“Pillole di vita” Pastori “drone” o pastori che camminano insieme alle pecore?

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20140808 - Alessio Rubicini - Campo Giovanissimi Carpegna 2014 (2291)Domenica 26 aprile (anziché sabato), alle ore 16.30, presso il Monastero si terrà l’incontro mensile di Spiritualità Francescana, guidato da P. Giancarlo Corsini.

DIOCESI – Lectio delle Sorelle Clarisse del Monastero Santa Speranza sulle letture di domenica 19 Aprile.

Leggo sul giornale un articolo curioso dove si parla del fatto che presto il lavoro dei pastori potrebbe essere modernizzato grazie all’utilizzo dei droni intelligenti, in grado di sorvegliare le grosse greggi e di guidarle attraverso i pascoli, svolgendo il ruolo che attualmente spetta ai cani e facilitando il lavoro stesso del pastore che, un domani, potrebbe tranquillamente restare nell’ovile e guidare questi congegni via satellite, con un semplice PC.
Il pastore, questa figura così cara e così piena di significato nella storia dei popoli antichi e in particolare del popolo di Dio, già sconosciuta alla maggior parte dei nostri bambini, sta per scomparire completamente dalla nostra cultura post-moderna?

Eppure, incontrando le persone, o guardando certi fatti di cronaca, e osservando lo smarrimento dipinto sul volto di tanti uomini e donne cercano di restare a galla in una realtà da cui si sentono travolti, viene in mente quello che l’evangelista Marco dice di Gesù nell’episodio della prima moltiplicazione dei pani (6,34): «sceso dalla barca, egli vide una grande folla ed ebbe compassione di loro, perché erano come “pecore senza pastore”». Questa domenica, dalle pagine del vangelo di Giovanni (10,11-18), Gesù ci rincuora con la sua Parola che non passa: «Io sono il buon pastore … e do la mia vita per le pecore». Sì, c’è un Dio che ci ama e ci chiama ad essere suoi figli, «figli di Dio, e lo siamo realmente», dice la II^ lettura (1Gv 3,1-2), un Dio che offre continuamente la sua vita perché anche noi possiamo uscire dai recinti isolati e isolanti delle nostre paure e possiamo camminare, insieme a coloro che non sono del nostro “recinto”, sicuri, custoditi, sfamati, difesi e guidati verso la pienezza della vita dall’unico pastore, il Signore Gesù. Egli, dice l’apostolo Pietro nella I^ lettura (At 4,8-12), è «la pietra», che è stata scartata dai costruttori, cioè da coloro che si illudono di essere gli artefici della storia di questo nostro mondo perché detengono il potere economico o politico, i quali non sono altro che mercenari ai quali non importa nulla delle pecore, perché esse sono per loro occasione di guadagno, merce di scambio o, ancora, carne da macello.

Ma questa pietra, continua l’apostolo, è divenuta la «pietra d’angolo», il solo «nome dato agli uomini, nel quale è stabilito che noi siamo salvati». Il mondo non ha bisogno di “droni intelligenti”, ma ha bisogno del calore e dell’amore del gregge di Dio, che segue il suo Pastore fuori dal recinto e si unisce con la voce e con la vita stessa al canto del salmista: «Rendete grazie al Signore perché è buono, perché il suo amore è per sempre … è meglio rifugiarsi nel Signore che confidare nei potenti … Ti rendo grazie, perché mi hai risposto, perché sei stato la mia salvezza … Questo è stato fatto dal Signore: una meraviglia ai nostri occhi» (Sal 117).

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