Sull’Expo e su Milano sguardo antipatizzante dei giornali europei

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Maria Chiara Biagioni
Peccato… L’Esposizione universale di Milano è un’occasione straordinaria e irripetibile per un Paese che ha disperato bisogno di ricominciare a volare alto ma la sua inaugurazione è miseramente affondata sui giornali di mezza Europa tra le cronache e le immagini di una città messa a ferro e fuoco dai manifestanti. Il 1° maggio doveva essere una giornata importante per mostrare ai nostri partner europei che siamo capaci di essere operosi, innovativi, all’avanguardia e invece i titoli dei quotidiani europei sono stati impietosi. Ovunque si giri, a imperversare sono le parole: violenza, scontri, caos, manifestazioni. Parole tradotte in tutte le lingue, dall’inglese al tedesco allo spagnolo, ma tutte utilizzate per comunicare lo stesso concetto. Mai l’Europa del giornalismo è stata così unita. Da giorni gli inviati dei maggiori quotidiani europei stavano osservando la città verificando con dovizie di particolari lo stato dei lavori in un cantiere “all’italiana” che ha lasciato con il fiato sospeso fino all’ultimo. E mentre il giovane premier italiano al taglio del nastro gridava vittoria, in Europa i media hanno fatto orecchio da mercante alla Turandot andata in scena alla Scala preferendo rilanciare l’eco dei lacrimogeni, il fumo degli scontri, le voci e le grida di polizia e giovani manifestanti.Ecco qualche titolo. Le Monde: “Rabbia dei no Expo contro l’Esposizione universale a Milano” (“Les No Expo en colère contre l’Exposition universelle à Milan”); The Guardian: “La violenza oscura l’inizio dell’Expo di Milano” (“Violence overshadows start of Milan Expo”); Die Welt, “Caos a Milano” (“Chaos in Mailand”). Nel fare la cronaca della giornata Le Monde spiega ai suoi lettori che i manifestanti sono scesi per strada per esprimere la loro contrarietà contro gli “sprechi di denaro pubblico” e il ricorso di lavoratori precari e volontari. Parla di 30mila persone scese per strada ma aggiunge subito: “Una cifra difficile da confermare nella misura in cui la polizia italiana non dà mai stime precise”. Le Figaro affonda ancor più il coltello nella piaga e racconta che “qualche ora dopo l’inaugurazione in gran pompa magna del capo del governo Matteo Renzi”, a Milano cominciavano le manifestazioni. E giù con la descrizione degli slogan con in testa lo stereotipo “Expo-Mafia” evidentemente tanto amato dagli europei.

È il quotidiano britannico The Guardian ad andarci giù duro più di tutti. Nel descrivere il discorso del premier Renzi utilizza l’avverbio “bullishly” che forse non ha bisogno di essere tradotto. “Hanno detto che non ce l’avremo mai fatta e invece oggi l’Expo è una realtà”. Peccato che subito dopo aver riportato in virgolettato la dichiarazione del nostro primo ministro, The Guardian fa la conta di tutto ciò che non va a partire dalle lamentele degli espositori. Ed è qui che si apre il capitolo, o meglio il paragrafo, dell’articolo più doloroso. E cioè la denuncia – riportata anche dal quotidiano belga La Libre – degli espositori belgi che non sono riusciti ad offrire birra e patatine fritte, fiore all’occhiello della loro gastronomia. La merce è stata bloccata in un deposito lontano 500 metri per motivi di sicurezza e in attesa di essere controllata. Ma il Belgio non è l’unico caso di mal-Italia. Ci sono anche gli espositori del Bangladesh che non sono riusciti ad aprire il loro padiglione perché lo staff non è riuscito ancora ad ottenere dalle autorità italiane il visto. E un funzionario del padiglione irlandese conferma: “Problemi? Solo un po’. Nulla però a che vedere con l’accreditamento che qui è stato un incubo”. Anche il tedesco Die Welt elenca tutti i disagi e non si fa sfuggire nulla: dai cannoni di acqua sparati contro i manifestanti al gruppo di hacker che hanno paralizzato il sito web dell’expo per un paio d’ore. Ovviamente il quotidiano sottolinea che “molti padiglioni stanno ancora lavorando e sono stati costruiti negli ultimi minuti prima dell’apertura”. E alla fine si vanta del fatto che “il padiglione tedesco è uno dei più grandi” e che la Germania si presenterà come Paese della “innovazione” e con una varietà di “cibo sostenibile” e specialità tedesche.

Ma c’è davvero poco di cui vantarsi in questa Europa che, da Nord e Sud, è attraversata dagli stessi malcontenti e problemi di coesione sociale. Da questo punto di vista, è stato un weekend di fuoco per tutti. Manifestazioni per un lavoro degno e contro le politiche dell’austerity si sono svolte dalla Germania alla Spagna e per la loro forza di partecipazione hanno conquistato le prime pagine dei quotidiani. In Francia il corteo del primo maggio del Front National è stato rovinosamente attaccato dal gruppo delle Femen. In Germania, una cinquantina di neonazisti ha preso di mira una manifestazione del sindacato per il primo maggio nella città tedesca di Weimer. E per fortuna che in Inghilterra è nata la Royal baby. Ma i fiocchi rosa servono a poco. Passano velocemente. Non così le polemiche e gli inutili pregiudizi.

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