Papa da rimuovere “Una paura irrazionale della religione serpeggia in Francia”

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Papa GiovanniDi Maria Chiara Biagioni

Non c’è pace in Francia per le rappresentazioni pubbliche delle religioni. Dopo il triste capitolo della metro parigina che si è rifiutata di mettere nelle locandine di un concerto la dicitura “in favore dei cristiani d’Oriente”, l’attenzione del pensiero laicista è finita su un monumento in onore di Giovanni Paolo II installato nel 2006 in una piazza di Ploërmel, nel dipartimento di Morbihan, in Bretagna. Il Tribunale amministrativo di Rennes ha ordinato di rimuoverlo perché contrario alle norme sulla laicità. A essere “fuorilegge” è il “carattere ostentatorio” del monumento legato alla sua collocazione nella piazza e alla sua dimensione, otto metri di altezza. Monsignor Pierre d’Ornellas è arcivescovo di Rennes. Gestisce per la Conferenza episcopale francese un blog sui temi del fine vita. È dunque abituato a interloquire e a confrontarsi con tutti.

Eccellenza, che cosa ha provato quando ha saputo della decisione del Tribunale?

“Il mio sentimento è stato duplice. Due immagini mi si sono sovrapposte. Qui la giustizia razionale sopprime una statua. Laggiù, in Medio Oriente, si distruggono delle statue con la follia. In entrambi i casi, si vuole eliminare la presenza di simboli che danno senso alla vita e sono prodotti dal genio degli artisti. Chiedo: la legge, è fatta per l’uomo? Se sì, allora ha bisogno dell’intelligenza umana per essere applicata. Molti ritengono che questa decisione sia stata dettata da una sottomissione cieca alla legge. Che cosa vuol dire che la statua è una ‘ostentazione’? Ci si riferisce alle sue dimensioni materiali? Ma allora molte croci e statue religiose dovrebbero essere eliminate, compresa la croce sull’hôpital des Invalides a Parigi. Bene, ostentazione significa proselitismo? Ma come definirlo così se il rispetto per le espressioni pubbliche delle convinzioni religiose sono garantite? Che cosa sarebbe uno spazio pubblico dove tutti s’incrociano, senza però indossare i segni della trascendenza perché sono vietati?”.

Non è la prima volta che in Francia la legge sulla laicità del 1905 provoca reazioni forti contro la presenza delle religioni nello spazio pubblico. L’ultimo problema è successo a Parigi per la dicitura “in favore dei cristiani d’Oriente”. Di che cosa si ha paura?

“La Ratp (la società che gestisce la metro parigina, ndr) si è rifiutata ricorrendo a un regolamento. Perché? Non è segno evidente di una paura? Ma la paura non è fonte d’intelligenza. Temo che alcuni nella nostra società abbiano una paura irrazionale della religione. E a forza di screditarla astrattamente, perdono il senso della realtà. E la realtà è l’uomo e la sua ricerca di trascendenza, il suo impegno di credente in Dio, per la pace, per la cura dei più vulnerabili, per il servizio alle persone che vivono nella precarietà. La religione autentica è veicolo di pace. Coloro che la scartano deliberatamente dallo spazio pubblico, rischiano di provocare fenomeni di estremismo e di violenza. Ce ne pentiremo. Lo spazio pubblico non è istituito per bandire la religione ma per esprimere e garantire pubblicamente il rispetto per la libertà di coscienza di tutti e di ogni comunità religiosa. Aver paura della religione e bandirla dallo spazio pubblico, significa diventare complici dei terroristi che profetizzano mostruosità strumentalizzando il nome di Dio senza però mai parlare di Dio. Perché Dio non è né mostruoso né violento, ma amore e tenerezza. È padre di tutti”.

La laicità. Quale visione di laicità hanno i vescovi francesi?

“Per il centesimo anniversario della legge del 1905, abbiamo scritto un testo che riconosceva il valore di una laicità pacificatrice. Nata all’interno di un sistema giudaico-cristiano del pensiero, la laicità è frutto di una storia di conflitti, anche mortali. Non ripetiamo oggi gli errori dei nostri antenati! Siamo uomini e donne di pace, capaci di rispettare la coscienza dell’altro. ‘Rispettare’ è il verbo che si utilizza all’articolo 1 della nostra Costituzione. Solo il rispetto della coscienza dell’altro e della espressione pubblica della sua religione favorisce la pace. Senza dubbio, i nostri amici musulmani sono entrati nella nostra storia francese scoprendo la bellezza della ‘coscienza’ come santuario dove Dio parla, come luogo di libertà, come spazio di pace interiore. Allora musulmani, cristiani, ebrei, buddisti e uomini di buona volontà proclameranno insieme che è bene vivere in una società in cui il rispetto della coscienza è la spina dorsale e la condizione di una società pacificata”.

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