terra Santa, del Medio Oriente e del mondo intero. Il loro ingresso nella santità manifesta la vittoria della virtù sul vizio, della luce sull’oscurità, dell’amore sull’egoismo, della fede sull’indifferenza e il rifiuto di Dio. La purezza della loro vita glorifica Dio”.

Due donne dell’Oriente cristiano, due sante che si rivolgono al popolo della Terra Santa: arabi ed ebrei, palestinesi, giordani o israeliani, cristiani o musulmani. Bene lo ha ricordato monsignor William Shomali, vicario patriarcale per Gerusalemme e la Palestina. Il loro percorso di santità si allunga indietro nel tempo. “La nostra Terra – spiega mons. Shomali – ha dato centinaia di santi dal primo secolo fino ad oggi. La prima e la più grande tra i santi è Maria, la Madre di Gesù; c’è anche suo marito Giuseppe, ci sono i primi apostoli, molti vescovi, monaci e martiri della fede. Alcuni nomi sono più noti di altri: Girolamo, Giustino, Elena, Sofronio, Saba, Eutimio, Alberto di Gerusalemme. Ma sono solo tre i santi che sono nati nel nostro tempo e che non hanno parlato né greco né latino né aramaico. La santità può anche essere combinata con la lingua araba” come testimonia una terza causa in corso di studio in Vaticano e che riguarda il venerabile salesiano Simon Srouji.

Tempi difficili, di estrema povertà. “Queste due sante – sono ancora parole del vicario per Gerusalemme e la Palestina – hanno vissuto qui in tempi difficili e di estrema povertà, hanno patito la mancanza di libertà sotto l’Impero ottomano, senza scuole o università. Molti degli abitanti di questa terra, e in particolare le donne, erano analfabeti. Hanno sofferto malattie, fame e sete e ogni mancanza di comfort. Ma perseverarono, erano pazienti, umili, e, soprattutto, hanno amato Dio e il prossimo in un modo straordinario. Myriam Bawardi era una carmelitana contemplativa. Era una mistica. Impariamo da lei a pregare e a comunicare con Dio. Ha usato per parlare le parole toccanti della misericordia di Dio, per la sua vicinanza e la facilità di perdonare i più peccatori. La nostra ammirazione è ancora maggiore perché sappiamo che era quasi analfabeta. Marie Ghattas ha aperto le prime scuole per le ragazze nei villaggi che visitava: Salt, Zababdeh, Beit Sahour e Giaffa di Nazareth. Ha difeso le donne e le ha aiutate ad ottenere l’accesso alla cultura e all’istruzione e guadagnare la loro libertà e dignità. Due donne molto attive che non hanno mai smesso di essere contemplative”.

Domenica in Vaticano sarà presente anche il presidente palestinese Mahmoud Abbas a testimoniare tutta l’importanza dell’evento e l’orgoglio del popolo palestinese per queste due sante. Ma a gioire per questi due modelli di “giustizia umana e sapienza spirituale”- è la speranza di mons. Shomali – “saranno anche ebrei e musulmani. Intercedendo per la Terra Santa, non fanno alcuna separazione tra cristiani e non cristiani. Marie e Mariam, un nome comune alle tre tradizioni, cristiana, ebraica e islamica per parlare ai fedeli senza distinzione, due nuove sante da invocare per chiedere il dono della pace per una terra travagliata e segnata da brutali conflitti. Un nome che, mai come oggi, rappresenta una felice coincidenza. Che diventi un ponte fra tutti noi”.

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