Boccata d’ossigeno dagli immigrati per gli albergatori

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immigrazioneDi Marco Calvarese

Ormai l’immigrazione interessa da nord a sud l’Italia intera, lasciando invece forse ancora un po’ troppo fredda questa Europa che sembra allontanare il “problema”. Ma si tratta davvero di un problema? Se lo domandano gli italiani che cercano di tirare fuori una verità qualsiasi, dal mare di notizie e slogan politici che inondano ogni mezzo di informazione e internet. Chiara la posizione espressa da monsignor Nunzio Galantino, segretario generale della Cei: “Bisogna cambiare cultura sugli immigrati. Non sono un peso ma una risorsa…”. Un punto di vista condiviso da Caritas e Migrantes che, sul territorio nazionale, cercano di trasformare in opportunità costruttiva ogni situazione, anche quella di “emergenza” che interessa il Paese da tanto tempo. Non dunque una semplice accoglienza gestita grazie ai proventi dell’8×1000, ma un vero e proprio sistema che mette in movimento tutto il territorio, favorendo le realtà che soffrono la crisi economica. Un esempio è proprio quello delle strutture ricettive che ospitano i rifugiati.

Albergatori disponibili. In tutta l’Italia, infatti, sono molti gli alberghi, gli hotel e le strutture turistiche che accolgono migranti, evitando grazie a questi incassi sicuri, di chiudere l’attività perché ormai gravati da costi eccessivi a fronte di entrate sempre più magre. Lo Stato eroga, infatti, 35 euro al giorno per ciascun migrante ospitato, per garantire vitto, alloggio, uso del telefono e servizio lavanderia. “Certo. Togli le spese, il costo del personale, i 2,5 euro al giorno che devo dare a ognuno per le necessità personali, la scheda telefonica da 10 euro, la foto tessera per il permesso di soggiorno. Alla fine, esentasse, tirerò fuori 3 mila euro al mese”, dichiara ai giornalisti che lo hanno interpellato Carlo Monti, proprietario dell’hotel Stella, tre stelle di Bormio, che conta di riuscire a ospitare 45 persone entro breve. Parole a cui fanno eco quelle di Antonio Felicioni, proprietario dell’Hotel Ariminum a Montesilvano di Pescara, che ospita 32 migranti: “Accogliere i profughi, oltre a una gratificante esperienza dal punto di vista umano, ha rappresentato soprattutto un’opportunità di lavorare, per noi e per tante altre persone che altrimenti sarebbero rimaste a spasso per tutto l’inverno”. Molti i racconti di imprenditori turistici di tutta Italia che hanno deciso di accogliere degli ospiti che, seppur senza una carta di credito in tasca o un conto in banca, sembrano poter riuscire a risollevare in parte un’economia turistica traballante.

Proteste pericolose.
Questa scelta di semplice accoglienza ha registrato anche la reazione di politici locali e nazionali che hanno deciso di scendere in piazza, pronunciando slogan che, in alcuni casi, hanno infiammato gli animi di talune persone, pronte anche a offendere e minacciare di morte chi accoglie i migranti nel suo hotel, come è capitato proprio a Carlo Monti di Bormio che si è visto recapitare due lettere anonime. Ma non ci si può fermare. Uno sguardo al passo con i tempi sembra avere invece la Caritas che, sul territorio locale, opera per intercettare attività in difficoltà e, coordinandosi con le Prefetture, chiedere loro un impegno ad accogliere i migranti. Esperienze che nella diocesi di Teramo-Atri, ad esempio, hanno portato alcuni imprenditori ad assumere diversi immigrati nelle loro attività o, come nel caso del Comune di Torricella Sicura, a formare squadre di operai che svolgono lavori socialmente utili per tutta la settimana. Esempi virtuosi che sembrano contagiare anche molte altre persone, come si evince dalle parole del valtellinese Carlo Monti che, ispirato dall’esempio del figlio che ha un piccolo albergo di 8 camere a Borgio Verezzi, ha aperto il suo albergo: “Spero che alla fine anche i più chiusi aprano la loro mente. Questa è una migrazione biblica iniziata dieci anni fa e che difficilmente si riuscirà a fermare. Bisogna abituarsi e mettersi a disposizione. Noi commercianti, in più, abbiamo questa opportunità. Non capisco perché non accettarla”. Un entusiasmo che però non deve far abbassare la guardia nei confronti di quanti, come è stato rivelato da alcune indagini giudiziarie, hanno lucrato senza scrupoli sulle spalle degli immigrati. Cioè dei più poveri.

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