San Benedetto, incontro pubblico con i rifugiati

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RifugiatiSAN BENEDETTO DEL TRONTO – A seguito degli ennesimi naufragi nel Canale di Sicilia (700 morti il 18 aprile scorso), l’associazione G.U.S. con il Comune di San Benedetto organizza l’8 maggio 2015 ore 10:00 presso il Museo del Mare di San Benedetto del Tronto un incontro rivolto alle scuole e alla cittadinanza per conoscere direttamente i rifugiati del progetto SPRAR di San Benedetto, arrivati in Italia rischiando la vita nel Mediterraneo.
L’ associazione. G.U.S., che da oltre 20 anni si occupa dell’accoglienza dei rifugiati, ha in gestione tale progetto e ha svolto durante l’anno scolastico attività formative, riguardanti le migrazioni, con gli studenti dell’ Istituto Capriotti di San Benedetto.
Le morti nel Mediterraneo continuano da oltre 10 anni. Riteniamo che solo un percorso permanente di informazione sia il modo giusto per ricordare le vittime dei naufragi, diversamente dalla confusione mediatica delle scorse settimane, a cui è seguito il silenzio di questi giorni.
In breve, il programma dell’incontro al Museo del Mare:
10:00 – Presentazione dell’iniziativa e delle attività svolte durante l’anno con le classi del Capriotti
10.15 – Letture di messaggi inviati da migranti prima del viaggio in mare
10:30 – Il viaggio dei rifugiati: i visti, i trafficanti e l’Europa – a cura degli operatori del Progetto SPRAR – associazione GUS
11.00 – Testimonianze dirette del viaggio attraverso le frontiere e attraverso il Mediterraneo – a cura dei Rifugiati del Progetto SPRAR
11.30 – Dibattito con gli studenti
Cogliamo l’occasione per ribadire che è necessario:
1) permettere ai rifugiati la possibilità di chiedere protezione internazionale nei Paesi di provenienza, prima della partenza, indicando il paese di destinazione, e aprire dei percorsi autorizzati e sicuri di ingresso per chi fugge dalle persecuzioni (ora ci si affida ai trafficanti a causa della mancanza di tali modalità di ingresso)
2) superare il “regolamento di Dublino III” che vincola i migranti a restare nel primo paese di approdo, garantendo la loro libera circolazione all’interno dell’Unione europea
3) ampliare i posti per l’accoglienza: tali strutture, se gestite in maniera adeguata, non sono un allarme sociale, né un business, né uno spreco di risorse, ma un servizio che garantisce diritti e produce un indotto di cui usufruisce il territorio circostante. Questo è riscontrabile nei progetti di accoglienza già presenti sul territorio della provincia di Ascoli da parecchi anni.

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